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Trentino, Carlo Andreotti: ''Abbiamo perso la cultura dell'Autonomia". Il Governo provinciale? ''Troppo dipendente da Salvini e Zaia''

Ex presidente della Giunta Provinciale e primo segretario del Patt nel 1988, Carlo Andreotti, critica le scelte fatte nel corso degli anni, in primis dal centrosinistra e poi dal centrodestra, che hanno depotenziato la nostra Autonomia. La via maestra da seguire? "Serve più Euregio"  

Pubblicato il - 06 luglio 2020 - 07:54

TRENTO. “A Trento purtroppo si agisce così, senza visione. A Bolzano invece il senso dell’autonomia, come valore universale di quella comunità, è talmente radicato, che ogni scelta ha come stella polare non tanto l’immediato tornaconto economico ma il disegno complessivo dell’autonomia”. In poche parole in Alto Adige non c'è alcuna necessità di dirsi ogni giorno di essere autonomisti come magari avviene in Trentino. L'autonomia si pratica.  E' questo il pensiero di Carlo Andreotti, ex presidente della giunta della Provincia di Trento ma soprattutto autonomista della prima ora. Quando venne fondato il Patt nel 1988 fu proprio lui il primo segretario ma è stato anche tra i promotori dell'Euregio.

 

Un pensiero, quello dell'ex presidente, che non nasconde critiche al centrosinistra che durante gli anni di governo ha indebolito l'autonomia ma anche all'attuale governo provinciale a guida Lega che sta portando il Trentino ad essere troppo dipendente da Zaia e Salvini. “L’Autonomia, che a Bolzano è vissuta, a Trento purtroppo oggi è solo dichiarata” ci dice.

 

 

Dottor Andreotti, quando pensa sia iniziato questa sorta di indebolimento dell'Autonomia Trentina?

A mio avviso tutto è iniziato attorno al 2000 - 2001 quando la sinistra trentina ha sostenuto fortemente la riforma costituzionale a Roma. Quella riforma che sostanzialmente ha separato Trento da Bolzano per quanto riguarda i sistemi elettorali e lo ha fatto con l'escamotage di sostenere che la Regione non era più articolata nelle due provincie autonome ma Trento e Bolzano separatamente la costituivano.

Il centrosinistra trentino voleva un sistema elettorale di tipo maggioritario. A Bolzano non ci poteva essere per la questione delle minoranze linguistiche ma agli altoatesini andava bene perché in questo modo si indeboliva la Regione.  Da quel momento Trento ha cominciato a guardare sempre di più verso Roma. A guardare molto poco alla politica euro-regionale e questo non ha permesso all'Euregio di fare molti progressi e nelle grandi scelte il Trentino è sempre arrivato ad accordarsi con il governo romano senza difendere le proprie peculiarità.

 

Ci sono stati altri casi?

Si potrebbe continuare con l’Euregio, l’aeroporto, l’ospedale, la più recente diatriba sulla facoltà di medicina, ma il caso del credito è l'esempio macroscopico. Già con la legge Amato il Trentino si è subito adeguato mettendo in liquidazione la sua cassa di risparmio. Trento non ha più la sua cassa e invece in Alto Adige c'è la Sparkasse.  Sulle Casse rurali la legge nazionale offre alle province autonome di Trento e Bolzano alcune strade da seguire o mantenere lo stato attuale, oppure costruire un grande gruppo di casse rurali a guida trentina o bolzanina oppure fondersi. Trento ha subito rinunciato al suo sistema cercando di dare vita ad un polo nazionale. Bolzano non ha esitato, invece, a mantenersi fedele al suo modello autonomista.

 

Ma cosa manca secondo lei al Trentino? Cosa è andato perso in questi anni?

Manca quella coscienza autonomista di appartenere ad una terra autonoma che deve privilegiare l'aspetto territoriale. Questo sentimento di attaccamento alle politiche territoriali e alle esigenze del territorio è molto sentito in Alto Adige anche dai cittadini comuni. In Trentino, invece, si basa solo all'aspetto economico.

 

Cosa intende?

Con le Casse rurali per esempio si è privilegiato il sistema economico che ha prevalso sul territorio. Nel brevissimo periodo, Trento può trarne un vantaggio ma questo solo a livello economico e alla lunga non paga.

 

Ma lei come giudica il lavoro portato avanti dall'attuale giunta provinciale?

Noi usciamo da moltissimi anni di guida del centrosinistra, la Lega è al governo da due anni e abbiamo dovuto fronteggiare Vaia che ha distrutto parte del Trentino e poi l'emergenza Covid19. Inoltre dobbima considerare anche che la Lega ha ereditato una certa situazione di società partecipate, di categorie economiche e associazioni di industriali, commercio, turismo e tanto altro con l'intento di dare una svolta.

 

Ma dalla Lega non potremmo aspettarci un maggiore spirito autonomista?

Si potrebbe fare molto di più. Infatti l'accusa che le viene rivolta è quella di essere eccessivamente dipendente a Salvini e Zaia.

 

E lei condivide questa accusa?

Non è sbagliata.

 

Tra le sue critiche c'è anche quella di un Trentino che ha perso il suo spirito cooperativo.

Si uno spirito che Trento ha perduto. Basta vedere il modo di agire della Cooperazione che è solo in termini economici. Le società cooperative potrebbero essere tranquillamente società per azioni, società di tipo economico e non più con spirito cooperativo.

 

E quale potrebbe essere la soluzione o la strada da seguire? Che consigli darebbe a chi ci governa oggi?

Secondo me la strada maestra è quella dell'Euregio ma bisogna crederci. Bisogna crederci tanto e bisogna soprattutto che riesca farlo anche Bolzano. Basta guardare anche il tema della nuova facoltà di Medicina. L'Euregio dove è stato? Si poteva pensare, per esempio, ad una facoltà di medicina euroregionale mettendo in stretto collegamento i territori. Così invece nessuno ha fatto nulla. 

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