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Coronavirus, la rabbia di una mamma: "La maestra di mio figlio positiva ma dopo 7 giorni nessun contatto da Apss". Bisesti: ''Controlli fatti'', la replica: ''Non è vero''

"Ci troviamo nel mezzo di una pandemia mondiale, dove si dice che i casi peggioreranno e ogni giorno stiamo raggiugendo numeri pazzeschi. Si chiede a tutti di fare massima attenzione, e noi in primis abbiamo fatto tanti sacrifici. Questo è il risultato? Non va bene per niente"

Di Lucia Brunello - 23 ottobre 2020 - 14:59

TRENTO. "Stiamo vivendo una situazione per noi ai limiti del surreale, che per poco non mi faceva mettere a serio rischio di contagio mia madre, paziente oncologica, e mia sorella che deve sottoporsi ad un'importante operazione tra pochi giorni". Inizia così, un'esasperata mamma trentina, a raccontarci ciò che sta accadendo nella scuola materna di suo figlio.

 

"Venerdì pomeriggio scorso, il 16 ottobre, la maestra di mio figlio ha scoperto di essere positiva al Covid-19, dopo essersi sottoposta al tampone. Era assente a scuola già da mercoledì, in quanto presentava sintomi tra cui febbre, tosse e mal di gola".

 

L'insegnate ha giustamente pensato di avvertire i genitori degli alunni sull'esito del tampone, dando l'informazione tramite messaggio nella chat di classe. "Ad oggi, però - prosegue la nostra lettrice - non abbiamo avuto alcuna comunicazione ufficiale, né da parte della scuola, né dall’Apss del fatto che i nostri bambini siano entrati in contatto stretto con una persona positiva al coronavirus".

 

Non si può infatti negare che in questo caso si parli di "contatto stretto" nel vero senso della parola, considerando che i bambini trascorrono insieme dalle 7 alle 8 ore al giorno, e che trattandosi di una scuola materna, è facile (e normale) che la maestra stia particolarmente vicina agli alunni: dall'aiutarli ad imboccarsi, al pulirli se si fanno la pipì addosso, solo per riportare due esempi.

 

"Nulla. A distanza di 7 giorni non abbiamo ricevuto alcun tipo di comunicazione. Intanto la scuola è aperta e i bambini ci vanno regolarmente, senza isolamento o aver fatto il tampone".

 

La signora racconta di aver provato a chiamare tutti i numeri Covid che è riuscita a trovare dalla Provincia. "Ho fatto decine di telefonate, e alla fine sono riuscita a parlare solo con una persona. Si tratta di una dirigente, ma non sono sicura del suo nome perché, quando gliel’ho chiesto, mi ha buttato giù il telefono".

 

"Le ho chiesto spiegazioni sulla situazione - continua - e in risposta mi ha detto che il protocollo prevedeva che, una volta sentita la maestra e accertato che lei avesse utilizzato tutti i dispositivi di protezione e le precauzioni del caso, allora non ci sarebbe stato alcun problema e che tutti i bambini sarebbero potuti tornare a scuola senza tampone, felici e sereni". Il fatto, però, è che la maestra ha detto di non essere mai stata contattata da nessuno. "La dirigente ha detto che questa è la prassi secondo il protocollo ministeriale. Fa parte della prassi mentire?", incalza la donna.

 

Su questa vicenda in particolare si è poi espresso l'assessore Bisesti con un comunicato stampa, che ha detto quanto in realtà già sentito al telefono dalla signora. "Una volta riscontrata la positività del docente - si legge nel comunicato - la Centrale Covid verifica i suoi contatti stretti valutando anche il mantenimento delle distanze dai bambini/studenti, l’utilizzo dei dispositivi di protezione e l'aerazione dei locali. Possiamo rassicurare che la procedura adottata dagli enti preposti nel caso specifico è stata corretta".

 

"Posso assicurare che la maestra non è stata contattata da nessuno. Noi genitori siamo in diretto contatto con lei e abbiamo la certezza di questo", è quanto risponde e ribadisce la donna. "L'assessore avrebbe fatto più bella figura a scusarsi per la situazione sfuggita di mano alla Provincia, invece che campare scuse". 

 

"Quindi ora i nostri figli stanno andando a scuola, potenzialmente positivi e non tamponati". Si consideri, poi, che i bambini delle scuole materne non sono tenuti ad indossare le mascherine, e che quindi sono ancora più esposti al rischio di contagio e di "portare" il virus a casa. "Io ho una madre oncologica, una sorella con il morbo di chron che a breve deve essere operata. Se non l’avessi saputo venerdì, avrei trascorso l’intero weekend insieme a loro rischiando di contagiarle".

 

"Non credo che una cosa del genere sia accettabile in tempi di pandemia mondiale e di crescita di contagio da un’azienda sanitaria che si dice tanto brava a fare i contact tracing. E' giusto pretendere tempestività nella comunicazione".

 

La mamma che ci ha contattati ha scelto di tenere suo figlio a casa, così come hanno fatto altri genitori, ma alcuni bambini invece sono andati a scuola anche in questi giorni. "Abbiamo passato un weekend turbolento, perché non sapevamo cosa sarebbe accaduto. Abbiamo brancolato nel buio come tuttora sta accadendo".

 

Purtroppo sembrerebbe non trattarsi dell'unico caso in Trentino. Sono infatti molti i genitori ad essersi lamentati per situazioni simili e che si sono trovati da soli, senza sapere come comportarsi e senza alcuna indicazione data dall'azienda sanitaria. 

 

"Ci troviamo nel mezzo di una pandemia mondiale, dove si dice che i casi peggioreranno e ogni giorno stiamo raggiugendo numeri pazzeschi. Si chiede a tutti di fare massima attenzione, e noi in primis abbiamo fatto tanti sacrifici; e questo è il risultato? Non va bene per niente".

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