Tripla preferenza, Masè chiederà la sospensione del suo ddl. Le minoranze soddisfatte: ''La difesa della parità ha funzionato''
Le minoranze per bloccare il disegno di legge proposto dalla consigliera Vanessa Masè avevano presentato più di 600 ordini del giorno e quasi 1500 emendamenti: "Ci avrebbe riportati indietro con tre preferenze, di cui una su tre diversa, negando la parità. Non lo abbiamo permesso"

TRENTO. Vanessa Masè, nel corso della Conferenza dei capogruppo che si è tenuta nelle scorse ore, ha annunciato che in aula chiederà la sospensione del proprio ddl contenente la proposta di passare dalle 2 alle 3 preferenze nel voto provinciale. Una decisione che va a sbloccare l’impasse in corso da mesi e che aveva portato le minoranze ad un vero e proprio muro.
Se da un lato la capogruppo leghista Mara Dalzocchio nel corso della conferenza ha ringraziato la collega per la decisione che permette di liberare il campo per molti testi di legge importanti e urgenti in attesa dall'altro a gridare vittoria sono le opposizioni. “La difesa della parità ha funzionato. Lo avevamo promesso e abbiamo raggiunto il risultato” sono le parole che arrivano da Futura, Partito Democratico, Verdi e Movimento 5 Stelle.
Le minoranze per bloccare il provvedimento avevano presentato più di 600 ordini del giorno e quasi 1500 emendamenti per difendere una legge “giusta, che garantisce la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche pubbliche provinciali” hanno spiegato i consiglieri Zanella e Marini e le consigliere Ferrari e Coppola.
La doppia preferenza di genere è stata approvata nel dicembre del 2017 grazie a un lavoro bipartisan delle consigliere provinciali, sostenuto da una massiccia raccolta firme del Comitato Non ultimi e altre numerose associazioni di donne e uomini e dalla condivisione delle parti sociali. Questa norma ha introdotto, anche in Trentino, un sistema elettorale che supera il concetto delle “quote” e garantisce la rappresentanza di donne e uomini.
“La proposta della consigliera Masè – spiegano i consiglieri - ci avrebbe riportati indietro con tre preferenze, di cui una su tre diversa, negando la parità. Non lo abbiamo permesso”.
I consiglieri e le consigliere di Futura, Pd, Verdi e M5S si sono anche detti pronti a continuare a “vigilare” continuando la propria azione politica “Per garantire sempre il principio di equità sostanziale tra donne e uomini, nella vita di tutti i giorni e nelle istituzioni. È una questione di democrazia e di osservanza dei dettami costituzionali” hanno concluso.














