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Coronavirus, l'allarme dei medici: ''Siamo sull'orlo della saturazione dei posti letto negli ospedali. Non ci sono solo pazienti Covid e le rianimazioni sono quasi piene''

Il Trentino mostra i valori più alti d’Italia per quanto riguarda ospedalizzazioni e terapie intensive. Adesso ci sono 68 posti letto in rianimazione e si era arrivati a 90 nella prima ondata. Marco Scillieri (segretario provinciale di Anaao Assomed): "In primavera il lockdown ha azzerato gli incidenti traumatici, adesso si devono gestire più casi. Serve ancora tanto senso di responsabilità"

Di Luca Andreazza - 15 dicembre 2020 - 05:01

TRENTO. Le ospedalizzazioni sono a livello di guardia. Le terapie intensive accolgono, purtroppo, più persone che hanno contratto il coronavirus e che necessitano di assistenza. I reparti si riorganizzano quasi continuamente. E non ci sono solo i pazienti Covid. La situazione per il sistema sanitario è complessa, la pressione è alta (Qui articolo). 

 

Basti pensare che sabato scorso sono stati segnalati 44 pazienti in terapia intensiva per coronavirus, ma si devono aggiungere altre 13 persone non Covid. Nella giornata di ieri i ricoverati in rianimazione sono saliti a 53 e così ci si avvicina a 70 letti occupati. Un quadro complesso emerso anche a metà novembre, quando si è disposta una rimodulazione importante del sistema per affrontare la seconda ondata (Qui articolo).

 

"La situazione forse è ulteriormente peggiorata. Una conferma che il sistema sanitario è molto sotto pressione". Queste le parole di Marco Scillieri, segretario provinciale dell'Anaao Assomed-associazione dei medici dirigenti e che rientra nella direzione medica ospedaliera all'ospedale Santa Chiara di Trento, che aggiunge: "Naturalmente non ci sono solo i pazienti Covid, ma anche quelli non Covid. Negli scorsi giorni è stato complicato trovare un posto letto per una persona con un grave scompenso diabetico".

 

La situazione epidemiologica in Trentino è difficile. La curva del contagio appare ancora alta, il livello delle ospedalizzazioni e quello delle rianimazioni sono un'allerta segnalata anche nel report dell'Istituto superiore di sanità (Qui articolo). Un quadro tra terapie intensive e alta intensità che preoccupa anche le autorità trentine (Qui articolo). Si aggiunge poi il significativo numero di casi tra gli over 70 ormai stabilmente alto, fascia particolarmente a rischio (Qui articolo). Oltre il dato purtroppo molto importante relativo ai decessi, 376 morti in questa seconda ondata, complessivamente 846 vittime da inizio epidemia e un incremento della mortalità del +17% in generale nel corso del 2020. 

 

Ci sono stati un paio di giorni di calo dei pazienti e il dato di sabato 12 dicembre era di 447 persone in ospedale per Covid: 342 tra i reparti di malattie infettive, medicina interna e pneumologia, geriatria e in quelli chirurgici riconvertiti, compreso 44 in terapia intensiva e 61 in alta intensità.

 

"In tutta la provincia c'erano 30-40 posti letto in rianimazione prima dell'emergenza - dice Scillieri - sono stati portati ora a 68 unità. L'occupazione sabato era di 57 posti letto occupati, 44 destinati a Covid. Il tasso di occupazione si attesta tra l'80% e il 90%. Il reparto di sub intensiva, dove si trovano i pazienti non intubati, è pieno: i 65 posti sono occupati".

 

Dopo una "breve pausa" con un calo di pazienti, la situazione è però nuovamente peggiorata. In queste ore si è passati a 476 cittadini ricoverati: 366 nei normali reparti, 53 in rianimazione e 57 in alta intensità. "Gli ospedali sono sotto pressione, siamo vicini all'orlo. Le attività differibili vengono spostate e numerose sezioni, come chirurgia, sono state riconvertite per contrastare questa seconda ondata. La riorganizzazione - evidenzia il segretario di Anaao Assomed - comporta naturalmente ulteriore stress: geriatria è diventata un reparto Covid e i 16 malati sono stati spostati o trasferiti, un medico deve andare avanti e indietro come una trottola per seguire tutto".

 

I dati evidenziano che il Trentino mostra i valori più alti d’Italia per quanto riguarda ospedalizzazioni e terapie intensive. Nella prima ondata, caratterizzata dal lockdown in primavera, le rianimazioni sono state portate a 90 posti letto, quindi c'è ancora possibilità di ricavare ulteriori spazi per eventualmente fronteggiare il fabbisogno. La curva del contagio attualmente è in discesa, ma fatica perché le misure sono meno drastiche rispetto a qualche mese fa.

 

"In primavera però la serrata ha praticamente azzerato quasi tutti gli incidenti traumatici, come quelli stradali oppure in montagna. Ora la situazione è diversa - spiega Scillieri - perché il coronavirus circola e comunque le attività proseguono, quindi ci sono più casistiche da affrontare. Se un paziente necessita di un passaggio in terapia intensiva bisogna trovare un posto, si inizia a far fatica perché c'è la possibilità di saturazione. La coperta è corta: se si riconvertono reparti, si deve rinunciare a qualcosa".

 

Tutti i fronti sono impegnati in questa epidemia. Sono molti i cittadini fortunatamente pauci-sintomatici e quindi vengono seguiti a casa dal medico di medicina generale e dalle unità Usca; altrimenti direttamente in Rsa. Ci sono inoltre le convenzioni con alcune strutture private. Il coronavirus è riuscito a entrare anche nel reparto di oncologia e questo ha portato alla divisione nel reparto.

 

"Ogni tanto altre strutture accettano i pazienti Covid per alleggerire il sistema, però ormai siamo ai limiti. E si trovano positivi dove non ci aspetterebbe come in oncologia o sezioni controllate e molto delicate. Un'indagine epidemiologica è sempre più difficile. Questo - continua il segretario di Anaao Assomed - comporta ulteriori rimodulazioni d'urgenza e non pianificate e quindi i margini di manovra diventano sempre più stretti. Le incertezze e le preoccupazioni sono sempre tante per il personale sanitario: questo aumenta la fatica fisica ma anche psicologica. Solo qualche mese fa erano considerati eroi, oggi ci si è un po' dimenticati di queste persone che rischiano in prima persona".

 

Nonostante la chiusura degli impianti e alcune limitazioni, tanti si sono portati in quota per praticare scialpinismo e sci nordico, ciaspolate e escursioni; le vie del centro si sono riempite per lo shopping natalizio. "L'appello è quello di prestare attenzione perché gli operatori sono esausti dopo mesi in trincea. Siamo prossimi ai 12 mesi di sforzi senza sosta e la richiesta è quella di non mollare la presa. Comprendo le difficoltà per limitazioni alle quali sono state sottoposte le categorie economiche e la popolazione, ma serve ancora tanto senso di responsabilità perché la pressione è enorme e ci aspetta ancora un periodo lungo e complesso. La salute e l'economia viaggiano comunque sugli stessi binari e non si devono compiere passi indietro", conclude Scillieri.

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