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Spazi per la musica, la proposta di legge per fare un salto di qualità nella cultura: ''Un settore sottovalutato ma che è centrale per la coesione sociale''

A Trento il deputato Matteo Orfini ha presentato il ddl sugli spazi culturali e musicali. Il disegno di legge apporterebbe delle novità, “per coniugare un’esigenza con una normativa che non è andata al passo con i tempi”. Un'altra criticità con cui Trento si confronta da anni è la convivenza tra la “movida” e i residenti

Di Francesca Cristoforetti - 23 novembre 2021 - 20:16

TRENTO. “Vogliamo riaffermare i luoghi di cultura, che hanno bisogno di fare un salto di qualità, anche con una riforma normativa. Noi abbiamo provato a disegnare un modello nuovo: non essendo riconosciuta in alcuni contesti, la cultura e il suo ruolo nella società rischiano di essere sottovalutati”. Su questa base il parlamentare del Partito democratico Matteo Orfini, ospite dell’appuntamento “Spazi per la musica”, promosso dal Comitato provinciale Arci del Trentino in collaborazione con Udu Trento, ha presentato ieri sera (22 novembre) a Trento il suo disegno di legge sugli spazi culturali e musicali. Oltre al deputato dem e al presidente Arci Andrea La Malfa, era presente anche l’assessora alla Cultura del Comune di Trento, Elisabetta Bozzarelli.

Il disegno di legge d’iniziativa di Orfini mira al sostegno e alla promozione della diffusione e della fruizione della cultura, dello spettacolo e della musica, in primo luogo con un riconoscimento dei luoghi e degli spazi adibiti a questo scopo. “La proposta di legge è utile sia per il settore culturale che per la musica dal vivo – spiega La Malfa – uno dei settori che negli ultimi anni ha sofferto di più e ha smesso di esistere. Molti locali infatti non ripartono, ma noi come associazione culturale e ricreativa vogliamo rilanciare questo tema con questa iniziativa che racconta ciò che facciamo e ciò che siamo. Si è iniziato a parlare finalmente di live club, luoghi già presenti in molte città italiane”.

 

La proposta di legge si sta discutendo ormai da anni, ma ha avuto un’accelerazione durante la pandemia: “In realtà deriva da problemi già esistenti – sostiene il deputato – che sono esplosi negli ultimi tempi con maggiore forza. Vogliamo dare un ordine al settore culturale e ricreativo, che non ha norme e ne ha bisogno. Stiamo lavorando da anni su più livelli”.

 

È stato quindi costruito un progetto di riforma, partendo proprio dal welfare dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo e dai loro diritti “per riconoscere il loro lavoro non solo sul palco, ma anche per quello che c’è prima e dopo, e che come tale va riconosciuto”. I luoghi della cultura diffusa (circoli e spazi di impresa culturale) sono stati uno dei nodi emersi durante la situazione generata dal Covid: “È il settore in cui si è fatto di meno, un mondo abbandonato a se stesso proprio perché è senza criteri – dichiara Orfini – a differenza dei luoghi di cultura istituzionale. Abbiamo cercato di ragionare su come si potesse costruire non solo un sostegno emergenziale, ma come rimettere ordine dal punto di vista normativo, con uno schema che partisse dal fatto che la cultura è vitale”.

 

Circoli, live club, piccoli teatri devono essere sostenuti, innanzitutto con il loro riconoscimento: “È necessario che lo Stato definisca criteri e paletti - prosegue - per le attività che si svolgono, per cui vengono istituiti e riconosciuti questi luoghi, per costruire un meccanismo di sostegni diretti e indiretti per moltiplicarli. Saranno importanti i continui controlli annuali di verifica. Cerchiamo un meccanismo che non renda faticoso il mantenere in vita questo settore, vogliamo ridurre al minimo gli adempimenti”.

 

Non si vuole tornare alla situazione pre-pandemica, ma uscirne in modo diverso è lo scopo: “Sistemi, tutele, organizzazione delle norme che gestiscono il settore - spiega il promotore del disegno di legge - vogliamo un modello nuovo per ripensare le nostre città e il nostro Paese, basandosi sulla cultura come coesione sociale”.

 

Sembra essere difficile fare musica, soprattutto dopo la situazione generata dal Covid: “La musica viene trattata sempre come divertimento e non come arte - spiega il presidente di Arci - non è solo volontariato, c’è tanta gente che ci vive”. Con questa legge il live club diventerebbe uno spazio fisso, dove il palco ne rappresenterebbe una parte costitutiva. “Per questo tipo di attività c’è bisogno di una politica pubblica - prosegue - in questo momento siamo più all’anno zero, perché sono posti che vanno ricostruiti, possibilmente all’interno di spazi pubblici”.

 

Interviene anche l’assessora alla Cultura Bozzarelli che rimarca, in accordo con il deputato dem, come le risorse del Pnrr potrebbero essere inserite in un sistema nuovo: “Parlare di questa legge è importante perché i fondi del Pnrr siano utilizzati per queste riforme, non deve rivelarsi un appuntamento mancato. La questione dei bandi è centrale per controllare l’utilizzo delle risorse dedicate”.

 

Il Comune quindi ribadisce il suo sostegno nella promozione delle attività culturali: “Come giunta - sostiene l’assessora -abbiamo deciso di investire in questo settore perché può far parte in modo importante del tessuto economico cittadino. Noi intendiamo la cultura come un enzima e la vogliamo diffondere in modo più capillare. Dobbiamo ripensarci a ‘città culturale’, consolidiamo alcuni progetti”.

 

Il disegno di legge apporterebbe delle novità, “per coniugare un’esigenza con una normativa che non è andata al passo con i tempi”. Un'altra criticità con cui Trento si confronta da anni è la convivenza tra la “movida” e i residenti: “Il mondo dei giovani viene subito associato a una movida disperata – sostiene La Malfa – Trento è una città ha perso luoghi di socialità e cultura, dove anche dopo le 22 si possa fruire della musica dal vivo, proprio per evitare gli eccessi che portano ad un rapporto sbagliato e disequilibrato tra studenti e residenti”.

 

Sono ormai pochissimi i locali rimasti, “spesso anche schiacciati da un mercato immobiliare che per spazi piccoli in centro chiedono molto di più rispetto a quello che piccoli circoli si possono permettere”, conclude il presidente.

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