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Coronavirus, Cgil, Cisl e Uil si uniscono all'appello dei medici: ''La Pat non sottovaluti l'allarme lanciato dagli operatori. A rischio le cure, soprattutto per i più fragili''

I medici e gli infermieri sono intervenuti per chiedere un cambio di passo alla politica e modificare il piano emergenziale, ma anche per rivolgere un appello ai cittadini nel rispettare le regole e dimostrare responsabilità per il momento difficilissimo all'interno degli ospedali del territorio

Di L.A. - 20 dicembre 2020 - 17:07

TRENTO. "L'allarme lanciato dall'Ordine dei medici non può essere sottovalutato perché testimonia la gravità della situazione legata all'emergenza Covid-19". Così Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil). "Le strutture ospedaliere sono sotto pressione e obiettivamente i dati sulle ospedalizzazioni e sui ricoveri in terapia intensiva restano eccessivamente elevati per gestire un eventuale innalzamento del livello del contagio".

 

I medici (Qui articolo) e gli infermieri (Qui video) sono intervenuti per chiedere un cambio di passo alla politica e modificare il piano emergenziale, ma anche per rivolgere un appello ai cittadini nel rispettare le regole e dimostrare responsabilità per il momento difficilissimo all'interno degli ospedali del territorio: si rischia la saturazione dei posti letto e il sistema sanitario è sotto stress, senza dimenticare gli sforzi degli operatori ormai impegnati da mesi nel contrastare il coronavirus.

 

La curva del contagio è ancora sostenuta e i numeri in ospedale particolarmente alti, già nei giorni scorsi i medici hanno lanciato un grido d'allarme (Qui articolo). Dopo aver scritto una lettera alla Provincia, l'Ordine è ritornato a esternare pubblicamente le preoccupazioni di un intero comparto. 

 

"Il personale sanitario e le categorie sindacali della sanità - evidenziano Grosselli, Bezzi e Alotti - hanno più volte denunciato situazioni critiche. Molti reparti, in particolare quelli direttamente coinvolti nella gestione della pandemia (pronto soccorso e pneumologia tra gli altri) sono al limite; medici e infermieri sono stremati e i posti in terapia intensiva per il Covid non possono essere espansi ulteriormente, senza mettere a rischio la possibilità di curare le persone per altre patologie".

 

A fine dicembre e inizio gennaio arrivano i primi vaccini, ma l'epidemia sembra comunque destinata a durare ancora alcuni mesi. "Serve tempo - aggiungono Cgil, Cisl e Uil- prima di raggiungere livelli di copertura sufficienti a ridurre la pressione sulle strutture ospedaliere e sui presidi medici territoriali. Senza azioni di contrasto alla diffusione del virus, il rischio è quello che non tutte le persone possano essere curate in maniera adeguata e appropriata".

 

Il contagio, seppur stabile, resta alto. "Da 15 giorni - dicono Grosselli, Bezzi e Alottiil tasso di trasmissione è in costante crescita: passato da 0,83 a 0,97 con Rt ospedaliero probabilmente già sopra 1 e con 420 nuove infezioni certificate da tamponi molecolari e antigenici ogni 100 mila abitanti dell'ultima settimana, si comprende come la situazione potrebbe peggiorare velocemente se non si interviene con tutte le precauzioni possibili a partire dal rispetto delle limitazioni imposte dal governo nelle prossime festività". 

 

Le parti sociali si uniscono quindi all'appello dell'Ordine dei medici. "Chiediamo alla Giunta provinciale e ai vertici dell'Apss per i servizi sanitari di non sottovalutare l'allarme lanciato dalle professioni sanitarie. Serve un'azione congiunta per gestire i prossimi mesi l'emergenza coronavirus e garantire la salute soprattutto alle persone fragili", concludono Grosselli, Bezzi e Alotti.

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