Post-Covid, in Trentino arriveranno 46 nuovi posti letto in terapia intensiva (+144%). I dubbi di Zanella: “Costo fissi elevati, c’è il rischio di depotenziare altri reparti”
Un investimento da oltre 15 milioni per potenziare i posti letto in terapia intensiva che passerebbero da 32 a 78 con un incremento del 144%. Secondo Zanella però, per ottenere l’aumento si taglieranno posti letto in altri reparti fra cui geriatria: “Mancano anche infermieri e medici per tenerli aperti, con costi fissi così alti c’è il pericolo di sottrarre risorse ad altri servizi”
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TRENTO. La pandemia di Sars-Cov-2 ha avuto un impatto enorme sul sistema sanitario nazionale portando alla luce quelli che sono stati i vari punti deboli dei sistemi regionali e provinciali. Proprio per questo si è deciso di intervenire per riorganizzare la rete ospedaliera anche in funzione di nuove fasi pandemiche. Come ricostruisce il consigliere provinciale Paolo Zanella, anche il Trentino si è attivato e lo scorso 30 luglio si è deciso, su indicazione di Roma, di rimodulare il “Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera della Provincia di Trento”.
In particolare, osserva il consigliere di Futura, fra le varie indicazioni arrivate dal Ministero della Salute, vi è quella che riguarda l’adeguamento dei posti letto di terapia intensiva e di alta intensità di cure. In Italia da almeno vent’anni si è assistito al taglio di posti letto all’interno degli ospedali, “opportuno, ma forse un po’ eccessivo” sostiene Zanella, che sono passati dai 5,8 ogni 1.000 abitanti del 1998 a 3,6 ogni 1.000 abitanti del 2017. Secondo Agenas, l’Italia si trovava agli ultimi posti in Europa anche per numero di posti letto di rianimazione, con 8,5 posti letto ogni 100.000 abitanti. Il Trentino con soli 5,9 posti letto ogni 100.000 abitanti è tra le regioni con meno posti letto di terapia intensiva del Paese.
L’obiettivo posto dal ministro alla Salute Roberto Speranza è quello di ripristinare un numero di posti letto in rianimazione che sia in linea con la media europea. Per il Trentino ciò significa che sarà necessario più che raddoppiare i posti letto in terapia intensiva, passando dagli attuali 32 a 78. Un’indicazione che a quanto pare è stata recepita dalla Giunta che ha recentemente previsto un incremento di 46 posti letto di terapia intensiva e di 38 di semi-intensiva, per un costo di circa 15 milioni di euro (in gran parte coperti da Roma).

“Questa inversione di rotta avviene sull’onda dell’emergenza pandemica, ma i posti letto che verranno aumentati lo saranno in modo strutturale”, commenta Zanella. “Nei fatti, al netto dell’emergenza pandemica, la carenza di posti letto in terapia intensiva è una realtà, con tassi di occupazione troppo elevati per un reparto che deve poter accogliere in urgenza. Tale carenza, però, non è sufficiente per giustificare un aumento del 144% dei posti letto”. Secondo il consigliere aumentare di qualche unità (come peraltro già fatto con i dieci posti di rianimazione neurochirurgica) è necessario, ma in queste proporzioni si rischia di minare la tanto inseguita appropriatezza dei ricoveri. “L’aumento di 46 posti letto di terapia intensiva e di 38 di terapia sub-intensiva, al di là dei costi di attivazione, coperti da fondi statali e provinciali, produrrà conseguenze impattanti per il sistema sanitario provinciale”.
A preoccupare è soprattutto l’aumento dei costi fissi, oltre alla necessità di un gran numero di infermieri che attualmente si aggiunge alla difficoltà nel trovare medici anestesisti e rianimatori. Non solo perché il rischio, paventato da Zanella, è anche quello di sottrarre risorse al potenziamento di altri servizi, o peggio, togliere spazi ad altri posti letto, andando a occupare spazi attualmente destinati ad altre specialità. “I posti letto che verranno attivati di terapia intensiva e sub-intensiva andranno a sostituire posti letto o ad aggiungersi a quelli di medicina e chirurgia a Cles e pneumologia ad Arco, ma sostituiranno con certezza diversi posti di medicina di Trento e di neuroriabilitazione e geriatria di Rovereto”.
Tutto ciò in uno scenario dove da tempo, le realtà maggiormente in affanno sono proprio quelle di geriatria, costrette ad appoggiare spesso pazienti in altri reparti. “La presunta chiusura di 27 posti letto di geriatria a Rovereto per fare posto a 16 posti letto di rianimazione determinerà un’ulteriore mancanza di posti letto in una specialità già fortemente in sofferenza e con tassi di occupazione media che spesso già superano il 100% dei posti letto disponibili. Forse – conclude Zanella – l’implementazione di una sola decina di posti letto di rianimazione (con tutti i posti letto di sub-intensiva predisposti ad essere convertiti al bisogno in intensiva con personale formato) e piuttosto un aumento di alcune unità di posti letto in medicina e soprattutto in geriatria sarebbe stato più opportuno da attuare e contrattare con lo Stato”.








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