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Linguaggio rispettoso del genere in Comune, per le donne della Lega è un ''Aggravio burocratico''

La decisione da parte del Comune di Trento di utilizzare un linguaggio rispettoso del genere non è condivisa dalle consigliere e parlamentari leghiste. Il sindaco Ianeselli nei giorni scorsi aveva spiegato che ''Non significa perdere tempo o non occuparsi di cantieri. A una comunità servono entrambi''

Di Giuseppe Fin - 11 febbraio 2021 - 13:04

TRENTO. Il linguaggio di genere? Un “aggravio burocratico” è quello che pensano le donne della Lega in merito alla decisione da parte del Comune di Trento di promuovere anche nei documenti un linguaggio non sessista, inclusivo e rispettoso del genere.

 

L'iniziativa ufficializzata nei giorni scorsi ma adottata già da diverso tempo ha creato polemiche da parte della destra. Nei giorni scorsi ad intervenire contro il sindaco Ianeselli era stato il consigliere Andrea Merler ed ora sono le donne della Lega ad esprimersi.

 

Il sindaco, attraverso la propria pagina Facebook, aveva risposto a Merler ribadendo che “occuparsi di parità e di lotta alle discriminazioni (in ogni campo, per esempio l'omofobia) non significa perdere tempo o non occuparsi di cantieri. A una comunità servono entrambi”. Aveva poi rivendicato per l'Amministrazione l'essere “attenti anche al linguaggio, diversamente - sì, diversamente - dalle assessore leghiste che hanno chiesto di tornare indietro e di farsi chiamare al maschile, evidentemente considerando il termine 'assessora' una diminutio. Non è così” aveva concluso.

Oggi ad intervenire sono state la capogruppo in consiglio comunale, Bruna Giuliani, le parlamentari Elena Testor, Vanessa Cattoi e Martina Loss, la capogruppo in consiglio provinciale Mara Dalzocchio e le consigliere Alessia Ambrosi e Katia Rossato.

 

Una prima osservazione fatta dalle rappresentanti della Lega riguarderebbe il fatto che “la decisione ha mancato di coinvolgere la commissione consiliare competente ed il consiglio comunale, nonché il Consiglio delle Donne”. Ma soprattutto la decisione adottata dalla Giunta comunale di Trento per le donne leghiste con la riformulazione linguistica di tutti gli atti amministrativi, regolamenti e singola modulistica, “Porterà un notevole aggravio burocratico, rallentando l’azione dei servizi comunali, peggiorando in definitiva il servizio alla cittadinanza”.

 

Per “promuovere la parità della donna”, spiegano le consigliere e le parlamentari leghiste “E' importante far sì che alla donna vengano concesse – più che un riconoscimento grammaticale - le stesse opportunità e remunerazioni economiche dell’uomo nel medesimo ambito lavorativo”. Ribadiscono poi il fatto che il “genere femminile” abbia dinanzi a sé “battaglie ben più complesse di valore sociale, etico e professionale rispetto alla declinazione al femminile di una parola”.

 

“Come donne Lega, ci dichiariamo - quindi - in disaccordo con le modalità di azione della Giunta comunale di Trento; siamo favorevoli alla libertà di scelta delle donne (e di tutti i cittadini) sull’utilizzo del linguaggio che le riguarda. Il cambio della lingua comune non può essere fatto con un’azione ideologica di propaganda, mentre servono da parte dell’amministrazione misure reali e concrete di prevenzione al contrasto delle discriminazioni”.

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