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Dai saluti romani ai bacetti al Duce passando per i travestimenti da Ss, quando la politica trentina strizza l'occhio all'estrema destra

Dal ritorno di Carlo Pedergnana al sindaco di Castello Molina di Fiemme. Vengono spesso derubricate a goliardate, scherzi, errori di gioventù. Ma siamo sicuri che su certe cose sia davvero il caso di ridere? Stiamo parlando di saluti romani, bacetti al busto del Duce, tatuaggi con svastiche e fasci littori esposti con orgoglio in casa

Di Luca Pianesi - 22 marzo 2019 - 05:01

TRENTO. Vengono spesso derubricate a goliardate, scherzi, errori di gioventù. Ma siamo sicuri che su certe cose sia davvero il caso di ridere? Stiamo parlando di saluti romani, bacetti al busto del Duce, tatuaggi con svastichefasci littori esposti con orgoglio nella propria casa, travestimenti con giubbotti delle Ss e canzoncine inneggianti alla Wehrmacht. Stiamo parlando della politica trentina e delle strizzate d'occhio che negli ultimi anni sono state fatte a un passato triste e inglorioso del nostro Paese fatto di privazioni e di diritti violati, di sopraffazioni e sconfitte umilianti, di incapacità e tanta, troppa violenza. 

 

 

E il ritorno sulla scena politica di Carlo Pedergnana, che oggi è uno dei tre candidati alla presidenza del Partito autonomista trentino, non può non riportare alla mente quel che accadde esattamente tre anni fa quando, appena eletto proprio alla presidenza delle Stelle Alpine, erano emerse le foto di lui che baciava un'immagine del Duce e faceva, fiero e contento, il saluto romano. Lui aveva spiegato che si era trattato di una goliardata, uno scherzo da caneva che risaliva ai tempi in cui militava in Alleanza Nazionale (storico partito della destra nazionalista italiana quanto mai lontano dai principi autonomisti di Andreas Hofer). Un gesto che gli era costato, nel 2016, la carica di presidente ma che oggi, evidentemente sembra superato in casa Patt che è pronto a riproporlo come fosse niente. 

 

Una riproposizione che, a questo punto, riabilita anche Marika Poletti dimessasi poche settimane fa dalla carica di responsabile di gabinetto dell'assessore provinciale Gottardi per una foto che la ritraeva con una svastica tatuata sul polpaccio e per un video dove lei cantava una canzone sulla Wehrmacht. Perché se vale la logica del ''è una cosa vecchia allora non conta più'' deve valere per tutti, anche per l'ex di Fratelli d'Italia, ora Civica Trentina, ed ex militante, proprio di Alleanza Nazionale. 

 

 

Proprio Poletti era stata una delle prime a commentare il post dell'ex sindaco di Borgo Valsugana Fabio Dalledonne che aveva esibito un fascio littorio appeso nella sua casa pubblicandolo su Instagram con selfie e frase: "In alto a destra... per chi guarda". Lui si era difeso spiegando che quello era il simbolo di San Gallo in Svizzera, una difesa simile a quella di Poletti per la svastica (che sarebbe stata una runa). Quei simboli in Italia hanno un preciso significato e se un politico li mostra orgoglioso c'è ben poco da spiegare. 

 

 

Un saluto romano era ''scappato'' anche al sindaco di Avio Federico Secchi durante il funerale di Stelio Libardi storica figura della destra trentina ed ex combattente della Repubblica di Salò. Secchi aveva fatto discutere anche per la sua vicinanza al movimento di estrema destra Casa Pound i cui militanti non fanno mistero di essere dichiaratamente neo fascisti come tra l'altro palesato da uno dei loro leader regionali, Andrea Bonazza, che tre anni fa si era presentato in consiglio comunale, a Bolzano, con una felpa delle Charlemagne una divisione delle Waffen SS formata da volontari francesi (gli ultimi a difendere il bunker di Hitler sul finire della guerra). 

 

 

L'ultimo caso, in ordine di tempo, è accaduto domenica 3 marzo. Il sindaco di Castello-Molina di Fiemme Marco Larger si è presentato alla festa di carnevale vestito con un giaccone con il simbolo delle Ss in bella mostra sul bavero. Un'immagine che a qualche suo concittadino a fatto storcere, non poco, il naso, visto che proprio nelle sue zone, tra Ziano, Stramentizzo e Molina di Fiemme, ci furono le ultime, terribili, stragi naziste compiute in Italia tra il 2 e il 4 maggio 1945 da parte proprio delle Ss. Ad essere trucidate furono 45 persone e vennero bruciate molte abitazioni.

 

 

Il sindaco Larger, raggiunto al telefono da ilDolomiti, ha spiegato che indossava effettivamente quel giaccone ma in testa aveva un colbacco sovietico, sotto era in giacca e cravatta mentre sopra portava una medaglia sportiva. Il suo intento era quello di rappresentare le contraddizioni della vita. Una maschera, probabilmente, anche riuscita se indossata da un privato cittadino. 

 

Ma da un politico? Da una persona che si candida a rappresentare la comunità ci si può aspettare qualcosa di più di una goliardata con saluto romano, di un bacio a un'immagine di Mussolini o almeno una maschera da Zorro a carnevale?

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