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Altra bocciatura per Fugatti, i 10 anni per le case Itea? Per i giudici sono “discriminatori”, la Pat dovrà disapplicare la norma

Bocciato uno dei provvedimenti bandiera della Giunta Fugatti, il tribunale condanna Pat e Comune di Trento a disapplicare la norma sulle case Itea. Gli avvocati: “Per il Trentino è un primo passo molto importante per rimuovere le norme introdotte dalla Provincia negli ultimi anni in materia di welfare che hanno determinato effetti gravissimi di esclusione in danno degli stranieri”

Di Tiziano Grottolo - 29 settembre 2020 - 13:50

TRENTO. “Incompatibili con il principio della parità di trattamento” e “discriminatorie” così il Tribunale ordinario di Trento ha ordinato a Provincia e Comune di Trento di disapplicare le disposizioni che subordinano la possibilità di presentare una domanda di accesso agli alloggi a canone agevolato al criterio della residenza dei 10 anni. Il giudice dunque, ha bocciato uno dei provvedimenti bandiera della Giunta Fugatti, sbandierato come un passo in avanti nella gestione degli alloggi Itea ma che nei fatti si è rivelato come l’ennesimo pasticcio.

 

Il ricorso era stato presentato da un cittadino etiope dell’Assemblea Antirazzista di Trento che da anni vive in Italia e che, dopo aver presentato una regolare domanda per l’assegnazione di un alloggio Itea, se l’era vista respingere dagli uffici comunali (QUI articolo). Il caso è stato seguito dagli avvocati Giovanni Guarini e Alberto Guariso dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione. Le disposizioni – si legge in un passaggio della sentenza – sono incompatibili con il principio della parità di trattamento tra soggiornanti di lungo periodo e cittadini nazionali nella parte in cui subordinano l’ammissibilità della domanda volta all’assegnazione di un alloggio a canone sostenibile in locazione al possesso del requisito della residenza decennale nel territorio nazionale e, quindi, alla luce del principio del primato del diritto dell’Unione Europea sul diritto interno, devono essere disapplicate”.

 

La Provincia dunque, sarà costretta disapplicare la sua stessa legge e modificare il regolamento attuativo, eliminando il requisito dei 10 anni di residenza in Italia. Gli avvocati del giovane durante l’udienza hanno sottolineato da un lato l’illogicità di richiedere un requisito di lungo-residenza sul territorio nazionale per una prestazione di carattere provinciale, dall’altro gli effetti discriminatori della norma che portava alla esclusione di molti cittadini stranieri anche se inseriti da tempo nel contesto nazionale e Trentino. La decisione del giudice è immediatamente esecutiva e sia il Comune che la Provincia sono stati condannati a risarcire le spese processuali, individuate nella somma di 3000 euro, inoltre entrambi gli enti dovranno pagare altri 50 euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione della ordinanza.

 

La decisione – hanno dichiarato i legali di Asgi – dovrebbe essere materia di riflessione anche per il Governo rispetto alle norme sul reddito di cittadinanza. Per il Trentino poi è un primo passo molto importante per rimuovere le norme introdotte dalla Provincia negli ultimi anni in materia di welfare (come ad esempio la modifica della disciplina sull’assegno unico provinciale) che hanno determinato effetti gravissimi di esclusione in danno degli stranieri, in contrasto con le politiche di inclusione che l’Unione Europea ci sollecita e che andrebbero a vantaggio di tutta la comunità”.

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