Declassamento del lupo, il Trentino potrebbe prelevare fino a 5 esemplari. Le associazioni promettono battaglia: "Confidiamo nel ricorso, la politica nemica della fauna"
La Lndc Animal Protection sul declassamento del lupo: "Purtroppo è ormai evidente che il governo e la politica siano dichiaratamente nemici della fauna selvatica"

MILANO. "Purtroppo è ormai evidente quanto il governo e la politica, in testa in Italia, siano dichiaratamente nemici della fauna selvatica". A dirlo Piera Rosati, presidente della Lndc Animal Protection. L'associazione, con Green Impact (Italia), Earth (Italia), Nagy Tavak (Ungheria) e One Voice (Strasbourg, Francia), aveva presentato ricorso davanti al Tribunale Ue per chiedere l'annullamento della Decisione del Consiglio su proposta della Commissione europea relativa alla richiesta di declassamento della protezione del lupo. "Un patrimonio dello Stato che dovrebbe essere salvaguardato, gestito e valorizzato al meglio".
Nelle scorse settimane Ispra ha definito una quota massima di prelievi, su base regionale (e provinciale per Trento e Bolzano), secondo i dati del censimento nazionale del 2021, che stimava la presenza di circa 3.300 lupi in Italia. La quota ammessa di prelievi in deroga è tra il 3 e il 5%, dunque tra 100 e 160 lupi, una soglia estremamente prudenziale, con ripartizioni locali basate sulle effettive consistenze territoriali.
Il Trentino può prelevare 3-5 esemplari mentre per l’Alto Adige si parla di 1-2 lupi. In ogni caso si tratta di prelievi mirati, riguardanti esclusivamente animali pericolosi, confidenti o particolarmente dannosi.

La Commissione europea ha proposto il declassamento della protezione del lupo prevista dalla Convenzione di Berna, da “specie rigorosamente protetta” a “specie protetta”, che permetterebbe la cattura o uccisione dei lupi qualora le istituzioni locali o regionali ritenessero sussistenti motivazioni di sicurezza o di ordine pubblico.
"Al momento, e per fortuna, non esiste ancora nessun atto normativo e tantomeno amministrativo che autorizzi concretamente l'abbattimento selettivo, anche se l’Ispra si è già messa avanti inviando di recente alle Regioni una tabella che stabilisce le quote di lupi che sarebbe possibile abbattere in base alla popolazione presente: su un totale di 3.253 lupi sul territorio italiano potranno essere uccisi dal 3 al 5%, cioè da 98 a 163 esemplari (Fonte Ispra)", aggiunge la Lndc Animal Protection. "Ma prima che questo protocollo possa essere attuato, dovrà essere modificata la direttiva Habitat dell‘Ue, con parere positivo anche del Parlamento e del Consiglio europeo, dopo di che gli Stati membri potranno integrarla operativamente nei propri ordinamenti. Assistiamo costantemente a un’inversione di marcia verso pratiche violente, profondamente irresponsabili e incivili come la brutalità della caccia, selettiva e non".
L’associazione confida "nel ricorso che, se accolto, potrebbe riportare il lupo alla tutela che merita, forte anche della recentissima pubblicazione di un ulteriore rapporto scientifico, commissionato dalla stessa Ue nel 2023 (2025 - Sviluppo di una metodologia per la definizione dei Valori di riferimento favorevoli per i grandi carnivori in Europa) che dimostra ancora una volta l’assenza di base scientifica per la decisione sul suo declassamento, sostenuta invece dal favorire gli interessi economici a breve termine di alcuni settori, che rappresentano tra l’altro una netta minoranza della cittadinanza. Stiamo attraversando un momento critico per la biodiversità e il clima, per questo è ancora più fondamentale agire in modo responsabile e lungimirante. La protezione del lupo è anche simbolo del nostro impegno verso un futuro sostenibile".
Si lavora al declassamento del lupo ma ancora non ci sono via libera, l'associazione auspica un ritorno indietro. "Invito ancora una volta i responsabili politici a riconsiderare la loro posizione, scegliendo di continuare a dare la massima protezione al lupo, un patrimonio naturale che appartiene a tutti noi. Non solo per una questione etica, ma anche per tutelare il nostro ambiente e il futuro delle nuove generazioni”, conclude Rosati.














