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Centro Santa Chiara, polemiche sulle nomine. Luca Zeni: "Ancora una volta si dimostra l’incompetenza tecnica della Giunta provinciale''

Il consigliere del Partito Democratico punta il dito contro i nomi fatti girare in questi giorni: "La sua componente di maggioranza preferisce ormai evidentemente la fedeltà di bandiera alla competenza ed alla preparazione specifica, alla faccia della meritocrazia"

Pubblicato il - 12 ottobre 2019 - 15:21

TRENTO. “E' evidente che l’antico criterio pensato per privilegiare gli 'amici' e gli 'amici degli amici' e quant’altri passeggiano e vivacchiano nell’atrio della politica è stato adottato in pieno da questa Giunta provinciale. La sua componente di maggioranza preferisce ormai evidentemente la fedeltà di bandiera alla competenza ed alla preparazione specifica, alla faccia della meritocrazia della quale tanto ciancia il leghismo nostrano”. Questa la dura presa di posizione del consigliere provinciale del Partito Democratico, Luca Zeni in merito al rinnovo delle cariche del consiglio di amministrazione del Centro Santa Chiara. Una polemica che va avanti da ormai diverso tempo e che riguarda alcuni nomi usciti sulla stampa.

 

I nomi che sono girati in queste settimane vanno da Lucio Gardin ma poi è comparso il nome anche di Agostino Carollo oppure quelli di Sandra Mattuella, Daniele Lazzeri e Waimer Perinelli per il consiglio di amministrazione. Sulle nomine l'assessore Mirko Bisesti ha deciso per il momento di non fare commenti. L'intenzione è quella di portare la scelte in Giunta le prossime settimane. 

 

Zeni nell'interrogazione spiega che se in un primo momento questi nomi “potrebbero trattarsi delle solite indiscrezioni, sono poi gli stessi interessati a confermare la loro disponibilità a ricoprire ruoli apicali, rivelando al contempo il proprio collateralismo alla Lega salvinista, la quale, a sua volta, pare intenzionata ad 'occupare' tutte le posizioni di 'sottogoverno' senza lasciare nemmeno le briciole ai suoi silenti e sottomessi alleati di coalizione”.

 

Il consigliere del Pd punta poi il dito su chi andrebbe a guidare l'ente perché parrebbe “molto vicino alle posizioni di Casa Pound, avendo perfino partecipato, in qualità di relatore, ad iniziative della stessa”.

 

I nomi hanno poi fatto scattare da parte degli interessati alcune considerazioni sulla stampa che sono anch'esse finite nel mirino di Zeni. “Come quelle relative alla necessità di aprire alle periferie dimenticando che proprio per garantire servizi culturali di qualità alle periferie opera da oltre trent’anni un apposito ente – ovvero il Coordinamento Teatrale Trentino, costituito dai Comuni che fanno attività di spettacolo dal vivo – con ampia e dichiarata soddisfazione dei territori e dei Comuni che utilizzano i servizi erogati da tale organismo. Oppure ancora qualcuno afferma che il suo impegno sarà quello di far lavorare gli artisti locali – nel rispetto del 'vangelo' salvinian-fugattista riassunto nell’ormai celebre slogan del 'prima i trentini' - senza peraltro rammentare anzitutto come fra i compiti del Centro Sevizi culturali 'S. Chiara' non rientri affatto l’attività di collocazione dei lavoratori dello spettacolo, né tanto mano la promozione degli stessi e senza

ricordare inoltre che per i professionisti locali del palcoscenico per alcuni anni si è addirittura dato corpo ad una 'compagnia regionale', che ha allestito e rappresentato con successo alcuni interessanti titoli”.

 

Il Centro Servizi culturali “S. Chiara” nasce nella seconda metà degli anni ottanta del secolo scorso, con la norma istitutiva della legge provinciale n. 37 del 18 novembre 1988 che lo individua come ente pubblico economico e le sue attività vengono poi ulteriormente disciplinate con la legge provinciale 15 del 3 ottobre 2007 ed i relativi regolamenti attuativi. “Proprio l’articolo 22 di quest'ultima legge – spiega Zeni - stabilisce la natura pubblica dell’ente economico; definisce

gli organi del Centro, fra i quali non figura nessun riferimento ad eventuali 'direzioni artistiche' e delinea i compiti dell’ente, fra i quali non esiste alcun riferimento alla promozione degli artisti locali, rimandando poi la disciplina specifica ad un apposito regolamento che viene quindi emanato con Decreto del Presidente della Provincia”.

 

I compiti che vengono definiti del Centro Santa Chiara sono: organizzare iniziative, anche per quanto riguarda la produzione teatrale,musicale, cinematografica e audiovisuale; realizzare manifestazioni ed iniziative promosse da soggetti pubblici e privati,comprese le iniziative culturali di rilevanza provinciale richieste dalla Provincia; fornire i servizi culturali di rilievo provinciale e assicura i necessari supporti organizzativi per la realizzazione del “Trento Film Festival”.

 

Chi avrà il compito di gestire una simile struttura, considerando anche la notevole dotazione di pensionale – ha spiegato ancora Zeni – dovrebbe avere qualche minima competenza di natura gestionale ed amministrativa e conoscenze generali in materia di governo di enti pubblici economici, per evitare errori amministrativi o addirittura reati, pur senza volontà dolosa, come peraltro già è accaduto nella storia del Centro stesso”.

 

Duro attacco poi infine alla Giunta. “Ciò che colpisce infatti del complessivo atteggiamento dei responsabili politici provinciali del settore è la palese ignoranza, nel senso proprio del termine 'ignorare' cioè non conoscere, degli strumenti amministrativi e legislativi che manovrano con tanta scioltezza. Infatti, l’Assessore competente e con lui l’intera Giunta di conseguenza non ha mai letto il regolamento attuativo delle norme di governo del Centro, perché se lo avesse fatto si sarebbe accorto dell’obbligo normativo di nominare esperti/manager dei settore pubblico o privato nei delicati settori della gestione delle risorse umane, di organizzazione dello spettacolo e del controllo di gestione, ma anche della possibilità di sistemare tutti i suoi 'prescelti' nel Comitato di Indirizzo previsto dall’articolo 6 e normato dall’articolo 11 del regolamento, senza immaginare figure e ruoli giuridicamente inesistenti e la cui attivazione comporterebbe comunque un iter legislativo specifico, anziché ipotesi di nomina fatte a casaccio”.

 

Qui l'interrogazione del consigliere Luca Zeni

 

 

 

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