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| 02 set 2022 | 18:57

“La partita inizia il 26 settembre, quella del 25 è finita. La destra pensa al nuovo premier, la sinistra guarda indietro: un atteggiamento psicologico prima che politico”

A tre settimane dalle elezioni, dice Roberto Arditti, giornalista, già direttore de il Tempo e presidente di Kratesis: “La situazione è già molto chiara. Molte cose possono accadere, ma un 'ribaltone' non è all'orizzonte”

“La partita inizia il 26 settembre, quella del 25 è finita

TRENTO. Centrodestra: 45,9%. Centrosinistra: 29%. M5S: 11,6%. Azione-Italia Viva:6,8%. Mentre la data fissata per le elezioni si avvicina sempre di più sono queste, come già riportato negli ultimi giorni da il Dolomiti (Qui Articolo), le intenzioni di voto degli italiani alla fine di agosto emerse nell'ultimo Radar Swg. Numeri che, al momento, si possono in sostanza riassumere in un vero e proprio 'cappotto' della destra mentre, dice il giornalista, già direttore de il Tempo e presidente di Kratesis Roberto Arditti, lo scenario in questa fase “ha scarse probabilità di essere significativamente ribaltato”.

 

A tre settimane dalle elezioni infatti, continua il giornalista: “La situazione è già molto chiara. La partita vera inizia il 26 settembre, quella del 25 è già finita”. Al di là dei numeri infatti, dice Arditti: “Conduce allo stesso risultato anche un minimo di ragionamento politico. Mentre alla destra è riuscito mettere insieme il cartello elettorale con piena adesione di tutti i potenziali partecipanti, a sinistra è fallito prima il piano A di Letta (cioè l'accordo con il Movimento 5 Stelle) e, subito dopo, anche il piano B (l'accordo con Calenda)”.

 

L'altro dato che secondo Arditti può suffragare questa tesi è la scelta effettuata dal campione in merito alla “propria” miglior figura di premier. Un dato, come già riportato da il Dolomiti, che conferma come per gli elettori di centrodestra la decisione ricada, ovviamente, su Giorgia Meloni (55%), mentre nel centrosinistra i consensi sono molto più alti per Draghi (54%) piuttosto che per il leader della coalizione, Enrico Letta (18%).

 

“Attenzione – sottolinea Arditti – perché qui c'è tutta la differenza tra le due coalizioni. A destra si guarda avanti, indicando Meloni senza indugio (con buona pace di Salvini, che dovrà farsene una ragione tra poche settimane) mentre a sinistra si guarda indietro, con una sorta di rimpianto collettivo per la fine accelerata impressa al governo Draghi. Chi sente di vincere pensa al nuovo governo e cerca un nuovo primo ministro. Chi sente di perdere si aggrappa alla credibilità dell'attuale capo del governo. È un atteggiamento psicologico, prima che politico. Certo, molte cose possono accadere da qui al 25 settembre. Ma un 'ribaltone' non è all'orizzonte”.

 

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