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Coronavirus in Trentino, i medici: ''Il piano emergenza non funziona, serve un cambio di strategia e autocritica: si rischia il collasso del sistema sanitario''

Il quadro epidemiologico sul territorio provinciale resta molto difficile. L'Ordine dei medici chiede un cambio di passo alla politica e un maggior supporto da parte della popolazione. Marco Ioppi: "Ai cittadini chiediamo di essere responsabili. Negli ospedali e nelle case di riposo la situazione è tragica"

Di Luca Andreazza - 19 December 2020 - 19:27

TRENTO. "Il sistema sanitario del Trentino rischia il collasso: i medici sono stremati, il tasso di ospedalizzazione resta alto e i posti in terapia intensiva sono sull'orlo della saturazione". Così Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici, che aggiunge: "L'influenza stagionale è inoltre destinata a aumentare ulteriormente la pressione sugli operatori da mesi impegnati per fronteggiare l'epidemia Covid-19. E' necessario intervenire in due direzioni; la prima è che chiediamo alla cittadinanza maggiore responsabilità: un comportamento quanto più possibile virtuoso, maturo e responsabile. Poi serve un cambio di strategia della Provincia: l'attuale piano d'emergenza non funziona".

 

La situazione epidemiologica sul territorio provinciale resta molto difficile. La curva del contagio appare ancora alta, il livello delle ospedalizzazioni e quello delle rianimazioni sono un'allerta segnalata anche nei report dell'Istituto superiore di sanità, mentre si avvicinano le festività, un periodo che si configura come un momento di forte stress per le azioni preventive, anche a fronte di limitazioni e restrizioni imposte nell'ultimo Decreto del presidente del Consiglio dei ministri.

 

Nella prima ondata, caratterizzata dal lockdown in primavera, le rianimazioni sono state portate a 90 posti letto, quindi c'è ancora possibilità di ricavare ulteriori spazi per eventualmente fronteggiare il fabbisogno. Oggi il contagio fatica a scendere perché le misure sono meno drastiche rispetto a qualche mese fa e le rimodulazioni dei servizi sono in costante aggiornamento. 

 

"Le cure dei casi Covid sono solo la punta dell'iceberg - aggiunge Ioppi - ci sono poi i pazienti cronici, oncologici e cardiochirurgici, le urgenze. Il sistema è sotto pressione: il personale si trova in estrema difficoltà in tutti i comparti a livello fisico, così come psicologico. Ci sono anche tutte le altre patologie e per questo sarebbe servita una programmazione più attenta e puntuale durante la tregua estiva. Gli operatori si adattano, però c'è molta angoscia e paura; c'è un carico di lavoro importante mentre ogni paziente presenta i proprio problemi e la propria emotività, soprattutto se si sente trascurata oppure un intervento programmato viene posticipato dopo tanta attesa".

 

I medici e gli infermieri (Qui video) continuano a mostrarsi parte attiva in questa complicata epidemia, soprattutto per stimolare le autorità a intraprendere, pur nella difficoltà del contesto, le soluzioni più idonee. "Sono provati dopo mesi in trincea. E dispiace - prosegue il numero uno dei medici - il senso di abbandono che percepiscono anche da parte della popolazione. Negli ospedali e nelle case di riposo, la realtà è totalmente tragica mentre le persone pensano a shopping e impianti aperti. Sono legittime le aspirazioni e la voglia di maggiore libertà, ma non si devono dimenticare gli sforzi di donne e uomini in prima linea che rischiano per primi la propria vita. Per questo chiediamo un maggior senso di responsabilità alla cittadinanza per comportamenti più virtuosi".

 

Non manca una richiesta alla politica. "E' necessario cambiare il piano d'emergenza, anticipare risposte e contromisure. Ogni decisione ritardata - evidenzia Ioppi - comporta un aumento della trasmissione del coronavirus. L'arrivo del vaccino è fondamentale ma ci vuole tempo, ci aspettano purtroppo ancora mesi complicati e delicati. Per questo serve una maggiore consapevolezza della situazione epidemiologica del Trentino. Forse sarebbe necessaria un po' di autocritica da parte dei tecnici. E poi predisporre rapidamente un efficace piano di emergenza, aumentare temporaneamente i posti letto nelle terapie intensive, provvedere una costante e programmata sorveglianza del personale sanitario, adeguare il personale all’aumento delle necessità anche con assunzioni temporanee di giovani medici sul  territorio. Identificare e organizzare strutture idonee non ospedaliere adatte ad ospitare positivi asintomatici che non possono essere isolati a domicilio; migliorare la comunicazione con i cittadini, potenziando l’organizzazione della “centrale Covid”. Offrire alle persone informazioni chiare e corrette con dati certi. Reperire e organizzare tempestivamente il personale per iniziare appena possibile la vaccinazione anti Covid". 

E il mondo dei medici lancia un nuovo simbolo, il bastone di Asclepio che sconfigge Covid-19. Un marchio però listato a lutto. "Per ricordare le numerose vittime causate dall'epidemia, compreso le nostre unità. In questo momento di estrema difficoltà è importante restare uniti e che ognuno faccia la propria parte, dalle istituzioni naturalmente ai singoli cittadini. Noi cerchiamo di fare la nostra parte, anche per la campagna di vaccinazione, ma non siamo mai stati convocati ai tavoli ufficiali in questa emergenza", conclude Ioppi.

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