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La Pat condannata da Agcom per aver violato il divieto di comunicazione istituzionale. Marini: "Noi dell'opposizione oscurati ancor prima dei termini previsti dalla legge"

A puntare i riflettori sul comportamento scorretto tenuto dalla Pat, è stato il consigliere provinciale Marini: "Da un lato si oscurano le sedute del Consiglio provinciale facendo calare il silenzio sui lavori istituzionali, mentre dall'altro alla Giunta viene consentito di agire come più le aggrada, usando la potenza di fuoco mediatica a sua disposizione senza nessun reale controllo e limite"

 

Di Lucia Brunello - 18 settembre 2020 - 15:32

TRENTO. Le elezioni sono vicine e le campagne elettorali ormai giunte al termine. Per i candidati è il momento di tirare le somme e guardare a quanto è stato fatto. In questi stessi giorni, però, è emerso chiaramente come non proprio tutti abbiano agito con il buon senso durante questo lungo periodo elettorale. Protagonista di questo fatto (con la sorpresa di nessuno), la Giunta trentina, condannata dall'Autorità per la Garanzia nelle Comunicazioni (Agcom), per aver violato il divieto di comunicazione istituzionale.

 

A puntare i riflettori sul comportamento scorretto tenuto dalla Pat, è stato il consigliere provinciale M5S Alex Marini:"In Trentino le sedute del Consiglio provinciale, dove trovano spazio maggioranza e opposizione, sono state oscurate ancor prima dei termini previsti dalla legge. In compenso la Giunta provinciale, che ovviamente è espressione della sola maggioranza, ha utilizzato tutta la forza d’urto del proprio ufficio stampa come organo di propaganda elettorale senza alcun vincolo o freno".

 

Un comportamento furbo ma non troppo, che ha avuto modo di protrarsi per molto tempo, ma che si è concluso con un capitombolo della Giunta: lo scorso 16 settembre, infatti, è arrivata una condanna alla Provincia Autonoma di Trento da parte dell'Agcom.

 

Eppure, per arrivare a questo, ce n'è voluto di tempo: "L’iter seguito da Agcom per esprimersi sulla violazione - spiega il consigliere Marini - è durato un periodo oltremodo lungo. Questo perché Corecom, l’organo provinciale cui deve far riferimento Agcom, si è preso spazi e tempi per istruire la pratica che poco si conciliano con i quelli standard utilizzati in casi analoghi, per di più prendendo le parti della maggioranza politica anziché quelle dello stato di diritto".

 

Alla fine Agcom è comunque riuscita a superare gli ostacoli posti da Corecom e ha potuto deliberare in prossimità delle elezioni ordinando alla Provincia di Trento di rimuovere il comunicato n.1798 diramato dall’ufficio stampa della Provincia l’8 agosto 2020.

Agcom ha inoltre ordinato alla Provincia di pubblicare sulla home page del sito istituzionale, entro un giorno dalla notifica della delibera e per la durata di quindici giorni, un messaggio recante l’indicazione di non rispondenza del comunicato stampa (secondo quanto previsto dall’art. 9 della legge 22 febbraio 2000, n. 28). Nel messaggio la Provincia dovrà espressamente fare riferimento all’ordine ricevuto dall’Autorità.

Che conclusioni si possono trarre da una vicenda simile? A questa domanda il consigliere dà due risposte. In primis che "l’informazione gioca un ruolo molto importante nella vita pubblica e se viene utilizzata in modo scorretto le preferenze e l’orientamento politico degli elettori può esserne influenzato, talvolta manipolato". E poi che "la legge sulla par condicio è indubbiamente obsoleta e da modificare".

 

"Da un lato - continua - si oscurano le sedute del Consiglio provinciale facendo calare il silenzio sui lavori istituzionali, per di più con accorgimenti che spesso risultano pacchiani e ridicoli. Intanto alla Giunta viene consentito di agire come più le aggrada, usando la potenza di fuoco mediatica a sua disposizione senza nessun reale controllo e limite".

 

Tutto è bene quel che finisce bene, ma come dice Marini ormai il danno è stato fatto, e la sanzione emanata "poca cosa rispetto al beneficio propagandistico ottenuto da chi ha violato le regole", conclude.

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