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Case Itea, incostituzionale la legge abruzzese sui ''beni nei Paesi di origine'' che Fugatti usava per giustificare le norme trentine

Per la Corte Costituzionale l’obbligo per i soli cittadini extracomunitari, di presentare dei documenti che attestino l’assenza di proprietà immobiliari nei Paesi di origine è “irragionevole – perché – non dimostra nulla circa l’effettivo bisogno di un alloggio in Italia”. Bocciata la legge abruzzese che Fugatti aveva usato per giustificare le norme trentine sulle case Itea. L’Assemblea Antirazzista: “Provincia e Comuni ritirino le clausole discriminatorie”

Di Tiziano Grottolo - 06 febbraio 2021 - 05:01

TRENTO. Per molto tempo era stato uno dei principali cardini della difesa del presidente della Pat Maurizio Fugatti per quanto riguarda l’introduzione dei criteri ultra-restrittivi per l’accesso agli alloggi a canone agevolato, con un leitmotiv che suonava come ‘se l’Abruzzo ha una legge simile e nessuno l’ha impugnata allora vuol dire che anche la nostra va bene’. Invece no, perché oltre alla bocciatura della legge trentina (articoli QUI e QUI) anche il provvedimento abruzzese è stato cassato dalla Corte Costituzionale.

 

La Corte – sottolineano dall’Assembla Antirazzista, la realtà che ha portato avanti (e vinto) la battaglia sulle case Itea – ha dichiarato incostituzionali due norme della regione Abruzzo relative all’accesso agli alloggi pubblici, affrontando due questioni che in realtà riguardano le normative presenti anche in molte altre Regioni e in molti Comuni, compresa la nostra Provincia”.

 

Ad entrare nel dettaglio della sentenza ci pensa Melting Pot Europa, progetto di comunicazione che si occupa in particolare delle migrazioni, i giudici infatti hanno dichiarato “irragionevole per la palese irrilevanza e pretestuosità del requisito che intende dimostrare” l’obbligo, per i soli cittadini extracomunitari, di presentare dei documenti che attestino l’assenza di proprietà immobiliari nei Paesi di origine e nei Paesi di provenienza. La stessa Corte specifica che “la circostanza che qualcuno del medesimo nucleo familiare possegga, nel Paese di provenienza, un alloggio siffatto non dimostra nulla circa l’effettivo bisogno di un alloggio in Italia”.

 

Bocciata anche quella parte della norma che tendeva a “sopravvalutare” il criterio di residenza nel Comune della Regione, attribuendo un punteggio eccessivo in graduatoria. La Corte sostiene che questo tipo di soluzioni non solo rappresentano una barriera all’accesso dell’alloggio ma possono anche provocare una distorsione nel sistema distributivo del welfare. In altre parole creare artificiosi “criteri di residenza” per ostacolare l’accesso degli stranieri all’edilizia a canone agevolato può essere fonte di discriminazione.

 

“La terza questione esaminata – riporta Melting Pot Europa – è se la richiesta di ‘documenti aggiuntivi’ possa essere giustificata non più per la prova della ‘impossidenza’ di altro immobile, ma per la dimostrazione della situazione reddituale e patrimoniale complessiva, così come previsto dalla norma abruzzese”. Una scelta che di fatto introduceva possibili ostacoli e ricadute per l’accesso a tutte le prestazioni sociali agevolate (come l’accesso alle mense scolastiche): su questo punto la Corte ha stabilito che questa richiesta è legittima solo nel caso in cui chi chiede la prestazione, pur avendo la residenza anagrafica in Italia, mantenga il domicilio fiscale all’estero. “Ovviamente il caso in cui un richiedente l’alloggio o una prestazione sociale abbia mantenuto la residenza fiscale all’estero, quasi fosse un grande evasore occultato a Montecarlo, è un caso di pura fantasia e quindi di fatto anche questa norma è cancellata”.

 

A tal proposito, nel 2020, anche in Trentino è stato introdotto un principio simile, con l’emendamento presentato dalla leghista Mara Dalzocchio per accedere all’edilizia agevolata ai “cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea” è fatto obbligo di presentare la documentazione attestante la condizione economico-patrimoniale dei componenti del nucleo familiare nel paese di origine e di provenienza”. Cosa che per molti è impossibile, tanto che il Ministero del Lavoro di concerto con il Ministero degli Esteri ha rilevato come da alcuni Paesi sia “oggettivamente impossibile” ottenere la documentazione necessaria ad attestare i patrimoni immobiliari, reddituali e le condizioni familiari nel Paese di origine del richiedente.

 

Paradosso nel paradosso Fugatti è finito in un cul-de-sac, perché se in principio ci si aggrappava alla legge dell’Abruzzo per giustificare quella trentina, quando il tribunale ordinario diede torto alla Provincia si disse che del caso trentino se ne sarebbe dovuta occupare la Corte Costituzionale che però ha dichiarato incostituzionale il provvedimento abruzzese. Al momento lo Stato ha impugnato di fronte solo la legge dell’Abruzzo, ma alla luce delle sentenza pure i provvedimenti trentini hanno i giorni contati. Anche per questo l’Assemblea Antirazzista, si unisce all’appello Melting Pot Europa e degli avvocati dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione affinché tutti gli enti territoriali e le Regioni recepiscano queste indicazioni, modificando leggi, regolamenti e circolari che ripropongono simili clausole discriminatorie. Un modo per evitare inutili ricorsi dall’esito scontato e di conseguenza spese che graverebbero comunque sulle casse pubbliche.

 

A questo punto però ci si dovrebbe chiedere chi paga tutte queste sconfitte, perché ovviamente le battaglie in tribunale hanno dei costi che nel caso della Provincia di Trento gravano sull’intera comunità. Nella situazione in questione però, sembrerebbe che nei tribunali non si stia cercando di far valere un diritto ‘di tutti’ ma si stia proseguendo una campagna elettorale che salvaguarda specifici interessi di alcuni partiti, guarda caso gli stessi che stanno governando il Trentino dal 2018, in grande difficoltà a scrivere una norma che non venga impugnata ma molto bravi a smontare dei diritti sanciti dalla Costituzione.

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