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Case Itea, il Comune si adegua alla sentenza la Pat no e paga 50 euro al giorno di multa: “Sperpero di soldi pubblici per fare propaganda e demagogia”

Secondo il Tribunale di Trento la Giunta Fugatti, per l’accesso alle graduatorie Itea, aveva imposto agli stranieri dei criteri discriminatori e per questo avrebbe dovuto rimuoverli, pena una multa per ogni giorno di inadempimento. Se il Comune di Trento ha scelto di adeguarsi la Pat non ha fatto altrettanto ma nel frattempo la sanzione ha superato i 7.000 euro. L’assemblea antirazzista: “Propaganda e demagogia, sperperando soldi pubblici”

Di Tiziano Grottolo - 20 April 2021 - 06:01

TRENTO. “Incompatibili con il principio della parità di trattamento” e “discriminatorie” così il Tribunale ordinario di Trento si era espresso a proposito delle modifiche volute dalla Giunta Fugatti che, per la presentazione delle domande di accesso agli alloggi a canone agevolato, aveva introdotto il criterio della residenza dei 10 anni in Italia. In altri casi, era stata addirittura la Corte Costituzionale a bocciare provvedimenti simili adottati da Abruzzo e Friuli-Venezia Giulia. Sentenze che hanno sancito di fatto una sconfitta per quel “sovranismo regionale” che mirava a precludere, o perlomeno ostacolare artificiosamente, l’accesso a determinati sostegni da parte dei cittadini stranieri.

 

Oltre ai costi sociali però, ci sono anche quelli economici che gravano sulle casse pubbliche e questo per la Provincia di Trento vale doppio: da un lato perché il Tribunale ha condannato l’amministrazione trentina a rifondere le spese processuali (3.000 euro) dall’altro perché per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione della ordinanza ci sono 50 euro di multa. Il Tribunale infatti, aveva ordinato alla Pat e al Comune di Trento di riaprire le graduatorie a chi era stato escluso, di pubblicizzare il fatto e di aggiornare i regolamenti rimuovendone i passaggi discriminatori.

 

“Da quanto ci risulta – sottolinea Giovanni Guarini, l’avvocato dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione che assieme al collega Alberto Guariso ha seguito il ricorso presentato da un attivista dell’Assemblea Antirazzista di Trento – il Comune di Trento si è adeguato subito a quanto stabilito dal giudice, al contrario la Provincia pare non abbia adempiuto a nessuna delle prescrizioni imposte dal Tribunale, fra le quali la modifica del regolamento sugli alloggi che ancora prevede il limite dei 10 anni di residenza, neppure dopo che la Corte d’Appello ha rigettato la richiesta della Pat di sospensione del provvedimento di condanna”.

 

Proprio ieri, 19 aprile, il Comune di Trento ha provveduto a dare esecuzione all’ordinanza del Tribunale, riaprendo i termini per la presentazione delle domande (2019 e 2020) per quei soggetti che erano privi del requisito della residenza decennale in Italia, ma in possesso degli altri requisiti previsti dalla legge provinciale. La stessa amministrazione ha fatto sapere che per quanto riguarda le domande del 2020 per accedere agli alloggi Itea era comunque già stato già deciso di dare attuazione a quanto stabilito nell’ordinanza, accogliendo anche quelle presentate in assenza del requisito della residenza decennale in Italia.

 

Come già anticipato però, a quanto pare la Provincia non avrebbe fatto nulla di tutto questo con la conseguenza diretta che la multa stabilita dal Tribunale ha continuato a lievitare superando i 7.000 euro. D’altra parte il presidente della Pat (nonostante le sentenze) aveva affermato perentorio: “È necessaria una uguaglianza di trattamento, molto spesso i veri discriminati sono gli italiani e non certo gli stranieri. Quindi nessun ripensamento, su questo argomento la Giunta non torna indietro”. Peccato che per i giudici a discriminare siano state le amministrazioni come la Provincia di Trento.

 

“Il Comune ha giustamente deciso di adeguarsi alla sentenza del Tribunale – commenta Daniel Bekele l’attivista che ha presentato il ricorso – ristabilendo lo stato di diritto. Tale sentenza per l’appunto condanna la legge provinciale come discriminatoria ed evidenzia il trattamento differente soprattutto nei confronti degli stranieri. Purtroppo la Pat ha continuato a mostrarsi più volte indifferente a questa situazione rimanendo fedele alla sua linea di propaganda e di demagogia, sperperando soldi pubblici”. Ad ogni modo, per mettere la parola fine sull’intera vicenda si attende il verdetto della Corte d’appello di Trento chiamata in causa da un ricorso presentato dalla Pat, nel frattempo però la multa continua ad aumentare.

 

 

 

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