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“Senza nuovi contributi diversi centri per le tossicodipendenze rischiano la chiusura”, l’appello di Coppola e Ghezzi alla Pat

I consiglieri provinciali di Futura lanciano l’allarme: “Mancano i fondi così  centri e associazioni non potranno continuare a fornire i servizi, la Pat deve prendere in considerazione l’ipotesi di stanziare il sussidio straordinari e implementare i servizi”

Di Tiziano Grottolo - 01 dicembre 2019 - 17:11

TRENTO.  “Aumentare gli aiuti alle associazioni che quotidianamente si occupano di tossicodipendenze” a chiederlo sono i consiglieri provinciali di Futura 2018, Lucia Coppola e Paolo Ghezzi, tramite un’interrogazione. “Il consumo di droghe è un fenomeno in continua crescita e quel che più preoccupa è l’approccio sempre più prematuro alle droghe” questa in estrema sintesi la premessa sulla quale si fonda l’intervento dei due consiglieri di Futura.

 

Sul mercato infatti si possono trovare una miriade di stupefacenti, dalla cocaina all’eroina, due fra le sostanze più diffuse, ma anche le nuove droghe sintetiche che come le altre possono creare gravi danni all’organismo dei consumatori fino, in casi estremi, portare alla morte.

 

Come sottolineato dagli stessi consiglieri sono diverse le strategie e i progetti messi in atto in questi anni per frenare questo "drammatico fenomeno", fra i tanti vale la pena citare il cosiddetto drop-in (dall'inglese piccola sosta). Approccio che si muove nell’ambito delle strategie volte al contatto con consumatori di sostanze psicoattive legali e illegali (alcool e droghe). A queste persone vengono offerte prestazioni e strumenti per abbattere i rischi igienico-sanitari connessi all’uso di stupefacenti. Si tratta di un luogo intermedio tra i servizi e la strada, uno spazio di tregua dove le persone con problemi di dipendenza, ma non solo, trovano un punto di accoglienza e ristoro.

 

“A Bolzano è attivo 'Binario 7' gestito dalla Caritas Diocesi di Bolzano-Bressanone su incarico dell'Azienda dei servizi sociali di Bolzano – spiegano Coppola e Ghezzi – l'obiettivo del servizio è quello di raggiungere, attraverso metodi di ‘Riduzione Del Danno’ i consumatori di sostanze stupefacenti che non vengono raggiunti o si sottopongono a metodi tradizionali”. In questi spazi i consumatori ricevono consigli in materia di prevenzione come profilassi per le malattie infettive tipo l’Hiv, epatite e altre, inoltre offrono riparo e quiete in modo che l'utente possa trovare normalità e contatti sociali al fine di accompagnare e stabilizzare la situazione di crisi e aiuto nel reinserimento sociale.

 

Anche la Provincia di Trento finanzia diversi progetti che mirano alla prevenzione e al recupero degli stati di dipendenza: “Ci sono associazioni e realtà locali di volontariato che quotidianamente lavorano nei loro centri, ma anche direttamente sulla strada, per portare aiuto alle persone con problematiche legate all’uso di droghe e altre dipendenze”. Queste associazioni operano tra mille difficoltà e giustamente chiedono ulteriore aiuto e sostegno economico per operare al meglio delle loro possibilità. I servizi che si occupano di tossicodipendenza infatti, si trovano a dover rispondere a una serie di bisogni complessi: educare, prevenire, contenere, accogliere, curare e recuperare. Le richieste d’aiuto sono sempre tante ma i fondi pochi e quasi mai sufficienti a coprire tutti i costi.

 

Solo per fare un esempio, si può citare il caso dell’Associazione Famiglie Tossicodipendenti (che lo scorso anno subì pure un’intimidazione, QUI articolo), a rischio chiusura per mancanza di fondi. L’Associazione attiva da 38 anni garantisce l’accoglienza diurna, una ventina di posti letto distribuiti in quattro appartamenti e dal 2013 il Punto Donna che accoglie una settantina di ragazze che lì trovano uno spazio di ascolto e condivisione.

 

“L’Aft svolge un servizio convenzionato con il Servizio provinciale politiche sociali e abitative, che assegna annualmente 146 mila euro”, ricordano Coppola e Ghezzi. Il fatto è che con questa cifra si devono coprire tutti i costi, dai dipendenti, ai centri diurni, al servizio residenziale e allo spazio donna. Nel 2018 la Provincia aveva offerto un sussidio straordinario del 20 per cento in più anche per permettere l’accreditamento dei servizi nell’ambito della riforma del settore. “Quest’anno pare che il 20 per cento in più non sarà assegnato – accusano i due consiglierei provinciali – già lo scorso anno la somma percepita non era riuscita a coprire tutti i costi e quindi l’associazione chiede maggiori risorse per non dover chiudere”.

 

Di qui la necessità di implementare i finanziamenti per tutte quelle associazioni e realtà di volontariato che si battono ogni giorno per aiutare le tante persone in difficoltà, permettendo di rafforzare e implementare i servizi da offrire a tutti coloro che convivono con la piaga della tossicodipendenza.

 

Da queste considerazioni i due consiglieri di Futura chiedono se la Giunta intenda sostenere, impegnando maggiori risorse economiche, l’attività dell’Associazione famiglie tossicodipendenti e quella svolte da tutti i soggetti che operano nel campo dei servizi di prevenzione e assistenza alle persone affette da problematiche legate all’uso di droghe e tossicodipendenza, in modo da favorire un’attività più capillare ed efficace. Ma anche se si ritiene utile attivare le così dette Drop In, aree dove alle persone vengono offerte prestazioni e strumenti per abbattere i rischi igienico-sanitari connessi all’uso di stupefacenti, e dove le stesse possano trovare un punto di accoglienza e ristoro.

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