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Dall'adesione alla rete Re.A.dy all'utilizzo di un linguaggio più rispettoso: sei azioni per città più inclusive

"Diritti al voto" è il titolo dell’iniziativa, proposta da Arcigay con Famiglie Arcobaleno, Agedo e Lila che ha lo scopo di aprire un dibattito tra i candidati sindaco sui diritti delle persone Lgbti. De Preto: "E' nostro dovere stigmatizzare le forze politiche che cercano il consenso limitando diritti e libertà delle persone Lgbti, mettendo in pericolo le nostre vite, quelle dei nostri cari e quelle delle nostre famiglie"

Di Marianna Malpaga - 10 settembre 2020 - 13:42

TRENTO. “Sono solo elezioni amministrative è stata una delle affermazioni che ho sentito dire più spesso in questa campagna elettorale, come scusante per non trattare i temi che riguardano i diritti delle minoranze, e i diritti delle persone Lgbti in particolare”. Questa la considerazione di Lorenzo De Preto, presidente di Arcigay del Trentino, che stamattina in una conferenza stampa alla Bookique ha presentato sei punti, sei azioni concrete che possono fare di Trento una città più inclusiva.

 

Diritti al voto” è il titolo dell’iniziativa, proposta da Arcigay assieme a Famiglie Arcobaleno del Trentino Alto Adige, Agedo del Trentino e Lila Trentino, che ha lo scopo di aprire un dibattito tra i candidati sindaco sui diritti delle persone LGBTI. “Quelle che vedete oggi – esordisce De Preto – sono tutte associazioni apartitiche. Tuttavia, crediamo che sia nostro dovere stigmatizzare le forze politiche che cercano il consenso limitando diritti e libertà delle persone Lgbti, ponendo in pericolo le nostre vite, quelle dei nostri cari e quelle delle nostre famiglie”.

 

De Preto ricorda il “rapporto di collaborazione effettiva” delle associazioni con i comuni trentini, in particolare con quello di Trento. Bisogna però aumentare questa collaborazione e, soprattutto, è necessario che l’amministrazione comunale sia più attiva nel tutelare e rappresentare la comunità Lgbti sul territorio. “Nel documento Diritti al voto parliamo – spiega De Preto - di maggiore collaborazione e dialogo tra associazioni che si occupano dei diritti Lgbti e amministrazione comunale, ma anche di maggiore iniziativa da parte delle amministrazioni comunali, che devono essere parte attiva nel proporre politiche e prassi d’inclusione nel nostro territorio”.

 

Primo punto presentato dalle associazioni è l’adesione alla rete RE.A.DY, la Rete italiana delle amministrazioni pubbliche impegnate a contrastare le discriminazioni omo/bi/transfobiche. Il comune di Trento vi ha aderito nel 2016, mentre la Provincia nel 2017. “La Provincia – commenta De Preto – meriterebbe un ragionamento a parte, ma per quanto riguarda il comune abbiamo lamentato che l’adesione è stata solamente simbolica. È necessario fare di più”.

 

Secondo, serve l’adozione di un linguaggio inclusivo, che tenga conto delle diversità presenti all’interno della comunità. “Non si tratta di inventare neologismi o formule astruse", dice De Preto. "Già parlare di famiglie al plurale è segno di un’amministrazione comunale impegnata ad aumentare il livello d’inclusione”.

 

Come terzo punto si sottolinea invece la necessità di aderire ad iniziative di interesse culturale e rilevanza sociale anche al di fuori del comune di Trento, in rete con altri territori. Quarto, il trattamento equo e la trasparenza negli uffici amministrativi. “Bisogna lavorare – spiega Lorenzo Modanese di Famiglia Arcobaleno – sulla formazione e sulla sensibilizzazione della macchina amministrativa. Insegnanti, educatori e impiegati amministrativi devono essere in grado di gestire le situazioni che gli si presentano davanti”.

 

Quinto punto invece è la lotta all’omo/bi/transfobia. “La nostra associazione – racconta Mario Caproni di Agedo – è nata dalla volontà di aiutare i genitori con figli Lgbti. I dati sulle aggressioni e le offese che queste persone subiscono sono molto sottostimati, perché molto spesso non denunciano, non sentendosi appoggiate da nessuno ed essendo oppresse da una cappa di silenzio”. Alcune iniziative concrete per lottare contro l’omo/bi/transfobia potrebbero essere, come suggerito da Agedo, campagne di sensibilizzazione al rispetto di tutte le diversità e una rete di collaborazione tra servizi sociali pubblici e associazioni rafforzata.

 

L’ultimo punto è stato portato all’attenzione da Annamaria Covi di Lila, associazione che si occupa di prevenzione dell’Hiv. Si tratta della difesa del diritto alla salute. “Si parla tanto di Covid – esordisce Covi – ma l’Hiv c’è ancora. Al giorno d’oggi ci sono ragazzi che si trovano ad essere sieropositivi senza sapere neanche che cosa voglia dire. Chiediamo alle politiche giovanili di organizzare interventi di sensibilizzazione e prevenzione rivolti ai giovani”.

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