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| 06 feb 2021 | 19:47

Case Itea, i sindacati a Fugatti: “Ritirare le norme discriminatorie copiate dall’Abruzzo”

I Sindacati chiedono al presidente Fugatti di uniformare la legge trentina alla sentenza della Corte Costituzionale: “Bisogna evitare nuove disparità di trattamento, che minano il nostro antico senso di comunità”

di T.G.

TRENTO. In questi giorni la Corte Costituzione ha dichiarato incostituzionali due norme promulgate dalla Regione Abruzzo, create per ostacolare (se non rendere addirittura impossibile) l’accesso all’edilizia agevolata ai cittadini stranieri. Una decisione che avrà ripercussioni anche in Trentino perché di fatto si tratta di una legge introdotta in Provincia anche dalla Giunta Fugatti (QUI articolo).

 

Una sentenza – puntano il dito Cgil, Cisl e Uil – che ha messo in evidenza la natura discriminatoria della legge abruzzese copiata dalla Giunta Fugatti”. Anche in Trentino infatti, sono stati introdotto gravosi oneri documentali aggiuntivi richiesti solo per i cittadini stranieri, al fine di rendere difficile l’accesso alle prestazioni sociali agevolate. “Si tratta di documentazione che molto spesso è impossibile da reperire in paesi stranieri che hanno un’anagrafe tributaria inesistente e deficitaria e per questo si era da subito obiettato che era un escamotage per lasciare fuori dalle case pubbliche i cittadini stranieri”.

 

Ora, la Corte Costituzionale ha stabilito che questa previsione è legittima e giustificata solo per gli stranieri che hanno residenza fiscale all’estero. Invece, per gli stranieri che hanno residenza fiscale in Italia (che sono la stragrande maggioranza), perché qui lavorano e pertanto hanno bisogno di un’abitazione, questa richiesta è irragionevole e discriminatoria.

 

“Per queste ragioni – concludono Cgil, Cisl e Uil – chiediamo che la Pat elimini urgentemente dalla legge sulla casa l’obbligo, solo per gli stranieri, di produrre documentazione aggiuntiva da reperire nel Paese di origine per poter concorrere alle case Itea. Bisogna evitare nuove disparità di trattamento, che minano il nostro antico senso di comunità, sulla base di una legge il cui carattere discriminatorio è ora certificato dalla Corte Costituzionale”.

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