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Case Itea, Fugatti: “I veri discriminati sono gli italiani” ma tre sentenze dicono il contrario. Zanella: “Dalla Giunta politiche escludenti che alimentano diseguaglianze”

Sui criteri ultra-restrittivi per impedire agli stranieri l’accesso alle case Itea Fugatti dice “nessun ripensamento, su questo argomento la Giunta non torna indietro”. Eppure la Provincia è stata condannata dal tribunale a pagare 50 euro per ogni giorno di ritardo nel disapplicare la norma

Di Tiziano Grottolo - 08 febbraio 2021 - 13:25

TRENTO. “È necessaria una uguaglianza di trattamento. Ad oggi molto spesso i veri discriminati sono gli italiani e non certo gli stranieri. Quindi nessun ripensamento, su questo argomento la Giunta non torna indietro”. È perentorio il presidente della Provincia Maurizio Fugatti che a quanto pare non ha ancora metabolizzato le ripetute sconfitte in tribunale. L’ultima batosta, seppur indirettamente, è arrivata dalla Corte Costituzionale che ha bocciato due norme varate dalla Regione Abruzzo, le stesse che erano state copiate dal Trentino e dove in sostanza si imponevano criteri, volutamente gravosi, per impedire l’accesso degli stranieri agli alloggi a canone agevolato e ad altre misure di sostegno.

 

Secondo i giudici obbligare un cittadino extracomunitario a presentare dei documenti che attestino l’assenza di proprietà immobiliari nei Paesi di origine è “irragionevole per la palese irrilevanza e pretestuosità del requisito che intende dimostrare – inoltre – […] la circostanza che qualcuno del medesimo nucleo familiare possegga, nel Paese di provenienza, un alloggio siffatto non dimostra nulla circa l’effettivo bisogno di un alloggio in Italia”. Non solo, perché dopo il ricorso da parte di un attivista dell’Assemblea Antirazzista anche il Tribunale di Trento ha giudicato “incompatibili con il principio della parità di trattamento” e “discriminatori” i criteri introdotti dalla Giunta Fugatti, condannando la Provincia a disapplicare la norma. Provincia che ha perso anche una seconda istanza e che dovrà pagare 50 euro per ogni giorno di ritardo.

 


 

Al presidente della Pat però non bastano tre sentenze avverse, ancora non capisce, o almeno questo è ciò che sostiene: “Qualcuno mi deve spiegare perché gli italiani che chiedono un alloggio Itea devono presentare montagne di documenti, compresi quelli patrimoniali (possesso immobili incluso), e gli stranieri no”. In realtà anche gli stranieri devono presentare una serie di documenti che attestino le condizioni economiche del nucleo famigliare, esattamente come gli italiani. Ad ogni modo, Fugatti dovrebbe sapere che niente meno che il Ministero del Lavoro, di concerto con il Ministero degli Esteri, ha rilevato come da alcuni Stati sia “oggettivamente impossibile” ottenere la documentazione necessaria ad attestare i patrimoni immobiliari, reddituali e le condizioni familiari nel Paese di origine del richiedente. Di conseguenza chiunque capirebbe che non potendo accedere a tale documentazione un cittadino straniero viene di fatto escluso dalle graduatorie, non perché benestante ma perché impossibilitato a produrre la documentazione necessaria. È in questo senso che una semplice richiesta di “uguaglianza di trattamento” provoca una grande ingiustizia, certificata da ben tre sentenze alle quali anche un presidente di Provincia è chiamato ad attenersi.

 

A chiedere di fare retromarcia però non ci sono solo i sindacati di Cgil, Cils e Uil, dal Consiglio provinciale si leva la voce di Paolo Zanella: “Sul nostro territorio si è aperta da tempo una campagna discriminatoria nei confronti delle persone straniere. È partito con lo smantellamento del sistema di accoglienza diffusa per arrivare alle restrizioni nell’accesso all’edilizia abitativa, passando per i tagli alla cooperazione internazionale. Politiche escludenti che non fanno altro che alimentare diseguaglianze e conflittualità, quando invece avremmo un disperato bisogno di serie misure d’inclusione che determinino maggiore coesione sociale in una società che necessariamente sarà sempre più multietnica”.

 

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