Serie di critiche del presidente del Museo degli Usi e Costumi al suo museo, lettera di una curatrice: ''Così si danneggia l’operato di un intero team di lavoro''
In un'intervista a l'Adige il presidente Amistadi spiega che il museo che presiede da più di due anni è ''rimasto fermo all'epoca di Šebesta'' (fine anni '60) aggiungendo una serie di critiche molto pesanti. Pubblichiamo la lettera di Antonella Mott che difende l'operato di tutto il personale del museo in questi anni e racconta quanti cambiamenti ci sono stati aggiungendo che ''invito quindi a consultare almeno il sito www.museosanmichele.it prima di esprimere giudizi sull’operato di coloro che al Museo di San Michele si sono impegnati con professionalità e con passione per onorare l’istituzione che rappresentiamo''

SAN MICHELE. Il presidente Ezio Amistadi ha presentato così la ''nuova era'' post Kezich: ''Siamo rimasti fermi all'epoca di Šebesta'' e poi ''Oggi dobbiamo aggiornarci'' e ancora ''Chi entra oggi nel nostro Museo si tuffa nel passato, in tutti i sensi''. Una serie di virgolettati rilasciati dal numero uno del Museo degli Usi e Costumi di San Michele, in una lunga intervista all'Adige, non proprio lusinghieri per la struttura che presiede ormai da due anni e mezzo. Frasi che per molti hanno suonato come delle critiche al vecchio direttore direttore Giovanni Kezich scaricato, come aveva spiegato a ilDolomiti, dopo 30 anni con una telefonata di 5 minuti (QUI LA SUA INTERVISTA).
Addirittura il presidente ha detto che uscendo il visitatore si porterebbe a casa una fotografia generale ''di innumerevoli oggetti disposti e affastellati in mostra senza adeguato ''racconto'', senza interazione e stimoli alla conoscenza'' concludendo che ''a queste condizioni, difficilmente la visita può essere ripetuta''. Verrebbe da chiedergli cosa ha fatto lui in questi due anni e mezzo (la nomina è di metà maggio 2019 e ormai è più vicino alla scadenza del mandato, fissata nel 2023, che dal via dello stesso) ma la risposta, evidentemente, sta nelle sue parole se davvero tutto è fermo al 1968 quando Giuseppe Šebesta dichiarò: ''Ho creato la cassaforte dei trentini, la carta d'identità dei loro valori'', fondando il più importante museo etnografico italiano di ambito regionale.
La risposta al presidente arriva da Antonella Mott stimata conservatrice del Museo dal 1995.
Leggo sul quotidiano l’Adige di mercoledì 10 novembre 2021 nuovamente informazioni errate sul Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, che ancora una volta danneggiano l’operato di un intero team di lavoro.
Il fatto che “siamo fermi ai tempi del fondatore Šebesta” non corrisponde al vero, così come ben sanno tutti i collaboratori, tutti coloro che partecipano alle attività messe in campo in questi lunghi anni di impegni, tutti i trentini che si sono rivolti al Museo per avere consulenze, informazioni, pareri, scambio di conoscenze.
Lo sa anche il pubblico, che dichiara di tornare al Museo sempre volentieri. Questo l’abbiamo già detto, insieme a molto altro, nelle lettere “Senza Kezich attività in pericolo” e “I tanti risultati del Museo di San Michele”, pubblicate sempre su l’Adige rispettivamente il 26 maggio e il 15 giugno scorsi.
Non mi dilungo oltre, quindi, su questo, perché i fatti parlano da soli. Avremmo senz’altro potuto fare di più, ma le risorse a disposizione non ce l’hanno consentito. Nel percorso espositivo del Museo non vi sono “oggetti affastellati in mostra” perché il percorso, ideato da Giuseppe Šebesta e organizzato secondo la teoria dei canali chiusi, è riconosciuto esemplare nel campo della museografia etnografica italiana, tanto che Massimo Tozzi Fontana, decano di cultura materiale e tradizioni popolari, già funzionario dell’Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna, nel 1984 nel volume “I musei della cultura materiale” dedicava una scheda al Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina. Devo aggiungere ancora, per dovere di precisione, che la collaborazione con le RSA è già in atto dal 2005 attraverso UPIPA, e che il 30 aprile scorso le persone impegnate nella “didattica” erano 3: Nadia Salvadori, Stefania Dallatorre e Daniela Finardi.
Dal 2016 al 2019 hanno lavorato presso i Servizi educativi, oltre alle funzionarie sopra citate, anche 4 ragazze/ragazzi impegnati nel Servizio Civile Universale Provinciale, nel 2019 ne erano impegnati 2, ed è solo a causa del Covid-19 che nell’anno scolastico 2019/2020 non è stato stilato il progetto per il loro coinvolgimento. Inoltre, la dicitura esatta del database etnomusicologico che ha sede presso il Museo è “Archivio Provinciale della Tradizione Orale”, il cui acronimo è “APTO”, mentre “APOT” è l’acronimo dell’Associazione Produttori Ortofrutticoli Trentini.
Non è nemmeno vero che “il Museo è stato lasciato a sé stesso per decenni” perché, solo per citare uno dei lavori più importanti e l’ultimo in ordine di tempo, il 28 settembre 2008 sono state inaugurate le nuove aree del Museo a compimento del restauro dell’ala orientale dell’antico convento agostiniano, e l’8 febbraio 2018 è stato inaugurato il nuovo allestimento della sezione “I riti dell’anno”. L’“Atlante etnografico del paesaggio trentino”, fresco di stampa, è l’esito dell’ultimo progetto di ricerca che ha impegnato la sottoscritta dal 2014.
Non corrisponde al vero il fatto che la nostra struttura “da decenni è stata lasciata alle ingiurie del tempo e alle incurie dell’uomo” perché, al contrario, ci prendiamo cura dei materiali, che sono opportunamente conservati, il percorso di visita non è interrotto da alcunché, il Museo ha un sistema di antintrusione e di antincendio, vengono effettuate tutte le manutenzioni del caso, i locali nei quali lavoriamo sono riscaldati, non cadono calcinacci, non siamo ingombrati da macerie, questo non è un paesaggio di rovine…
Il mezzo secolo di storia del Museo, di cui siamo orgogliosi anche per ciò che attraverso il nostro impegno si è costruito, sono stati festeggiati con il volume “Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina. I primi cinquant’anni. 1968-2018”, al quale abbiamo tutti contribuito. Invito quindi a consultare, come già detto, almeno il sito www.museosanmichele.it prima di esprimere giudizi sull’operato di coloro che al Museo di San Michele si sono impegnati con professionalità e con passione per onorare l’istituzione che rappresentiamo.
Antonella Mott, Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina












