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“La tripla preferenza? Un passo indietro”, associazioni e Pari opportunità contro il ddl Masè che però piace ai Pro vita

Attorno alla proposta di abolire la doppia preferenza di genere si è sviluppato un serrato dibattito, la Commissioni pari opportunità e le associazioni parlano di “un passo indietro non giustificato”. Per i Pro vita invece la tripla preferenza aprirà uno spazio di libertà all’elettore non obbligandolo a scelte “quotarosiste”

Di Tiziano Grottolo - 11 May 2021 - 17:24

TRENTO. Recentemente in prima commissione è sbarcato il disegno di legge presentato dalla consigliera di maggioranza Vanessa Masè (La Civica) che propone di andare a modificare la legge elettorale per le provinciali. Come anticipato da Il Dolomiti lo scorso gennaio, in particolare con il ddl Masè si vorrebbe cancellare la “doppia preferenza di genere” sostituendola con una tripla preferenza.

 

Un ddl bocciato sonoramente sia dalla Commissione pari opportunità (Cpo) che dalle associazioni che si battono in favore dell’uguaglianza fra uomini e donne. Fra le perplessità sollevate da Paola Taufer, presidente della commissione pari opportunità, il ripristino delle tre preferenze rischierebbe di promuovere un maggiore squilibrio nella rappresentanza dei due generi in politica per questo si è opposto “con decisione e fermezza” all’approvazione.

 

Al contrario, secondo la promotrice, Masè, l’intento del ddl è quello di allargare la possibilità di esprimersi per gli elettori. Il pericolo concreto però, secondo Taufer è che laddove venga esercitata la tripla preferenza, venga espressa probabilmente a vantaggio di due candidati uomini anziché di due candidate, diminuendo così le possibilità di elezione per le donne. Giulia Robol del Comitato Non ultimi ha parlato di “un passo indietro” rispetto ad un principio da sostenere in modo assolutamente trasversale.

 

Al tempo stesso Delia Valenti, del Coordinamento donne onlus, si è detta dispiaciuta e stupita di doversi trovare a difendere quanto così faticosamente costruito in tanti anni di battaglie: “Le norme che si vogliono modificare rientrano tra quelle che hanno l’obiettivo di promuovere parità di accesso delle donne alle cariche elettive e in questi termini è ovvio che l’obiettivo non sarebbe in alcun modo raggiunto”. Per Donne in rete Elena Biaggioni ha condiviso pienamente l’intervento di chi l’ha preceduta, aggiungendo: “Mi chiedo in questo senso se il Trentino voglia, al contrario della prassi che c’è sempre stata, fare dei passi indietro anziché avanti”. Di “un passo indietro non giustificato, che non ci meritiamo” ha parlato Sighele Chiara per l’Osservatorio Cara città di Rovereto.

 

Favorevole al ddl Masè Giulia Bovassi, responsabile Ufficio studi cattolici dell’Associazione Nazione futura secondo la quale la proposta in discussione rappresenta un’evoluzione di un modus operandi in termini di rappresentanza delle donne nelle istituzioni. Stando a quanto dichiarato da Bovassi vi sarebbe la necessità di ripensare la figura della donna madre, legata all’immagine della maternità, nella declinazione materna che conferisce a tutto ciò che fa.

 

La terza preferenza piace anche all’​Associazione Pro vita e famiglia, già nota in Trentino per una campagna pubblicitaria contro l’aborto. Maria Rachele Ruìu ha apprezzato la proposta perché a suo dire vanno nella direzione di aprire uno spazio di libertà all’elettore non obbligandolo a scelte “quotarosiste”, nello sforzo di difendere il principio democratico e senza rinunciare alla ricchezza che il mondo femminile può e deve apportare.

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