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| 04 ott 2022 | 19:24

Rifiuti, AmAmbiente: “Siamo in emergenza, il rischio di interruzione del servizio c'è. Stocchiamo parte del residuo nei nostri centri di raccolta”

La presidente Manuela Seraglio Forti a il Dolomiti: "Oggi è fondamentale pensare ad una soluzione sia nel breve che nel medio-lungo termine, per garantire che si possa continuare ad esportare il residuo secco prodotto nell'immediato, in attesa di una soluzione futura”

TRENTO. “La situazione è ancora di assoluta emergenza, abbiamo bisogno di trovare immediatamente una soluzione in particolare per lo smaltimento del rifiuto secco, che stiamo ancora stoccando nei nostri centri di raccolta. Come in tutta la Provincia, anche qui c'è il rischio che il servizio di raccolta possa interrompersi”. E visto che sul territorio provinciale, dice a il Dolomiti Manuela Seraglio Forti, la presidente di AmAmambiente (il consorzio che gestisce i rifiuti nell'Alta Valsugana), mancano da una parte volumi a disposizione all'interno delle discariche e dall'altra un impianto di smaltimento (come, per esempio, il termovalorizzatore in funzione a Bolzano, Qui Articolo), l'unica soluzione al momento è esportare i rifiuti al di fuori della Provincia tramite bandi di gara, seguendo giorno per giorno le indicazioni (ed i limiti) fornite da Adep, l'agenzia di depurazione della Pat.

 

Una problematica che negli ultimi mesi è stata sollevata in diverse occasioni e che ha portato le autorità provinciali (Qui Articolo) a comunicare che entro l'anno verrà presa una decisione in merito all'eventuale realizzazione di un impianto di trattamento dei rifiuti anche sul territorio trentino. “In questa situazione – aveva detto l'assessore all'ambiente Mario Tonina – le soluzioni sono due: o si realizza, con una larga condivisione, un impianto in Trentino o si esporta. Ma dobbiamo chiederci dov'è la responsabilità? Dov'è l'etica? La Provincia autonoma di Trento può essere responsabile fino in fondo e garantire, anche attraverso un percorso di economia circolare, di chiudere questo cerchio e dare risposte all'interno del territorio? Oppure dobbiamo pensare ad esportare?”.

 

Di discariche in ogni caso, continua Forti: “Non se ne possono fare altre, per legge. La discarica, come concetto di smaltimento di rifiuti, non è più ammissibile”. Per quanto riguarda l'Alta Valsugana in particolare, già a fine agosto i sindaci dei Comuni soci di AmAmabiente avevano lanciato l'allarme chiarendo come la raccolta in particolare del rifiuto secco fosse a rischio (Qui Articolo) e chiedendo l'intervento della Provincia. Ma il territorio si trova tutt'oggi ad affrontare la problematica. “Dopo l'incendio ad Ischia Podetti – spiega Forti – la situazione si è aggravata e siamo arrivati al limite per quanto riguarda lo smaltimento di ingombranti. Nelle ultime settimane fortunatamente la situazione è migliorata e stiamo andando con carichi specifici, stabiliti giorno per giorno dall'Adep, ai Lavini (a Rovereto ndr). Ma stiamo ancora stoccando nei nostri centri parte del residuo secco e la situazione è ancora emergenziale. Si tratta ovviamente di un'extrema ratio, ma il rischio di interruzione del servizio, come detto, c'è, come ovunque”.

 

Il tutto in un territorio, l'Alta Valsugana, molto virtuoso per quanto riguarda la raccolta differenziata (la percentuale arriva all'85%) e con un gestore come AmAmbiente premiato, dice Forti: “Come miglior consorzio per la gestione dei rifiuti in Italia”. La problematica secondo la presidente di AmAmbiente nasce anche per il termine 'anticipato' della discarica di Ischia Podetti, che ha esaurito i suoi volumialmeno due anni prima” di quanto inizialmente pensato. “Oggi – conclude Forti – è quindi fondamentale pensare ad una soluzione sia nel breve che nel medio-lungo termine, per garantire che si possa continuare ad esportare il residuo secco prodotto nell'immediato, in attesa di una soluzione futura al problema”.

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