Elezioni, ''Draghi guadagna ancora consenso''. L'Istituto Piepoli a il Dolomiti: ''Meloni? Può arrivare al 30% e Letta limita i danni''. Terzo Polo? ''Potenziale 10%''
Dall'inizio della campagna elettorale, il leader politico che ha guadagnato più consenso personale è Mario Draghi. E sull'aumento delle percentuali per Fratelli D'Italia il vice presidente dell'Istituto Piepoli spiega: "Potrebbe avvicinarci al 30% ma dipenderà molto dalle prossime settimane di campagna elettorale"

TRENTO. Una campagna elettorale anomala, per alcuni versi davvero originale, nata a luglio e che ha in qualche modo travolto dall'oggi al domani i cittadini. E' quella che vediamo in queste settimane in Italia in vista del voto che si terrà tra poco più di 20 giorni
Una campagna che nell'ultima settimana è stata in qualche modo monopolizzata da un tema importante, quello sugli aumenti energetici ma che fino ad ora aveva poco interessato i cittadini.
“Siamo davanti ad una campagna originale perché è nata in luglio e sostanzialmente il primo mese è stato dedicato non ai temi più cari all'opinione pubblica ma a questioni logistiche e di organizzazione come le alleanze e le liste che poco interessano la popolazione” spiega a il Dolomiti Livio Gigliuto, vice presidente dell'istituto Piepoli che sta seguendo con le proprie analisi l'andamento di questo tour de force elettorale che ci porterà alle elezioni politiche del 25 settembre.
Dottor Gigliuto accanto a questa anomalia legata alle alleanze e alle liste che hanno occupato il primo mese, ce ne sono altre?
Questa anomalia ne porta un'altra. Le campagne elettorali di solito che nascono dalla caduta di un Governo, soprattutto se tecnico, sono dei momenti in cui i partiti e i loro leader guadagnano consenso mentre il presidente che governa e che viene sfiduciato registra delle flessioni. In Italia, invece, questa volta sta accadendo qualcosa di diverso. Dall'inizio della campagna elettorale, il leader politico che ha guadagnato più consenso personale è Mario Draghi che dovrebbe essere una figura fuori dalla campagna ed invece è un convitato di pietra perché sta raccogliendo un consenso importante. Il livello di fiducia di Mario Draghi si aggira attorno al 65 %. Significa che due italiani su tre hanno fiducia in lui e questo è un valore molto alto. Gli altri leader inseguitori che vanno da Meloni, Letta fino a Conte, hanno meno della metà di fiducia espressa dai cittadini. Tutto questo rende la competizione ancora più anomala.
E come mai sta accadendo tutto questo?
Ci sono due fattori. Per prima cosa gli italiani non erano contentissimi della caduta del Governo Draghi. Tifavano per la sua continuazione ma poi per varie ragioni politiche non è stato possibile.
Si sono ritrovati in una campagna elettorale con temi affrontati in modo radicale e con delle modalità di confronto – scontro. Tutto questo non piace agli italiani.
E' avvenuto tutto all'improvviso, gli italiani non hanno potuto in qualche modo abituarsi al clima elettorale e ci sarà un contraccolpo anche sul piano dell'affluenza.
Ci dobbiamo attendere ulteriori flessioni dell'affluenza il 25 settembre?
C'è una premessa storica da fare. Ogni elezione politica da più di 30 anni segna un calo di affluenza rispetto la precedente. Il trend, quindi, è chiaramente in calo e sta accadendo da anni. Lo attendiamo anche in questa occasione. Io credo che non arriveremo al 70%, l'ultima volta eravamo al 73%. Potremmo trovarci davanti alla tornata elettorale con l'affluenza più bassa della storia probabilmente.
Quanto incide il tema dei rincari energetici?
Sicuramente inciderà. Anche se tutti i partiti stanno dando un po' le stesse ricette, non vediamo una grande discordia su cosa fare in questo momento. Non sarà un buster particolarmente forte per incentivare la propensione a votare. Ma è il momento in cui si sta parlando del tema che più interessa ai cittadini. L'opinione pubblica non ha dubbi. Altre tematiche sono passate in secondo piano.
Secondo lei Fratelli d'Italia e Giorgia Meloni a che percentuali possono arrivare considerando anche la grossa parte di indecisi che ci sono ancora oggi?
E' uno dei punti principali di questa campagna elettorale perché determinerà anche il modo in cui sarà composto il prossimo Governo. Io credo che ci sia una crescita di Fratelli d'Italia che si aggira al 24 – 25 % ed è questo il tetto da sfondare. Non è stato facilissimo che un partito di quella tradizione, che si chiama orgogliosamente destra, arrivare a sfondare una quota del 20 – 22%. Sarà interessante capire se Meloni e Fdl saranno capaci di raccogliere consenso in altri partiti al di fuori dell'elettorato del centrodestra. Lo può fare? In mano a questo concetto c'è il risultato delle elezioni.
Giorgia Meloni lo sta facendo?
Sicuramente c'è uno sforzo su questa strada. Lo sforzo che sta cercando di contenere dall'altro lato Letta motivando il proprio elettorale a votare Partito Democratico. Questo dimostra una polarizzazione della campagna.
Come giudica la campagna di Enrico Letta e del Partito Democratico?
Letta credo stia cercando di condurre al voto tutti coloro che possono votare Pd, non sta cercando di ampliare il campo. Non sta facendo come in passato Renzi che cercava di attrarre voti da altri schieramenti. Cerca, insomma, di limitare i danni. Alla base di tutto ci sono le alleanze con il tentativo di creare un fronte anti destra.
E in tutta questa partita c'è però anche il Terzo Polo formato da Calenda e Renzi.
E' un'offerta politica che mancava nel nostro Paese. Non c'era un posizionamento centrista slegato dagli schieramenti. Il terzo polo è stata la scelta giusta per massimizzare le loro possibilità. Ha un bacino elettorale che può potenzialmente arrivare al 10%. In questo momento si trova attorno al 6% e quindi sta facendo fatica a raccogliere tutto il suo potenziale.
I voti arrivano in parte da una base di centrosinistra che non si riconosce nella coalizione guidata da Letta. Però è possibile anche che riesca a raccogliere qualcosa dagli elettori di Forza Italia. Questo partito nell'ultima settimana lo abbiamo visto in leggera crescita, dipende molto dalla figura di Berlusconi e di quanto riesce a scendere in campo.
Il M5S?
Per i Cinque Stelle poteva andare peggio. Stava andando male soprattutto dopo le amministrative. Poi Giuseppe Conte è riuscito ad arginare e moderare il calo con un posizionamento politico più chiaro e netto. Le proposte dei Cinque Stelle chiaramente parlano dell'elettorato deluso del centrosinistra. Anche in questo caso la strategia adottata è quella del contenimento.
Ad oggi, possiamo dire, che tutti i partiti più che andare ad aggredire l'elettorato, stanno cercando di mantenere la base perché la campagna durerà poco. Tutto questo ed esclusione di Giorgia Meloni che ha già raggiunto l'elettorato di destra e ora sta cercando di estendersi agli indecisi e alla Lega. Potrebbe avvicinarci al 30% ma dipenderà molto dalle prossime settimane di campagna elettorale.






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