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Legge elettorale, spunta il ddl “anti-donne”: via la doppia preferenza e l’alternanza dei nomi all’interno delle liste

La consigliera di maggioranza Masè ha presentato un ddl per modificare la legge elettorale provinciale. Fra le proposte la cancellazione della doppia preferenza di genere sostituendola con la tripla preferenza, che però potrebbe di fatto favorire l’elezione di candidati uomini, che già superano il 70% degli eletti

Di Tiziano Grottolo - 12 gennaio 2021 - 05:01

TRENTO. Il disegno di legge numero 80 è stato depositato in sordina lo scorso 30 novembre dalla consigliera della Civica, Vanessa Masè, che propone di modificare la legge elettorale provinciale 2003. Fra modifiche minori (come l’allargamento dei simboli da 2 a 2,5 centimetri) ce ne sono altre che avranno ripercussioni importanti e che potrebbero addirittura incidere sulla futura composizione del Consiglio provinciale. Su tutte la proposta di eliminare la regola della doppia preferenza di genere sostituendola con la tripla preferenza che però potrebbe avere l’effetto di favorire l’elezione di candidati uomini. Ma andiamo con ordine.

 

Attualmente in Consiglio Provinciale siedono 35 consiglieri, di questi solamente 9 sono donne, meno del 26%, in pratica solo 1 eletta su 4 è donna. Se poi si procede a ritroso, oltre al fatto che nessuna donna è mai stata eletta alla guida della Provincia o del Capoluogo, nel 2013 furono appena 6 le consigliere elette. Una “conquista” rispetto al 2008 quando in Consiglio entrarono appena 4 donne. In altre parole il trend, seppur lentamente, sembrerebbe in miglioramento con le donne che di elezione in elezione sono sempre più rappresentate. Ciò è sicuramente dovuto anche a una serie di correttivi introdotti con forza di legge su tutte la regola sulle preferenze che attualmente prevede la possibilità per ogni elettore di “esprimere fino a due voti di preferenza per i candidati alla carica di consigliere provinciale della lista prescelta”, ma a una condizione “questi devono essere diretti a candidati di genere diverso”, pena l’annullamento della seconda preferenza.

 

 

 

 

Eppure, se la proposta della consigliera Masè dovesse essere approvata, questo principio verrebbe meno. Nella modifica non si chiede di abrogare il principio in toto, questo sarebbe troppo, ma si vuole offrire una scappatoia che per come vanno le cose finirebbe per penalizzare proprio le donne. “Ogni elettore – si legge nella proposta di modifica – può esprimere fino a tre voti di preferenza per i candidati alla carica di consigliere provinciale della lista prescelta. Se esprime più voti questi devono essere diretti a candidati di genere diverso”. Se da un lato è vero che, almeno in linea teorica, si potrebbe optare per votare due donne e un uomo questo nella sostanza non avviene mai. Come peraltro dimostrano i risultati elettorali provinciali dalla Liberazione a oggi.

 

Considerando gli attuali trend sarebbe più probabile infatti, che i due voti finiscano per premiare due candidati uomini. Se con la legge attuale, quando si esprimono più preferenze, i generi sono rappresentati al 50 e 50, con la modifica di Masè uno dei due generi potrebbe pesare per il 66% con l’altro relegato a un misero 33%. A pesare poi ci sono le statistiche, come rilevato da Claudia Giuspoli, una studente dell’Università di Trento che frequenta il corso di “data science” del dipartimento di Matematica, gli uomini partono già avvantaggiati perché sono sovrarappresentati all’interno delle liste. Giuspoli ha preso in esame le ultime elezioni Comunali del 2020 a Trento scoprendo che su 714 persone candidate solo il 37,8% erano donne anche se quest’ultime rappresentano il 52,5% della popolazione. Dopo il voto sono state appena 11 (su 40) le elette in Consiglio comunale, pari al 27,5% (nel 2015 erano il 20%). Insomma la strada verso la parità di rappresentanza è ancora lunga e non sarà di certo con modifiche di questo tipo che si andrà nella giusta direzione.

 

 

Infine, merita di essere citata anche un’altra modifica che Masè vorrebbe introdurre nella legge elettorale provinciale, eliminando la frase “nelle liste si alternano candidature di genere diverso”. Anche qui se il ddl Masè dovesse essere approvato i primi nomi in lista (quelli più in vista) potrebbero essere tutti di donne ma è una condizione difficile da veder realizzata. Sarebbe molto più probabile che i “posti migliori” siano occupati da chi attualmente ha più peso politico, e per il momento l’identikit del politico trentino parla inequivocabilmente al maschile.

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