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Coronavirus, i medici preoccupati: ''Temiamo forte espansione in Trentino dell'epidemia. Contact tracing in crisi: chiediamo supplemento di responsabilità ai cittadini''

I medici sono preoccupati perché la situazione di sfuggire di mano. Ioppi: "Si è ritornati a contrapporre la salute all'economia, ma questi aspetti dovrebbero andare di pari passo. Non si devono ripetere gli errori di marzo e aprile: non si deve rincorrere la malattia ma anticipare i tempi. Le istituzioni ci sostengano, gli operatori sono sfiniti e ci sono anche gli altri pazienti da seguire"

Di Luca Andreazza - 27 ottobre 2020 - 16:25

TRENTO. "La sensazione è che la seconda ondata di Covid-19 sia in fortissima espansione". Così Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici, che aggiunge: "Il personale sanitario è stremato, il contact tracing è in crisi e lentezze nella comunicazione delle positività ci lasciano perplessi perché poi c'è un innalzamento dell'età media".

 

I medici sono preoccupati per la recrudescenza dell'epidemia e non basta cercare le rassicurazioni nei numeri (se il rapporto contagi/tamponi appare più contenuto rispetto agli altri territori, c'è purtroppo praticamente un morto al giorno in questa fase) perché il comparto lancia un grido d'allarme. C'è poi delusione nel subire decisioni per la carenza di personale come i reparti di cardiologia o ortopedia che vengono chiusi.

 

"I dati ci illudono - commenta Ioppi - le percentuali condannano il Trentino che si trova ai primi posti a livello nazionale per morbosità e mortalità. Il nostro intento è quello di appoggiare le istituzioni per migliorare quanto avviene e riteniamo doveroso fare un punto della situazione e fare proposte: abbiamo il titolo e il dovere di intervenire, anche per l'alto prezzo che gli operatori hanno fin qui pagato. Siamo preoccupati perché si sarebbe potuto prevedere la seconda ondata e il territorio poteva farsi trovare più pronto per affrontare questo momento. Non si deve dimenticare poi la presenza di altre malattie che devono essere costantemente seguite, non è facile".

 

Il contagio aumenta anche in Trentino e la capacità di portare avanti un contact tracing è andata in crisi, tanto che l'Azienda provinciale per i servizi sanitari è pronta a cambiare strategia (Qui articolo). E per questo l'appello dell'Ordine dei medici ai cittadini è quello di rispettare la regole (distanziamento fisico, mascherina e igienizzazione della mani), ma la richiesta è anche quella di un supplemento di responsabilità. 

 

"E' necessario osservare uno stile comportamentale un po' diverso - dice il numero uno dei medici - se si vuole superare e limitare i danni di questa epidemia. L'irresponsabilità danneggia gli altri e la vita sociale, le relazioni e l'economia. Si è ritornati a contrapporre la salute all'economia, ma questi aspetti dovrebbero andare di pari passo. Non si devono ripetere gli errori di marzo e aprile: non si deve rincorrere la malattia ma anticipare i tempi. Le istituzioni invece devono consultare e sostenere il personale che opera sul territorio, potenziare la capacità di dare risposte adeguate alla popolazione, che si sente abbandonata e potrebbe andare in panico o, peggio ancora, perdere fiducia".

 

L'Ordine dei medici chiede di puntare maggiormente sui punti di forza. "La provincia è piccola - aggiunge Ioppi - la portata antropica è paragonabile a un quartiere di Milano. C'è un'Azienda solo che corrisponde alla Provincia con capacità autonoma in termini di gestione e budget. Un territorio con una forte vocazione al volontariato e servizi capillari. Ok il numero dei tamponi, ma si può fare di più. Il tracciamento è fondamentale per vincere questa battaglia. Il momento è complicato e le comunicazioni di piazza Dante cadono spesso in contraddizione".

 

Una recrudescenza della curva epidemica che preoccupa anche per quello che sembra ancora un approccio d'urgenza all'emergenza. "Non esiste solo Covid-19 - prosegue il presidente dell'Ordine - ma anche tutte le altre patologie e per questo sarebbe servita una programmazione più attenta e puntuale durante la tregua estiva. Il tracciamento deve essere rapido per non mandare ulteriormente in affanno un comparto già in sofferenza. Le nostre unità in trincea sono stanche e provate dalla prima fase in primavera, il rischio di burn out è alto: gli operatori si adattano, però c'è molta angoscia".

 

Una richiesta d'aiuto che arriva dai vari settori del comparto sanità. I medici di medicina generale appaiono alle corde, stesso discorso per i pediatri, rappresentati da Lorena Filippi, che si dicono disponibili a effettuare i test rapidi ma a patto che vengano individuati luoghi ad hoc e separati dagli ambulatori per gestire in sicurezza anche le altre situazioni extra Covid-19. 

 

"Il numero dei positivi è sempre maggiore e l'assistenza sul territorio è fondamentale, però riceviamo quotidianamente centinaia di telefonate per chiarimenti e paure. Si lavora almeno 12 ore e 7 giorni su 7 - spiega Monica Costantini, consigliera dell'ordine e medico di base a Soraga, Vigo e Pozza di Fassal'assistenza a domicilio può togliere pressione al sistema, soprattutto in termini di accessi agli ospedali: si dovrebbero potenziare ulteriormente le Unità speciali di continuità assistenziale, c'è la disponibilità dei colleghi. Abbiamo tutti gli altri pazienti: si deve potenziare la risposta e non è cambiato nulla rispetto alla primavera scorsa. I tamponi vengono fatti su richiesta e ci deve essere una contrazione dei tempi di risposa: se non ci sono comunicazione ufficiali dall'Apss, una persona non è tenuta all'isolamento. Ma diventa problematico intervenire sulla catena di trasmissione del contagio se i risultati arrivano dopo 1 settimana e il contact tracing si limita alla cerchia familiare".

 

I tempi lunghi nelle risposte comportano ulteriori problematiche a livello tecnico. "C'è un carico di lavoro già importante e ogni paziente presenta i propri problemi e le proprie emotività - continua Costantini - soprattutto se si sentono trascurati. E' normale che le norme e le indicazioni subiscano delle variazioni ma questo crea confusione: servono procedure certe per quanto riguarda i contatti e gli isolamenti. Serve una sensibilizzazione maggiore, precauzioni per fronteggiare l'epidemia, altrimenti l'unica soluzione è il lockdown: una misura che funziona, che però non possiamo permetterci".

 

Un'altra problematica è legata alla carenza del personale. "Si sarebbe dovuto pianificare il fabbisogno in maniera più puntuale, ma ormai questa è la situazione e si deve cercare di ottimizzare il sistema. Gli operatori sono stremati, molte le criticità e per questo si chiede un supplemento di responsabilità ai cittadini, una sensibilità agli sforzi fin qui profusi da professionista che rischiano in prima persona", conclude Ioppi.

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