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Tripla preferenza, il Pd: “Un attacco alla parità di genere”. Futura: “Proposta patriarcale e sessista”

Secondo la Lega la doppia preferenza di genere è influenzata da scelte ideologiche che alla prova dei fatti non producono risultati ma limitano la libertà di scelta degli elettori: “Se le donne sono in minoranza significa anche che le donne votano gli uomini”

Di T.G. - 04 ottobre 2021 - 17:17

TRENTO. In Prima commissione si è aperta la discussione generale sul ritorno alle tre preferenze in materia di elezioni. La discussione è frutto dell’unificazione di due disegni di legge, (il primo presentato dall’ex autonomista Ugo Rossi, il secondo da Vanessa Masè de La Civica), entrambi però prevedono l’abolizione della doppia preferenza di genere per tornare a un sistema con tre preferenze. Questa soluzione però è stata aspramente criticata da associazioni ed enti che si battono per un’equa rappresentanza delle donne in politica. Non solo, perché la proposta è stata “bocciata” anche dai tecnici chiamati a esprimersi nel merito della questione.

 

Il Partito Democratico ha parlato di un attacco alla parità di genere che riporta indietro il Trentino”. Con la terza preferenza, ha affermato Sara Ferrari, si introduce il concetto di quota cancellando quello di parità di genere che si incarna nel principio del 50% delle possibilità che la doppia preferenza tutela. La capogruppo Dem ha sottolineato come il ddl unificato Civica–Patt, cerchi di riproporre le cordate maschili nei piccoli territori tagliando fuori le donne. “Lo Stato ha chiesto alle Regioni di adeguarsi nelle norme elettorali alla parità e noi, che siamo stati i primi, vogliamo tornare indietro. La doppia preferenza venne approvata con l’aiuto e il consenso di tutte le consigliere e oggi, con grande amarezza e tristezza, sono due donne a proporne la cancellazione. Un ferita che peserà sulle future generazione che dovranno subire ancora la cultura patriarcale e maschilista”.

 

Critiche al ddl sono arrivate anche da Futura. Paolo Zanella, condividendo l’amarezza della collega del Pd, ha anche lui sottolineato il fatto che questo ddl ha il paradosso di avere al primo posto le firme di due donne secondo lui vittime anche loro della cultura patriarcale e sessista: “Quella cultura che spinge le donne a farsi chiamare al maschile per sentirsi parte di un mondo dominato dagli uomini”. Insomma, anche per l’esponente di Futura, il ddl va a rafforzare una cultura patriarcale e sessista.

 

Dal canto suo Mara Dalzocchio, capogruppo leghista in Consiglio provinciale, si è detta d’accordo sul fatto che ci sia un problema culturale, ma le proposte normative in materia, ha aggiunto, come quella della doppia preferenza, sono influenzate da scelte ideologiche che alla prova dei fatti non producono risultati ma limitano la libertà di scelta degli elettori. “Non a caso la maggior parte delle donne sono state elette in un partito definito maschilista e sessista come la Lega”. Per l’esponente leghista ci deve essere la libertà di voto e si deve prendere atto che se le donne sono in minoranza significa anche che le donne votano gli uomini. Ma questo è un tema culturale che non si può affrontare introducendo obblighi pesanti e, ha ricordato, nella proposta delle tre preferenze c’è comunque quello di esprimere almeno una preferenza di genere.

 

Paola Demagri del Patt, il partito che per primo aveva proposto l’eliminazione della doppia preferenza di genere (prevedendo però al contempo il passaggio a un sistema proporzionale) ha preso le distanze dalle affermazioni della capogruppo leghista e ha chiesto un confronto rispettoso e dialogante. Per questo, visto il clima di contrapposizione, ha lasciato la commissione.

 

Il consigliere di Azione, Ugo Rossi, ha evidenziato come il suo ddl sia stato depositato ancora all’inizio del 2019 per poi rimanere chiuso in un cassetto fino a quando nel novembre 2020 la rappresentante della Civica ha preso l’articolo sulle tre preferenze e lo ha trasformato nel suo ddl”. L’esponente di Azione ha ricordato di aver ritirato la sua firma sul ddl dopo il suo passaggio al Gruppo Misto consegnandolo alle decisioni del Patt. Nel merito ha ricordato che il disegno di legge originariamente prevedeva il ritorno al proporzionale, scelta che avrebbe permesso una discussione approfondita sul tema fondamentale della rappresentanza. Per fortuna, ha aggiunto, ci sono gli emendamenti di 5 Stelle che allargano la discussione al voto dei trentini all’estero e alla questione della visibilità del programma del presidente della Pat, pensando magari alla possibilità di una verifica dei cittadini dello stato di realizzazione degli impegni elettorali. Secondo Rossi il ddl unificato in discussione è invece irrispettoso della possibilità di aprire un ragionamento sul problema della rappresentanza, riducendo tutto al confronto, anzi allo scontro, ideologico.

 

Alex Marini del Movimento 5 Stelle ha depositato 15 emendamenti in commissione. Il consigliere si è detto favorevole a un ritorno al proporzionale. Secondo Marini questo sistema porterebbe a un riequilibrio tra assemblea legislativa e governo. Equilibrio che è stato ulteriormente compromesso dall’abolizione della ‘porta girevole’ (la sostituzione del consigliere che veniva nominato assessore ndr)”. C’è poi il capitolo del voto per corrispondenza (interessa i 22 mila iscritti all’Aire) che, per il consigliere pentastellato, andrebbe esteso anche alle provinciali e ai referendum in ottemperanza al dettato costituzionale. Per ciò che riguarda gli emendamenti del consigliere pentastellato, i principali mirano a introdurre il voto disgiunto che, ha affermato, aprirebbe spazi democratici di scelta; l’ineleggibilità dei sottosegretari; l’obbligo della composizione delle liste in ordine alfabetico; la riduzione a 20 dei candidati per evitare le candidature “riempitivo”. Infine, l’allargamento a 4 dei voti di preferenza, due dei quali di genere, l’annullamento di tutte le preferenze nel caso di non rispetto della norma. Ultimo emendamento presentato dal consigliere 5 Stelle riguarda l’introduzione del voto per corrispondenza. Ora la discussione generale riprenderà in una prossima seduta della Prima commissione.

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