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Indagine sulla Generazione Z: tra gli studenti trentini rimane alto il pregiudizio etnico. Bisesti:''Approfondiremo il tema''

Nello studio diretto da Iprase la fotografia degli adolescenti nati dopo il 2000. Aperti al cambiamento e interconnessi, meno credenti anche se legati ai valori. E quel dato sul pregiudizio che nello studio viene definito "elevato" e maggiore che nel resto del Nord Italia

Il direttore di Iprase Luciano Covi e l'assessore all'Istruzione Mirko Bisesti
Di Donatello Baldo - 31 gennaio 2019 - 20:17

TRENTO. Sono meno delle precedenti generazioni a causa del calo demografico, ma sono molto più consapevoli, aperti al cambiamento e connessi tra loro. A differenza della generazione Y e dei Millenials, quelli della generazione Z - nati dopo il 2000 - sono soprattutto interconnessi

 

Costituiscono la quasi totalità degli studenti che oggi frequentano gli istituti superiori e sono i soggetti attivi di una ricerca promossa e sostenuta dall'Assessorato all'Istruzione e realizzata da Iprase, inserita in un progetto nazionale in collaborazione con l'Istituto Toniolo di Milano.

 

L'indagine ha scandagliato la loro vita all'interno degli istituti scolastici ma anche in famiglia, i loro valori di riferimento, le abitudini e le relazioni. Ne è emerso un quadro d'insieme positivo, una generazione che ammette di stare tendenzialmente bene, di essere tendenzialmente ottimista. Una ricerca che ha preso in considerazione un campione di 1.600 studenti suddivisi per tipologia di istituto e per area geografica.

 

Adolescenti in salute, maggiormente propensi al cambiamento che al conservatorismo, anche se risultano legati ai valori tradizionali. Sono però poco 'religiosi': solo il 50% si definisce cattolico, il 5% musulmano, il 3.7% cristiano non cattolico e meno dell'1% ebreo. Si dichiara ateo o agnostico il 13,6% e il 27% non si identifica e non risponde.

 

Nota dolente la stima del pregiudizio etnico, che permane ancora a livelli elevati tra gli adolescenti trentini. Soprattutto i maschi riportano medie più alte, sia per quanto riguarda il pregiudizio 'classico' (il contrasto ostile nei confronti di specifici gruppo di minoranze) e quello 'moderno' (quello politicamente corretto ma che comunque nasconde un pregiudizio dissimulato e 'accettabile' dal contesto sociale).

 

Nell'analisi della diffusione del pregiudizio, oltre alla differenza genere si evidenzia come siano le scuole professionali ad avere medie più elevate, con gli studenti dei licei che invece risultano avere meno pregiudizi. Medie che comunque sono più elevate dei colleghi del Nord Italia. Un dato significativo che è stato fatto notare anche all'assessore Mirko Bisesti, che assieme al direttore di Iprase Luciano Covi ha presentato la pubblicazione.

 

"Il dato fra i diversi tipi di istituto fa effettivamente riflettere - ha spiegato Bisesti - e per questo sarà opportuno andare ad analizzare puntualmente l'analisi che è stata fatta . Di concerto con le scuole professionali, si potrà pensare ad integrazioni didattiche e a sensibilizzazioni specifiche sul tema".

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