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| 23 ott 2020 | 11:55

''La via trentina ai tamponi? Non farli''. L'avvocato Canestrini protesta, sintomi Covid in famiglia ma i componenti non riescono a fare i test

Il manifestarsi dei sintomi da Covid-19 nella famiglia di Nicola Canestrini ha portato l'avvocato a denunciare una situazione di disorganizzazione dell'Azienda sanitaria. Da giorni, infatti, le richieste di fare un tampone finiscono nel nulla, visto anche che a Rovereto non è possibile effettuarli a pagamento. "Disorganizzazione a marzo comprensibile, ora non più''

di Davide Leveghi

TRENTO. “La via trentina ai tamponi? Non farli”. È perentorio Nicola Canestrini. Il noto avvocato roveretano, dopo la manifestazione dei sintomi del Covid in un membro della sua famiglia, ha assistito in questi giorni ad una situazione decisamente bizzarra, che dà il senso, assieme ad altri episodi denunciati nei giorni scorsi, di un quadro complessivo provinciale piuttosto caotico.

 

A raccontarlo è lo stesso Canestrini, che in un lungo post sui social spiega la sua vicenda personale, cercando di smentire il ministro Roberto Speranza, intervenuto proprio per elogiare “la via trentina ai tamponi”. “Ho un componente della famiglia in quarantena volontaria da domenica – racconta – mi aspettavo una presa di contatto in giornata per tampone su altri 6 membri, che vanno in diverse scuole sia come alunni che come insegnanti, frequentano caserme, questure, carceri, tribunali, feste, palestre, parchi. Invece il tampone 'negativo su negativo' (ma come fate a sapere se è negativo?) 'non è previsto dal protocollo'”.

 

Ho quindi fatto a pagamento il sierologico perché a Rovereto, seconda città del Trentino, non è possibile fare tamponi a pagamento (dicevano). Martedì un componente della famiglia ha manifestato oltre che raffreddore, febbre. Abbiamo chiesto al medico di fare un tampone; la richiesta dovrebbe essere partita in mattinata martedì. Martedì sera si è aggiunta dispnea, fiacchezza. Mercoledì il tampone ancora non fatto, né qualcuno ci ha chiamato. Tutti i familiari non malati o non in quarantena sempre allegramente a spasso”.

 

Confusa sul da farsi, tra telefonate in Azienda sanitaria e impossibilità di fare il tampone, la famiglia Canestrini riceve pure dei consigli decisamente al limite. “Giovedì tampone non pervenuto, con consigli al limite della legalità degli operatori che sollecitavamo ('andate in ospedale senza dire che avete la febbre') – prosegue l'avvocato – giovedì sera per l'ammalato si aggiunge mancanza di gusto. Tampone non pervenuto. Oggi faccio nuovo seriologico, sempre a pagamento. Alle 10.44 ancora nessuna novità per il tampone richiesto martedì 'in via d'urgenza'. Alle 15.30 ho prenotato a pagamento un tampone 'rapido'...che però martedì non si poteva fare?”.

 

A marzo la disorganizzazione poteva essere compresa per l'inedita situazione – conclude - oggi no. Tantomeno in una provincia autonoma nella quale 4/5 delle tasse rimangono sul territorio per i servizi”.

 

Confusione e disservizi sembrano dunque non mancare, in un quadro in continua evoluzione che vede anche il nostro Trentino segnare una netta crescita nel numero di contagi. Non è la prima volta che al nostro giornale arrivano segnalazioni di questo tipo. “Mi sono sentito abbandonato dall'Apss, che non ha fornito alcuna indicazione su come comportarmi – aveva raccontato Andrea, un 32enne che, manifestatisi i primi sintomi, aveva dovuto attendere ben 11 giorni per la conferma della positività – quando ho detto loro che ho l'app Immuni per avere un quadro più preciso delle persone con cui avevo avuto contatti, la risposta è stata di totale indifferenza”.

 

“Siamo bloccati e nessuno ci spiega il da farsi – ci aveva invece raccontato una madre riguardo all'attesa del tampone per il figlio malato – non c'è nemmeno un numero apposito a cui chiamare”. Febbricitante, il figlio aveva “congelato” l'attività della famiglia, che per precauzione aveva deciso di rimanere a casa. Alla richiesta del tampone, dopo sei giorni non avevano ancora avuto risposta.

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