Coppola contro i cacciatori: “Troppi bracconieri”, l’assessora li difende: “Da loro sempre più attenzione nel garantire abbattimenti regolari”
La consigliera di Europa Verde punta il dito contro le maglie dei controlli “troppo larghe” e i cacciatori “alcuni considerano la fauna selvatica cosa propria”. La replica dell’assessora: “La leale collaborazione tra la pubblica amministrazione e il mondo associazionistico venatorio non è mai venuta meno”

TRENTO. Com’è noto il tema della caccia è un argomento molto divisivo, non è un caso in queste settimane siano state raccolte le firme per arrivare a un referendum che si pone l’obiettivo di abolirla. Ovviamente queste divisioni si riscontrano anche nella politica con visioni che possono essere diametralmente opposte. Questo è sicuramente il caso di Lucia Coppola, consigliera provinciale di Europa Verde, e Giulia Zanotelli, assessora leghista competente in materia.
Coppola, infatti, dopo la notizia che alcuni bracconieri avevano utilizzato addirittura dei visori notturni per abbattere un cervo fuori dal periodo della caccia, aveva depositato un’interrogazione. “Negli anni allargando progressivamente le maglie dei controlli e investendo sempre più sul coinvolgimento diretto dei cacciatori nella gestione della fauna, ridimensionando invece quello delle Associazioni protezionistiche, le amministrazioni provinciali che si sono succedute hanno voluto credere nella capacità di autogestione dei cacciatori, nel loro senso di responsabilità. Purtroppo – osserva la consigliera – gli episodi di bracconaggio spesso segnalati dimostrano che l’ansia e la cupidigia predatoria sono ancora radicati, mentre dovrebbe prevalere nella categoria il senso di responsabilità, la consapevolezza di gestire un ‘bene comune’ e non un ‘bene privato dei cacciatori’”.
A sostegno della sua tesi la consigliera di Europa Verde sottolinea come spesso i bracconieri siano in realtà dei cacciatori con regolare licenza che però infrangono le regole “che semplicemente considerano la fauna selvatica ‘cosa propria”’ o, semmai, ‘di nessuno’. Non intendo certo fare di ogni erba un fascio, né affermare che ogni cacciatore è un bracconiere. Così come non intendo mettere in discussione il principio che la responsabilità penale è sempre personale ma manca la consapevolezza che il patrimonio faunistico è un bene comune e non di pochi”.
Diametralmente opposta la visione dell’assessora Zanotelli che alle parole di Coppola replica: “Negli anni l’Ente gestore della caccia, l’Associazione cacciatori trentini, proprio in virtù dei compiti gestionali che le sono affidati, ha dimostrato viceversa una sempre maggiore attenzione nei confronti della necessità di garantire abbattimenti regolari, nella volontà di perseguire il migliore status delle popolazioni di fauna selvatica e quindi garantire al meglio l’attività venatoria. Essa inoltre svolge attività informative e formative nei confronti dei cacciatori e soprattutto garantisce attivamente il supporto dei propri guardacaccia alle attività di vigilanza in materia operate dal corpo forestale provinciale”.
Zanotelli fa sapere di non condividere le conclusioni di Coppola in merito a una generale diffusione del bracconaggio tra i cacciatori e rispetto al fatto che questi ultimi sentirebbero la fauna selvatica come fosse un proprio bene privato e non un bene comune. Entrando nel merito dell’interrogazione l’assessora evidenzia come la “leale collaborazione tra la pubblica amministrazione e il mondo associazionistico venatorio” non sia mai venuta meno. Inoltre stando a quanto riferito dalla Provincia, negli ultimi anni, il fenomeno del bracconaggio non sarebbe peggiorato.



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