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Coronavirus, troppi contagi e il tracciamento va in crisi. Ferro: "Ha perso il suo valore. Ora cambiamo strategia"

Di fronte all'aumento dei positivi e alle tante segnalazioni che arrivano ai medici di famiglia, il contact tracing sta perdendo di efficacia. L'Apss : "Risalire all'origine del contagio risulta più difficile. La nostra azione diventa più generale. Entro fine settimana prossima cambieremo strategia". E sul fronte scuola, cambia anche il protocollo: "Nelle superiori più probabilità di contagio. Scelta basata su dati e prove sul campo"

Di Davide Leveghi - 25 ottobre 2020 - 10:35

TRENTO. “E' ridicolo che dicano che non facciamo tamponi perché fino ad ora siamo quelli che ne hanno fatti più di tutti”. Non ci sta, il direttore del Dipartimento Prevenzione Antonio Ferro. Le segnalazioni, giunte anche al nostro giornale (QUI l'articolo), di un sistema di tracciamento decisamente affaticato e caotico trovano il dirigente dell'Azienda sanitaria provinciale sugli scudi. “La situazione epidemiologica sta cambiando, ma non si dica che non facciamo i tamponi”, afferma netto.

 

Le difficoltà, semmai, starebbero nell'impossibilità a stare dietro a tutte le segnalazioni giunte dai medici di famiglia. Un numero crescente, parimenti alla curva dei casi, che da settimane ha preso a salire, raggiungendo cifre decisamente importanti negli ultimi giorni (nella giornata di venerdì 23 ottobre i casi registrati sono stati 207 su 3017 tamponi effettuati). Anche in questo caso, dunque, è la trasformazione del virus a determinare cambi nelle strategie per affrontarlo.

 

E' chiaro che se aumentano in maniera esponenziale le segnalazioni dei medici di famiglia – spiega al nostro giornale – starci dietro diviene più complicato. Sta cambiando la situazione epidemiologica e quindi il tracciamento perde valore. Rispetto a prima, infatti, si osserva che risulta più complicato risalire al caso indice, risalire a dove il singolo soggetto ha contratto il virus. Mentre prima si poteva risalire con maggiore facilità, ora l'inchiesta epidemiologica trova più ostacoli, con maggiore difficoltà a trovare la causa del contagio”.

 

Cosa comporta questa nuova situazione epidemiologica, dunque? “A meno che non si tratti di focolai come quelli legati all'ambiente di lavoro, noi possiamo attuare solamente un'azione più generale – risponde Ferro – non bisogna intendere questa cosa come se fosse una questione meramente organizzativa. È sociale, invece. Cambia la situazione epidemiologica e noi dobbiamo cambiare strategie. È chiaro che se dovessero aumentare i positivi, si potrebbe arrivare come a marzo ad una situazione in cui i soggetti vengono quarantenati a prescindere”.

 

Nessuna disorganizzazione (come segnalatoci in più casi, QUI e QUI e QUI gli articoli), esclude Ferro, ma l'evoluzione di un quadro i cui sviluppi appaiono tutti da capire, con le strategie che possono cambiare a seconda dei casi. “Noi siamo quelli che gli asintomatici li hanno trovati prima – incalza – è ridicolo sentire che non facciamo tamponi perché ne abbiamo fatti più di tutti. Da settimana prossima, ad ogni modo, visto il cambio della situazione epidemiologica della malattia, cambieremo strategia”.

 

In questa fase storica chi ha i sintomi deve stare in isolamento, partendo dal presupposto che potrebbe avere il Covid – continua – la situazione è diversa dall'estate. Nel caso degli operatori delle Rsa abbiamo deciso di accorciare i tempi dello screening, da un mese diamo passati a 15 giorni e poi a 1 settimana in specifiche situazioni”.

 

Sul fronte scuole, inoltre, delle novità sono state annunciate per quanto riguarda i protocolli, che dovrebbero cambiare in virtù della nuova ordinanza annunciata dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti. Fino alle secondarie di primo grado, infatti, il quarantenamento di intere classi verrà deciso solo nel caso in cui si manifestino 2 o più casi, mentre nelle scuole superiori ne basterà uno. Nella giornata di venerdì, d'altronde, erano state 20 le classi quarantenate in più, portando il totale a 111. “In particolare ci preoccupano le superiori dove avviene la maggior parte dei contagi – aveva puntualizzato in conferenza stampa il dirigente generale dell'Apss Giancarlo Ruscitti – anche se il contagio è arrivato a fasce d'età dove prima non c'era. La socializzazione può diventare pericolosa”.

 

La ragione specifica di questa nuova misura trova le basi nell'esperienza sul campo e nei dati scientifici – spiega ancora il direttore del Dipartimento prevenzione – tra i bambini fino ai 12-13 anni la trasmissibilità è minore. Secondo l'inchiesta epidemiologica, questi soggetti hanno comportamenti meno a rischio fuori dalle scuole. Sono più isolati, non a caso, i soggetti positivi al di sotto delle medie. Nelle superiori invece ci sono maggiori contatti al di fuori e nelle classi, come visto nelle indagini sul campo, quando si ha un contagio è più probabile che se ne abbiano di più”.

 

I bambini, dunque, paiono essere più resistenti al virus. Sono pochi i casi in cui ci siano state delle complicazioni al di sotto dei 14 anni – conclude – il sistema immunitario nei confronti di questo virus è più forte. La chiave di volta sta proprio qui: sotto ai 14 anni, quando c'è un caso in una classe, è più difficile che ce ne siano altri, sopra è più probabile. La scelta di cambiare il protocollo in questa direzione è frutto di una mediazione rispetto alle misure di Veneto e Friuli. Non è un azzardo, ma una scelta basata su dati scientifici e prove di campo”.

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