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Il figlio ha la febbre ma in sei giorni niente da fare per il tampone. ''Siamo bloccati e nessuno ci spiega il da farsi. Non c'è nemmeno un numero apposito da chiamare''

"Nessuno ha saputo dirmi nulla, tutti fanno scaricabarile facendomi chiamare altri numeri. Trento non ha un numero da poter chiamare per il Covid. Ho chiamato altri numeri cercando qualcuno che mi spiegasse cosa fare. Nessuna risposta". Queste le parole di una preoccupata mamma trentina, che dopo una settimana ancora non riesce ad ottenere risposte riguardo al tampone per suo figlio

Di Mattia Sartori - 11 ottobre 2020 - 15:08

TRENTO. "Non so più dove sbattere la testa. Una settimana fa mio figlio è tornato a casa con febbre, tosse e raffreddore e ad oggi, ancora, dopo quasi 6 giorni non siamo nemmeno riusciti a prenotare il tampone. Il ragazzo adesso sta meglio, ma mi sono ammalata io e rimaniamo comunque bloccati perché non si può uscire fino a quando non si ha l'esito del tampone". Accade anche questo in questa difficile fase storica. A raccontarlo una lettrice de il Dolomiti preoccupata per quanto le sta accadendo e in grande difficoltà dopo che il figlio è tornato a casa ammalato. 

 

Come ormai dimostrano i numeri in crescita, il virus non è scomparso, non si è fermato e al momento sta anzi accelerando. Aumentano i contagi (71 casi totali a Trento solo ieri e anche due decessi) e conseguentemente cresce anche il numero di famiglie in difficoltà. Qualche giorno fa Il Dolomiti aveva raccontato di una famiglia in una situazione simile a quella che ora sta vivendo questo nucleo (il figlio era tornato a casa con il raffreddore e la famiglia era rimasta bloccata per oltre una settimana in attesa di un tampone nulla). Oggi, con l'aumentare dei casi, l'arrivo del freddo e con i primi malanni di stagione che si confondono con il Covid-19 e creano allarme, le cose sembrano peggiorate. La mamma che ci racconta quanto le sta succedendo si è trovata catapultata in questa situazione martedì scorso, quando il figlio quindicenne è tornato a casa accusando febbre con temperatura a 38,5° e altri sintomi tra cui tosse e raffreddore.

 

"Ovviamente ci siamo rivolti subito alla dottoressa - racconta la madre - e lei si è mossa tempestivamente, mandando la richiesta per il tampone e assicurandoci che saremmo stati contattati a breve per fissare l'appuntamento". Nei giorni successivi, però, non arriva nessuna notizia da parte del sistema sanitario, nessun contatto. "Tra giovedì e sabato ho passato ore al telefono, cercando di mettermi in contatto con qualcuno che mi potesse dire qualcosa di più preciso sul tampone per mio figlio. Nel frattempo mi sono ammalata pure io, ma la situazione non cambiava: nessuno ha saputo dirmi nulla, tutti fanno scaricabarile facendomi chiamare altri numeri. Trento, da quel che mi risulta, non ha un numero da poter chiamare per il Covid come accadeva nel periodo più difficile dell'epidemia. Ho mandato email ovunque ma nessuna risposta". 

 

Addirittura tramite un numero verde la nostra lettrice è arrivata a parlare con gli operatori di Bolzano (lì è stato già riattivato il numero per l'emergenza Covid) ''che sono stati davvero gentili e molto premurosi - spiega - ma quando hanno saputo che ero trentina, giustamente, mi hanno detto che loro non potevano fare niente''. Il primo contatto è avvenuto questa mattina, domenica 11 ottobre, quando una mail è arrivata alla famiglia, chiedendo il motivo per cui intendono far fare il tampone al figlio e aggiungendo che il sistema di prenotazione potrebbe subire dei ritardi per via della riorganizzazione dello stesso. Ancora nessuna risposta certa dunque, solo altri ritardi

 

Nel mentre, però, tutta questa attesa ha creato non pochi disagi alla famiglia, che si trova bloccata senza sapere cosa sia permesso fare e cosa no, sempre in balia di istruzioni contraddittorie. Il figlio non torna a scuola da giorni e non può tornare finché non arriverà l'esito del tampone (che non c'è). La madre, oltre ad essersi ammalata, ha dovuto cancellare altre visite mediche importanti, in quanto non sa nulla sulla condizione propria e del figlio. Il compagno, che già soffre di problemi polmonari, non sa se tornare al lavoro o meno. Se restasse a casa non potrebbe chiedere la malattia viste le regole sempre più stringenti dell'Inps (Qui articolo ).

 

É comprensibile che il sistema stia avendo delle difficoltà, visto l'alto carico di nuovi sospetti e contagiati effettivi che ogni giorno richiedono il tampone. Appare davvero poco accettabile che una famiglia rimanga una settimana senza riuscire nemmeno ad ottenere risposte chiare. Come si reagirà a problemi simili, nelle prossime settimane, determinerà il successo o il fallimento della battaglia contro il coronavirus, che proprio in questo momento ricomincia a farsi feroce e intensa e la tenuta sociale del sistema che anche di rassicurazioni e informazioni ha bisogno.

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