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La Giunta vuole un'Amazon ''trentina'' per superare la crisi. L'ex preside di Economia: ''Lo scopo qual è, far chiudere i negozi? E sanno quanto costerebbe farla funzionare?''

Presentata dall'assessore Spinelli in conferenza stampa, ieri anche Failoni ha ricordato che ''abbiamo la presunzione di realizzare una piattaforma trentina a cui potranno partecipare tutte le aziende trentine che vendono non solo prodotti locali ma anche altri prodotti''. Cerea: ''Una cosa del genere potrebbe servire solo a far chiudere i negozi avvicinando produttori e consumatori. Ma in ogni caso come possono pensare di competere con colossi mondiali, privati, che già operano sul territorio?''

Foto Wikipedia di Álvaro Ibáñez from Madrid, Spain - Amazon España por dentro
Pubblicato il - 26 aprile 2020 - 06:01

TRENTO. ''Ma hanno idea di quanto costerebbe una cosa del genere? E poi a cosa potrebbe servire se non a tagliare i negozianti e i commercianti dalla filiera della vendita? E l'interesse pubblico a lanciarsi in una tale attività, rischiosissima per il futuro delle casse provinciali, quale sarebbe?''. La ''Amazon trentina'' per i prodotti locali presentata, venerdì, in conferenza stampa dall'assessore all'economia Achille Spinelli come uno degli elementi distintivi della manovra provinciale per affrontare la crisi economica provocata dall'emergenza sanitaria degli ultimi due mesi ha creato non poco sconcerto tra economisti, esperti del settore, semplici cittadini.

 

Per qualcuno è talmente assurda che potrebbe essere addirittura la prova che tutto il ddl, in realtà, sia una sorta di bluff in attesa che Roma bocci l'ipotesi di concederci quelle risorse che Trentino e Alto Adige da accordi devono dare allo Stato per contribuire al risanamento delle finanze pubbliche. “Parliamo di 430 milioni di risorse - dichiarava venerdì nella stessa conferenza stampa Fugatti - che ci servono per svolgere le nostre funzioni, con il governo è in corso una trattativa e attendiamo delle risposte, ma un diniego è un’ipotesi che non prendiamo nemmeno in considerazione”. E quindiil governatore del Trentino ha ammesso che l’esito della manovra dipenderà anche da come finiranno le trattative con Roma e se non dovessero andare come sperato si potrebbe dare la colpa allo Stato. 

 

Fantapolitica, questa, ne siamo certi, ma anche quella presentata dall'assessore Spinelli appare come una cosa da fanta-amministrazione. L'Amazon trentina è stata ''disegnata'' in una slide mostrata dall'assessore intitolata ''Piattaforma tecnologica per commercio elettronico'' che recitava: ''Promozione di un progetto per lo sviluppo di una piattaforma evoluta per il potenziamento del commercio elettronico in Trentino, anche strutturata per settori economici. Attivazione di una rete di distribuzione territoriale idonea a garantire livelli di qualità e protezione sociale anche ai lavoratori della filiera logistica e dei trasporti. Coinvolgimento di soggetti del terzo settore''. E al Trentino Spinelli ha aggiunto: ''Pensiamo a consegne fatte nelle case con furgoni elettrici, bici elettriche, con tutti i crismi, e con negozi che dovranno attrezzarsi con dei magazzini centralizzati. (...) Sarà interessata la cooperazione, l'agricoltura, il commercio tradizionale e un certo tipo di industria''. 

 

Una Amazon trentina che è stata rilanciata anche dagli assessori Zanotelli e Failoni ieri in conferenza stampa. Quest'ultimo ha sottolineato al riguardo che ''abbiamo la presunzione di realizzare una piattaforma trentina a cui potranno partecipare tutte le aziende trentine che vendono non solo prodotti trentini ma anche altri prodotti''. Quindi anche un libro, che già si può trovare sulle piattaforme internazionali a costi stracciati e con consegna in 24 ore, o una borsa firmata, o delle scarpe. Tutti beni (compresi quelli locali) che le aziende trentine possono già mettere in vendita su Amazon o altri portali.    

 

''Ma infatti detta così non ha nessun senso - commenta a il Dolomiti Gianfranco Cerea noto economista, già presidente di Cassa del Trentino, preside della Facoltà di Economia dell'Università di Trento e storico insegnante di economia pubblica - innanzitutto per i costi enormi che servirebbero per realizzare qualcosa di decente. Ci sarebbero dei costi fissi altissimi, andrebbero costruiti magazzini, strutturati hub per la distribuzione, dei centri di smistamento e poi una catena per la consegna. Ma la vera domanda resta perché l'ente pubblico dovrebbe fare una cosa del genere? Le aziende private possono già appoggiarsi ai servizi di consegna a domicilio. Possono caricare i loro prodotti su Amazon, o sui portali specifici, per esempio per il cibo. Quale sarebbe il senso di un progetto simile?''.

 

Forse, professore, per aiutare i negozi a vendere i loro prodotti visto che con il coronavirus il rischio è che non possano farlo più come prima per svariati mesi?

Ma semmai l'idea di questa piattaforma otterrebbe l'effetto opposto, scavalcherebbe i negozi. Otterrebbe il risultato contrario. Il concetto alla base di piattaforme online come queste è proprio quello di mettere in contatto il consumatore con il produttore saltando la figura intermedia. In questo modo il consumatore, anche se a fronte di un piccolo aumento legato a spedizione e trasporto, riesce ad avere dal produttore la merce a un prezzo molto più basso di quello che otterrebbe con l'intermediazione del negoziante. Quindi di sicuro una piattaforma del genere non nasce per aiutare i commercianti. Potrebbe avere un senso per i produttori.

 

Che però già hanno i loro canali di distribuzione e a quel punto perché affidarsi alla app trentina?

Infatti non ha nessun senso. Nel mondo c'è praticamente solo un gruppo che riesce a fare concorrenza ad Amazon ed è la cinese Alibaba che conta comunque su qualche miliardo di persone da servire. Ma ci rendiamo conto che tutta la popolazione del Trentino, compresi bambini e anziani, che dovrebbe usare questa piattaforma, numericamente, rappresenta un quartiere di Milano? Prodotti come questi hanno un senso se si riesce a lavorare su scale enormi. E' impensabile che una piattaforma trentina possa essere più competitiva di chi opera su numeri come quelli di Amazon o Alibaba. O, nel settore del cibo con Deliveroo o altre.

 

Se si pensa che il Trentino ha 500mila abitanti e i dipendenti di Amazon sono 650mila forse si capisce meglio come questa piattaforma non potrà mai essere minimamente competitiva con quel che già esiste. L'unica possibilità per riuscire ad avere costi inferiori e quindi renderla minimamente appetibile per i cittadini trentini, forse, potrebbe essere quella che essendoci di mezzo l'ente pubblico si iniettino risorse pubbliche?

Questo è impossibile. Sarebbero considerate al pari degli aiuti di Stato e questo non si può fare. Assolutamente è un'ipotesi non percorribile. Non si può pensare di abbassare i costi con contributi pubblici anche perché ne esistono già diverse di applicazioni private che si occupano di gestire tali servizi. Davvero non si capisce perché l'ente pubblico dovrebbe dedicarsi a una tale attività. Per investirci delle risorse, come sembrano voler fare, va proprio chiarito l'interesse pubblico a creare una tale piattaforma. Qual è la funzione pubblica di questo Amazon trentino?

 

E poi ci dovrebbe essere il servizio di consegna. In un contesto come quello Trentino la Pat lavorerebbe a delle sorte di fattorini provinciali con mezzi elettrici e tutina con sopra l'aquila di San Venceslao?

Non credo. Anche in questo caso ci sarebbero dei risvolti di legittimità non indifferenti, anche a livello concorrenziale. Ma non capisco proprio quale progetto ci sia alle spalle: si creerebbe una specie di struttura provinciale quando anche a livello nazionale si sta cercando di privatizzare il privatizzabile. Quando ancora si piangono certe scelte su Alitalia quando anche le Poste sono diventate private per stare sul mercato. Per non parlare delle difficoltà enormi a trovare in primis i fattorini, poi a organizzarli con ritiro merce, consegna, recupero prodotti difettosi, sistemi di pagamenti, garanzie di qualità, cause legali, gestione dei magazzini e dei centri di smistamento. E' impossibile che una cosa del genere in salsa ''trentina'', con una regia pubblica, diventi mai competitiva rispetto a privati che lo fanno da anni su scala mondiale. 

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