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Case Itea, tegola per Fugatti: arriva il primo ricorso in tribunale. Il sindaco Andreatta: “Da parte nostra non c’era la volontà di aumentare i requisiti”

Dopo l’ultimatum del ministro Boccia, che minacciava di impugnarla, contro la norma sulle case Itea è stato presentato il primo ricorso in tribunale: la prima udienza fissata per 19 marzo, se condannata la Pat potrebbe dover pagare anche un risarcimento, oltre a dover affrontare centinaia di nuovi ricorsi

Di Tiziano Grottolo - 15 febbraio 2020 - 18:48

TRENTO. Tanto tuonò che alla fine piovve, dopo le durissime contestazioni da parte di opposizioni, pezzi di maggioranza, sindacati e attivisti è arrivato anche il primo ricorso in tribunale contro la norma sull’assegnazione degli alloggi a canone moderato di Itea. Il criticatissimo provvedimento era recentemente finito anche nel mirino di Roma, era stato il ministro per gli affari regionali e le autonomie Francesco Boccia (QUI articolo) a ventilare la possibilità che il Governo impugnasse la norma trentina e la “legge gemella” approvata dalla Regione Abruzzo.

 

L’eventuale ricorso governativo dovrebbe riguardare la parte in cui la legge prevede che l’alloggio sia tolto all’interno nucleo famigliare, anche se a delinquere è un solo membro, il ricorso presentato in tribunale in questi giorni invece, punta il dito contro il criterio dei 10 anni di residenza in Italia e i 3 in Trentino, indispensabili per accedere all’abitazione.

 

Così un giovane che da anni vive in Italia, dopo aver presentato una regolare domanda per l’assegnazione di un alloggio Itea ed essersela vista respingere dagli uffici comunali, ha deciso di citare in giudizio lo stesso Comune di Trento e la Pat. Per la verità da Palazzo Thun fanno sapere di essersi limitati ad applicare la norma provinciale, infatti il giovane non avrebbe ancora maturato i requisiti necessari e recentemente innalzati dalla legge che porta la firma di Maurizio Fugatti. “Ci sono leggi che i comuni sono chiamati a rispettare – precisa il sindaco Alessandro Andreatta – la decisione di allungare i criteri di residenza è stata presa dalla Giunta, peraltro ispirandosi a quelli introdotti da Roma (reddito di cittadinanza ndr), ma da parte nostra non c’è stata nessuna volontà in tal senso”. Insomma il comune su questo avrebbe le mani legate ma dovrà comunque difendersi se non altro per ribadire di aver applicato una norma provinciale e di non aver agito di propria iniziativa.

 

Ad assistere il giovane nella sua richiesta, oltre agli avvocati, ci sono anche l’Associazione per gli studi giuridici sull'Immigrazione e l’Assemblea Antirazzista di Trento, determinati a portare la questione fino in fondo. I requisiti di residenza recentemente introdotti dalla norma leghista vengono ritenuti “discriminanti”, per questo il ragazzo chiede sostanzialmente di essere reinserito all’interno della graduatoria, ma se dovesse vincere la causa potrebbe anche vedersi riconoscere un risarcimento per i danni causati dall’ingiusta perdita dell’alloggio pubblico.  

 

D’altra parte la Giunta leghista pare aver individuato negli inquilini delle case Itea i nuovi “nemici” da combattere visto la mole di norme e regolamenti, tutti estremamente restrittivi e oltremodo punitivi, approvati “per far sentire gli inquilini più protetti e sicuri”, ultima in ordine di tempo la così detta “patente a punti”. Ad ogni modo la prima udienza è prevista per il prossimo 19 marzo al tribunale civile, sezione del lavoro. Qualora la richiesta del ricorrente venisse accolta dal giudice questa potrebbe diventare una vera e propria “causa pilota” in grado di aprire la strada a centinaia di nuovi ricorsi.

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