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Un assegno per sostenere le donne vittime di violenza, la proposta di Futura: "Una su tre subisce abusi e discriminazioni"

Il ddl, presentato dai consiglieri Coppola e Ghezzi, vuole istituire un assegno di autodeterminazione. Nel 2018 sono stati registrati 627 episodi di violenza. In media si sono avuti 1,7 episodi di violenza ogni giorno. Numeri impressionanti che però, molto probabilmente, sottostimano la portata del problema: sono ancora tante (troppe) le donne che non denunciano

Di Arianna Viesi - 15 febbraio 2020 - 13:05

TRENTO. "Non si è ancora fatto abbastanza per la parità di genere e contro la violenza di genere" così Paolo Ghezzi, consigliere provinciale di Futura, durante la presentazione del disegno di legge per l'istituzione di un "assegno di autodeterminazione per le donne che hanno subito violenza".

 

Il disegno di legge, insomma, vuole garantire un supporto economico e abitativo alle donne che hanno subito violenza, un sostegno che permetta loro di rendersi libere e indipendenti, anche dopo essere uscite dalla rete di supporto temporanea già prevista dalla normativa provinciale. Si tratta di un'iniziativa legislativa, quindi, che risponde ad un fenomeno sociale che ha raggiunto dimensioni preoccupanti anche in Trentino "che non è un'isola felice", aggiunge Ghezzi. 

 

Il ddl proposta da Futura, già discusso con la Commissione pari opportunità (della quale ha incassato il plauso), va ad integrare la legge provinciale n. 6 del 9 marzo 2010 ("Interventi per la prevenzione della violenza di genere e per la tutela delle donne che ne sono vittime") e della legge n. 15 del 7 novembre 2015 ("Disciplina degli interventi provinciali in materia di edilizia abitativa").

 

"Il disegno di legge che oggi ci troviamo a presentare ha un precedente in Sardegna dove è stato recentemente approvato il cosiddetto 'Reddito di libertà' - continua il consigliere di Futura -. Abbiamo, però, deciso di sostituire la parola 'reddito' con 'autodeterminazione' delle donne che hanno subìto violenza. Con questo assegno (ora ci siamo affidati ad una cifra presuntiva, andrà poi definita) vorremmo che alle donne fosse data la possibilità di allontanarsi dalla casa in cui spesso si consuma la violenza, che venissero assistite non solo nell'immediato, durante l'emergenza, ma che venisse garantito loro un sostegno anche successivamente".

 

Il disegno di legge vuole, inoltre, garantire maggiori tutele e diritti alle donne straniere. Il nuovo parametro andrebbe a modificare l'articolo 3 della legge provinciale per la tutela delle donne vittime di violenza garantendo, alle donne straniere, il diritto a ricorrere all'ausilio di interpreti e mediatori culturali. 

 

Fulcro del disegno di legge proposto da Futura è dunque l'assegno di autodeterminazione, un sostegno slegato dalla prestazione lavorativa, dalla cittadinanza e dalle condizioni di soggiorno. "Un assegno che serva come garanzia di indipendenza economica, e dunque concreta forma di sostegno, per le donne che intraprendono percorsi di fuoriuscita da relazioni violente, intrafamiliari e lavorative".

 

Il carattere e gli aspetti peculiari del ddl sono ben esplicitati all'articolo 3. L'assegno dovrebbe sostenere "l'autonomia delle donne che hanno subito violenza". Agevolandone, in particolar modo, il trasferimento di residenza ("sia all'interno che all'esterno della provincia di Trento") e permettendo loro di rafforzare o raggiungere l'indipendenza economica.

 

"Ha diritto di accedere all'assegno di autodeterminazione - si legge nel disegno di legge - la donna che risulta parte offesa in un procedimento penale aperto in seguito alla denuncia o querela di un atto di violenza, così come definito dall'articolo 1 della presente legge, o che ha effettuato una segnalazione di un fatto, in seguito alla quale il Questore ha emanato un provvedimento di ammonimento (...)".

 

L'assegno verrebbe corrisposto per un minimo di tre mesi fino ad un massimo di ventiquattro ed è prevista anche una maggiorazione (pari al doppio dell'importo) qualora la donna che ha subìto violenza presenti un'invalidità civile superiore al 75%, sia incinta o conviva con uno o più figli minori. 

 

Ora il disegno di legge dovrà seguire il consueto iter. Sarà poi compito della Giunta provinciale, previo parere della commissione consiliare competente, stabilire criteri e modalità d'accesso al sussidio economico (ammontare minimo e massimo dell'assegno, i criteri di accesso all'assegno, l'integrazione e il coordinamento con altri interventi ecc.). 

 

"I dati sulla violenza di genere sono allarmanti, e lo sono ogni giorno di più", aggiunge Lucia Coppola consigliera di Futura 2018. Proprio ieri l'Unione Europea ha evidenziato un regresso sul campo dei diritti delle donne. "Questo ddl vuole dunque muoversi per dare un aiuto concreto alle donne. Il Trentino, si badi, non è diverso dal resto di Italia e anche nella nostra Provincia la situazione è drammatica. Vogliamo che le donne siano sostenute nel percorso che le porta a riprendere in mano la propria esistenza, ad autodeterminarsi. L'inizio di questo percorso passa, inevitabilmente, anche dall'autosufficienza economica".

 

Quello tracciato dall'Istat, a livello nazionale, e dall'Ispat, a livello provinciale, è un quadro desolante. Qualche numero. Secondo l'istituto di statistica, in Italia, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale

 

Nella nostra provincia, nel 2018, le denunce e gli ammonimenti hanno raggiunto il totale di 834 reati ipotizzati, segnando un incremento rispetto all'anno precedente (nel 2017 i reati erano stati 786). Sono stati registrati 627 episodi di violenza solo nella fascia d'età che risulta più colpita (16-64 anni). In media si sono avuti 1,7 episodi di violenza ogni giorno. Numeri impressionanti che però, molto probabilmente, sottostimano la portata del problema: sono ancora tante (troppe) le donne che non denunciano le violenze subite. 

 

"Gli atti delittuosi - continua Coppola - si consumano soprattutto tra le mura domestiche. La nostra proposta di legge vuole quindi aiutare le donne ad uscire di casa. Nel 2018 le donne costrette ad abbandonare la propria casa e che sono state accolte in un servizio residenziale sono state 70. Altre 47 erano già presenti nei servizi residenziali, per un totale di 117 donne nelle strutture provinciali". 

 

"La Commissione pari opportunità è stata coinvolta. Ci sentiamo supportati da chi lavora, tutti i giorni, con queste donne. Non abbiamo voluto usare il termine 'vittima' perché siamo convinti che la violenza non sia un destino, siamo convinti che possano liberarsi. I servizi di sostegno nella nostra provincia sono presenti e continuativi. Le misure previste in questo disegno di legge - concludono i consiglieri - puntano quindi a rafforzare il sistema di protezione già applicato in Provincia". 

 

 

 

 

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