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Legge elettorale in Trentino, presentati due nuovi emendamenti per la parità di genere. Ferrari: "Siamo al terzo tentativo in dieci anni, sarà quello buono?"

Sono due gli emendamenti proposti in merito al disegno di legge della consigliera regionale Brigitte Foppa (Verdi): l'uso di due preferenze nei comuni sopra i 5mila abitanti con entrambi i generi e obbligo della parità nella lista con 50% candidati per ciascun genere alternato

Di Francesca Cristoforetti - 12 April 2022 - 21:08

TRENTO. Due preferenze nei comuni sopra i 5mila abitanti con entrambi i generi e obbligo della parità nella lista con il 50% dei candidati per ciascun genere alternato: sono questi gli emendamenti proposti da Sara Ferrari del Pd e da Paolo Zanella di Futura, in merito al disegno di legge della consigliera regionale Brigitte Foppa (Verdi), che verrà discusso domani in Consiglio regionale.

 

Tali proposte, che mirano ad apportare le modifiche alla legge elettorale del Trentino, sono state sottoscritte dai gruppi consiliari regionali del Pd, dei Verdi e dei 5 Stelle.

 

"Per la terza volta in 10 anni - dichiara Sara Ferrari - il Partito Democratico prova a far approvare l’introduzione della parità uomo-donna nelle elezioni Comunali del Trentino. Infatti, dal 2012 tutti i comuni italiani sopra i 5.000 abitanti votano per l’elezione del Consiglio comunale esprimendo due preferenze, una per ciascun genere".

 

Già nel novembre 2012 con la legge 215 il Parlamento ha introdotto strumenti di riequilibrio della rappresentanza nelle istituzioni comunali, approvando in modo bipartisan l’introduzione della doppia preferenza di genere nelle elezioni amministrative.

 

Dunque ormai da dieci anni in tutti comuni italiani sopra i 5.000 abitanti si vota esprimendo una preferenza per un genere e una per l’altro, in Trentino-Alto Adige invece no. Nel nostro territorio la norma che regola le elezioni comunali è regionale e già nel 2013 si tentò di recepire questa innovazione con una proposta delle consigliere Margherita Cogo e Sara Ferrari, ma venne bocciata dal Consiglio regionale, che invece accettò l’obbligo di presenza di entrambi i generi nelle giunte comunali.

 

"Purtroppo il risultato di questa chiusura antidemocratica - prosegue Ferrari - ha portato invece ad avere a oggi solo il 31% di donne consigliere comunali in Trentino (a fronte del 69% di uomini) mentre in Italia sono il 33%".

 

Nel 2016 ci fu un secondo tentativo di adeguare le elezioni dei comuni del Trentino-Alto Adige alle richieste di parità, che vengono dalle raccomandazioni internazionali ed europee, dalla Costituzione e dalle norme nazionali, con una proposta di legge del Partito Democratico (Sara Ferrari, Donata Borgonovo Re, Violetta Plotegher, Lucia Maestri), affossata dalla Svp (l’Alto Adige ha ben 4 preferenze su cui ragionare) che "si è incrociata con lo scarso entusiasmo trasversale della maggioranza maschile dell’aula".

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