Emergenza rifiuti, differenziata ferma dal 2013 con Alto Garda e val di Sole maglie nere nelle raccolta. Il termovalorizzatore? "Difficilmente evitabile''
Nel 2019 sono state prodotte 283.461 tonnellate di rifiuti urbani totali, 63 mila di rifiuti indifferenziati e ingombranti. Attesa per novembre l'analisi di Appa, Fbk e Università. Il vice presidente della Provincia, Mario Tonina: "Tempo di una scelta strategica e definitiva. La decisione entro fine anno"

TRENTO. La massa dei rifiuti è in crescita dal 2018 mentre la raccolta differenziata è ferma dal 2013 al 77,5% come media provinciale ma con un dato non uniforme sul territorio con 13 gestori con sistemi e regimi tariffari diversi. Un impianto di termovalorizzazione che è "difficilmente evitabile - commenta Mario Tonina, vice presidente della Provincia - pur non scartando a priori altre ipotesi". La decisione? Entro fine dicembre. Per novembre la Provincia attende da Fbk e Università di Trento le valutazioni sulle tecnologie da adottare, "ma i numeri dicono che, anche se la differenziata dovesse arrivare al 90%, rimarrebbe sempre una quantità significativa di rifiuti da smaltire. Le soluzioni non si posso trovare puntando sull’inceneritore di Bolzano, l’esportazione sistematica di rifiuti non sarebbe eticamente sostenibile per una provincia autonoma e non importeremo rifiuti per alimentare l’impianto". Un'opera che è la strada giusta anche per contenere i costi dell’energia.
Nel 2019 sono state prodotte 283.461 tonnellate di rifiuti urbani totali, 63 mila di rifiuti indifferenziati e ingombranti; la differenziata, come anticipato, è ferma dal 2013 con un dato superiore all'obiettivo nazionale, fissato al 65%, ma con differenziazioni territoriali: Primiero, Fiemme, Rotaliana, valle dei Laghi e Cembra superano, per esempio, l’85% mentre Alto Garda e val di Sole si attesta al 65% - 66%. Una criticità è che la qualità della differenziata non è sempre buona e rimangono 22 mila tonnellate di scarto. "Numeri e analisi - evidenzia Tonina - che dicono che è arrivato il momento di una scelta strategica e definitiva".
Il sistema trentino si trova in grave sofferenza: gli spazi nella discarica pubblica di Ischia Podetti a Trento, coinvolta inoltre in un grave incendio nei mesi scorsi, sono in via di esaurimento e, attualmente, non ci sono siti alternativi dopo che le discariche di Imèr e di Monclassico sono state nuovamente chiuse. Si ricorre a Rovereto in via temporanea. E in ballo c'è una gara di appalto per conferire trasferire i rifiuti altrove; resta poi da affrontare il tema del termovalorizzatore.
"Al momento - prosegue Tonina - non ci sono discariche dove conferire i rifiuti urbani. Per questo il Quinto Piano ha posto degli obiettivi di riduzione dei rifiuti urbani da 433,7 chili per abitante all’anno a 425 chili entro il prossimo anno. Il differenziati da 81,2 chili a 80 chili abitante all’anno e in caso di non raggiungimento degli obiettivi scatterà il sistema tariffario puntuale".
Il vice presidente ha evidenziato l’importanza della comunicazione per disincentivare la produzione di rifiuti, un piano che deve coinvolgere i gestori, ma anche le imprese, le categorie, i cittadini e gli organizzatori di manifestazioni. "Va disincentivato il consumo di prodotti - dice - che producono rifiuti e va aumentata la differenziata con l’obiettivo dell’80% medio nel 2028". Un altro punto è quello di migliorare la qualità della differenziata; da uniformare poi la raccolta dei rifiuti individuando anche un ambito ottimale.
Il tema rifiuti è stato affrontato in Consiglio provinciale per un aggiornamento del piano provinciale. Un confronto chiesto dall’opposizione (primo firmatario della richiesta di comunicazione dell’assessore è Alessio Manica del Pd) durante il quale Mario Tonina ha nuovamente affermato che la scelta di un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti è difficilmente evitabile.
Il nodo dovrebbe venire sciolto entro fine anno: Appa, Fbk e Università lavorano per approfondire gli aspetti tecnici e il documento verrà consegnato all'esecutivo a trazione leghista entro la metà di novembre. Poi la palla passa alla politica per individuare lo scenario più idoneo per il trattamento finale dei rifiuti, approfondire i temi della localizzazione dell’impianto, l’impatto economico, sanitario, energetico e le forme di ristoro. E poi da affrontare ci sono il dimensionamento dell'impianto, l’approfondimento delle possibili alternative, la fase transitoria e i chiarimenti sul futuro della convenzione con Bolzano. Tanti i punti in agenda.
"Il Quinto aggiornamento è stato presentato in tutto il territorio e sono stati raccolti stimoli di grande interesse", continua il vice presidente della Pat. "I principi sono quelli di prossimità, di autosufficienza e di economicità che devono essere attuati con tutta la responsabilità che comporta l’autonomia del Trentino. Ma già ora emerge la necessità di realizzare un impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti non recuperabili che ci sarebbe anche se arrivassimo al 90% della differenziata".
Si punta a un impianto tarato sulle necessità della produzioni di rifiuti del Trentino: "Una strada - prosegue - che si dimostra ancora più giusta oggi a fronte dei costi energetici schizzati in alto. L’alternativa è esportare. Un impianto da 60 mila tonnellate di indifferenziata che dovrà evitare di compromettere il lavoro fatto sulla raccolta differenziata passata dal 15% nel 2000 all’85%. Raccolta che va migliorata, ma anche se si raggiungessero percentuali del 90%: rimarrebbe una quota di rifiuti che necessiterebbe di un trattamento responsabile e coerente".
Le tecnologie esaminate, riporta il vice presidente, danno risposte positive rispetto all’esportazione dei rifiuti o alle discariche che hanno lasciato segni nel territorio il cui risanamento ha costi importanti. "La bonifica della Maza -evidenzia Tonina - comporta un esborso di 17 milioni e questo deve fare riflettere. Come da accordi entro ottobre si chiude quella di Monclassico, mentre quella di Imer è stata chiusa a giugno. La scelta impiantistica sarà comunque un primo step accompagnato da una fase di esportazione dei rifiuti grazie a Adep che sta effettuando continue gare che rappresentano però sono un elemento di continua incertezza".
Il Quinto aggiornamento ha elencato le tre aree dove potrebbe essere installato l’impianto: si parla di Ischia Podetti, Trento Nord e Rovereto. Una zona è stata già localizzata, "ma i vincoli e criteri per la localizzazione verranno decisi entro dicembre. Si prendono in considerazione le tecnologie più avanzate come la gassificazione e lo studio mette in evidenza la sostenibilità ambientale e economica. Questo - dice Tonina - senza però scartare a priori le possibili alternative, anche se quella di conferire gran parte dei rifiuti residui all’inceneritore di Bolzano non è praticabile per le scelte fatte in Alto Adige dove la differenziata raggiunge il 65%".
Per i prossimi mesi è stato avviato un nuovo servizio di recupero del secco residuo con una gara europea per il trattamento di 8 mila tonnellate di rifiuto indifferenziato in impianti dell’Unione europea.
"Si stanno incrementando i trasferimenti per conferimenti nei centri di Dalmine per un totale di 12 mila tonnellate. E’ stata rinnovata la convenzione con Bolzano che durerà 4 anni per il conferimento di 13 mila tonnellate. Mentre per il 2023, si avvierà una gara europea per le 8 mila tonnellate di ingombranti. Mentre verranno conferiti a Dalmine e Bolzano 31 mila tonnellate e 24 mila verranno stoccati provvisoriamente a Trento e ai Lavini di Rovereto fino alla realizzazione del catino nord di Ischia Podetti", conclude Tonina.














