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L'europarlamentare leghista cita Ferro e il Dolomiti: “'La vaccinazione rende liberi', ricorda qualcosa?”. Risponde l'Auschwitz Museum. Calenda: ''Scusati in tempo record''

“Se serve agevolo traduzione in tedesco” ha scritto su Twitter l'europarlamentare leghista Francesca Donato. L'Auschwitz Museum Memorial: “Questa strumentalizzazione è un triste sintomo del declino morale e intellettuale”

Foto di Dnalor 01
Di Filippo Schwachtje - 04 luglio 2021 - 06:01

TRENTO. In un articolo pubblicato il 29 aprile scorso, il direttore del dipartimento prevenzione dell'Azienda Sanitaria trentina Antonio Ferro aveva dichiarato al Dolomiti, invitando i sanitari trentini ad aderire alla campagna di vaccinazione contro il Covid 19: “La vaccinazione rende liberi” (Qui Articolo). Qualche giorno fa l'europarlamentare della Lega Francesca Donato ha ripreso il nostro articolo, avanzando su Twitter un paragone con il tristemente celebre motto che capeggiava all'ingresso del campo di sterminio di Auschwitz e di tanti altri campi di concentramento nazisti: “Arbeit macht frei”. E tra le tante risposte degli utenti arrivate a Donato, ci sono anche le pesanti parole dell'Auschwitz Memorial Museum: “Questa strumentalizzazione è un triste sintomo del declino morale e intellettuale”. Sulla vicenda è poi intervenuto il leader di Azione Carlo Calenda, che ha invitato l'europarlamentare a scusarsi "a tempo di record", ma anche in questo caso l'esponente della Lega ha ribadito molto chiaramente la sua posizione: "Scusarmi di aver evidenziato un grottesco e macabro slogan per la propaganda becera di farmaci sperimentali che 'funzionicchiano'?".

 

“'La vaccinazione rende liberi' – ha scritto Donato riportando l'articolo del Dolomitiricorda qualcosa? Ai più sbadati se serve agevolo traduzione in tedesco”. Parole che lasciano poco spazio all'immaginazione e che di fatto suggeriscono un paragone tra l'odierna campagna vaccinale e l'orrore storico della dittatura nazista. Paragone già di per sé profondamente irrispettoso nei confronti delle milioni di vittime della Shoah, ma che è reso ancora più grave dal fatto che a condividerlo sia un'europarlamentare. L'obiettivo è semplice: far passare l'idea che la fantomatica 'dittatura sanitaria' sarebbe in qualche modo equiparabile a quella nazista e che chi sceglie di non vaccinarsi venga discriminato in Italia e in Europa come il popolo ebreo durante il nazismo.

 

 

A rispondere a Donato è intervenuto addirittura l'Auschwitz Memorial Museum (su Twitter con un profilo ufficiale da oltre 1 milione di follower), che ha scritto: “Quelle parole (Arbeit macht frei ndr) sono diventate una delle icone dell'odio umano che ha portato a innumerevoli morti. La strumentalizzazione di questo simbolo per argomentare contro la vaccinazione che salva la vita umana, è un triste sintomo di declino morale e intellettuale”.

 

Anche il leader di Azione Carlo Calenda ha poi commentato la vicenda, scrivendo a Donato: "Penso che dovresti scusarti a tempo di record. L'ignoranza può scusare molte cose, e senza dubbio da questo punto di vista tu hai credito quasi illimitato, ma scherzare su milioni di morti anche no". "Scusarmi di aver evidenziato un grottesco e macabro slogan per la propaganda becera di farmaci sperimentali che 'funzionicchiano'? - ha risposto l'europarlamentare, ribadendo quindi ancora una volta quanto espresso in precedenza - E a che pro? Io non devo fare da zerbino alle lobby per esistere in politica, a differenza tua", chiudendo poi il tweet con l'hashtag #servi. 

 

 

 

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