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| 29 dic 2022 | 19:37

Gestione rifiuti, la Pat conferma: “Serve un impianto in Trentino” (ancora però non si sa quale, né dove verrà realizzato)

Dalla Provincia il via libera alla realizzazione di un impianto termico sul territorio: ora al via le discussioni per capire che tipologia scegliere (se termovalorizzatore o gassificatore) e dove realizzare la struttura. Tonina: "Prima si decide e meglio è. Il Trentino autonomo non può continuare ad esportare i suoi rifiuti"

TRENTO. “Con questo conchiuso oggi abbiamo confermato che in Trentino serve un impianto per la chiusura del ciclo dei rifiuti: vogliamo sottolinearlo nuovamente dopo gli approfondimenti fatti negli ultimi mesi. Un lavoro che ci ha portato a ribadire che questa è la soluzione per risolvere il problema delle circa 80mila tonnellate di rifiuti che ogni anno dobbiamo smaltire sul territorio”. Sono queste le parole con le quali l'assessore all'ambiente Mario Tonina ha annunciato l'approvazione da parte della Giunta degli indirizzi per il futuro per la realizzazione di un impianto per lo smaltimento dei rifiuti in Trentino, dove la situazione su questo fronte è ormai da tempo al limite (Qui Articolo) . Una conferma in sostanza di quanto già anticipato in diverse occasioni negli ultimi mesi dallo stesso Tonina (Qui e Qui Articolo) anche se al momento, ha spiegato il vice-presidente della Pat, non è ancora stata decisa né la tipologia dell'impianto stesso (se, quindi, si tratterà di un termovalorizzatore o un gassificatore) né in quale zona del territorio la struttura (che dovrà trattare circa 80mila tonnellate di rifiuti urbani in ingresso ogni anno o 60mila tonnellate di rifiuti pre-trattati) verrà realizzata. Entrambe le questioni infatti, ha detto Tonina: “Verranno discusse nei prossimi due mesi, in primis con il Consiglio delle autonomie locali e con tutti gli enti interessati, ed è proprio da questi incontri che dovrà scaturire una condivisione per trovare la collocazione ottimale, un'area dove saranno ovviamente previste le opportune e necessarie compensazioni”.

 

Come già anticipato, alcune zone possibili sono già emerse (Ischia Podetti, Trento Tre e Lizzana) e, come confermato nel V Aggiornamento del Piano rifiuti, l'area della discarica di Ischia Podetti è stata considerata idonea ma al momento, ha spiegato l'assessore provinciale all'ambiente: “Non ho elementi per dire quale di queste aree, o altre ancora sul territorio, sia quella ottimale. Non escludiamo la possibilità di valutare nuove aree sulla base di proposte anche provenienti dal mondo imprenditoriale, da attivarsi attraverso eventuali manifestazioni di interesse alla realizzazione di impianti di recupero/riciclo dei rifiuti urbani. Un contributo importante potrà venire anche dal confronto con i Comuni del territorio, che avvieremo immediatamente”. La scelta della location più adatta sarà poi fondamentale anche per capire la tipologia di struttura da realizzare, visto che il progetto dovrà ovviamente tenere in considerazione anche le caratteristiche del territorio sul quale verrà avviato il cantiere. In ogni caso dopo l'approvazione del conchiuso, avvenuta nella mattinata di oggi (29 dicembre), Tonina darà il via ai vari incontri già a gennaio e “in tempi brevi” (e sicuramente, ha detto il vice-presidente della Provincia, prima della fine della legislatura) si arriverà ad una soluzione. Dal punto di vista economico, a prescindere dal progetto che verrà approvato il costo della costruzione dovrebbe aggirarsi tra i 60 e gli 80 milioni di euro, hanno fatto sapere le autorità provinciali, anche se a livello tecnico l'impianto arriverebbe ad azzerare i suoi costi operativi grazie alla produzione (in diverse forme) di energia, ed i ricavi finirebbero comunque per essere superiori ai costi di realizzazione.

 

Nei mesi di incontri avuti sul territorio, ha ribadito Tonina: “Sono stati molti gli input positivi ed è emersa la convinzione che anche il Trentino deve trovare soluzioni definitive a questo problema e deve farlo tanto più urgentemente ora, sia per ragioni etiche, che impongono ad ogni territorio di gestire in maniera autonoma le proprie quote di rifiuti, sia perché non è più possibile ricorrere alle discariche. Il documento approvato dalla Giunta tiene conto del cammino fatto e dell'apporto di tante realtà diverse, enti locali, gestori, associazioni, cittadini, giovani. Ho fortemente creduto in una partecipazione che fosse la più ampia possibile, perché se è vero che alla Giunta spetta la decisione finale è altrettanto vero che il tema necessita di un'adesione convinta da parte della comunità, che deve condividerne contenuti e prassi. Sull'impianto da realizzare vedremo di trovare la soluzione ottimale, sono certo però che, con il contributo ancora una volta di tutti, sapremo individuare la risposta più efficace sotto il profilo funzionale, ambientale ed economico”. Tutti i possibili scenari alternativi alla realizzazione dell'impianto termico, dice la Pat, sono stati valutati ("mantenendo il recupero energetico presso l’impianto di Bolzano per i quantitativi oggi disponibili (13.000 ton/a di rifiuto indifferenziato), prevedendo l’utilizzo di un impianto di pre-trattamento meccanico biologico, ipotizzando una riduzione della produzione dei rifiuti urbani totali ed un aumento della raccolta differenziata, valutando la possibilità di realizzazione un impianto di recupero di tessili sanitari"), ma in definitiva l'alternativa, come già ribadito negli scorsi mesi, è quella di continuare ad esportare fuori dal territorio provinciale le decine di migliaia di tonnellate di rifiuti che il Trentino non riesce a smaltire, visto l'esaurimento dei volumi disponibili all'interno delle discariche.

 

Lo stato attuale di gestione della filiera dei rifiuti indifferenziati ed ingombranti, sottolinea infatti Piazza Dante, presenta gravi criticità anche in conseguenza della difficoltà riscontrata di reperire sul mercato fuori Provincia impianti per il loro trattamento (diverse gare sono andate a vuoto ed i costi, per esempio, per lo smaltimento degli ingombranti hanno ormai raggiunto i 300 euro a tonnellata) con conseguenti incertezze dal punto di vista finanziario che in definitiva si riverberano sul cittadino in termini di determinazione della tariffa. A livello generale, al di là degli input positivi sulla questione ricevuti dal territorio, dice Tonina, dal mondo ambientalista è invece arrivato un documento nel quale si invitavano le autorità provinciali a verificare le condizioni del sistema di smaltimento per evitare di dover realizzare un impianto sul territorio trentino (Qui Articolo). Ma l'assessore all'ambiente ha nuovamente ribadito come non sia possibile pensare di ridurre fino ai livelli citati dalle associazioni (si parla di meno di 20mila tonnellate annue da smaltire) la produzione di rifiuti sul territorio, sottolineando poi come anche la possibilità di aumentare i volumi consegnati al termovalorizzatore di Bolzano sia stata bocciata dalle autorità altoatesine.

 

In ogni caso, ha precisato poi Tonina analizzando la situazione nel medio periodo: “Anche se si dovesse trovare, come credo, una condivisione già nei prossimi mesi, per almeno 4 o 5 anni dovremo gestire lo smaltimento dei rifiuti attraverso gare, stoccaggi momentanei sul territorio, il ricorso all'impianto di Bolzano e, quando sarà ultimato, al catino Nord di Ischia Podetti”. I numeri riportati dal dirigente del dipartimento Roberto Andreatta infatti parlano chiaro: “Produciamo 280mila tonnellate di rifiuti ogni anno e ben 213 mila sono frutto di raccolta differenziata. Raccolta che produce però 22mila tonnellate di scarti, alle quali si aggiungono altre 60mila tonnellate circa di non differenziata. Anche se l'Alto Adige dovesse, come è stato ipotizzato, aumentare la percentuale di differenziata sul suo territorio e 'liberare' così volumi all'interno dell'impianto, gli spazi non sarebbero comunque sufficienti per risolvere il problema. D'altra parte va poi sottolineato che l'Ue impone i principi di prossimità e autosufficienza nel codice ambiente, con la necessità di minimizzare al contempo gli spazi in discarica. Se non si può dunque esportare smaltire in discarica, è chiaro che la soluzione è quella di un impianto”. Il direttore generale di Appa, Enrico Menapace, ha poi sottolineato come entrambe le ipotesi di realizzazione “verranno portate al dialogo, indicando tutti i pro ed i contro delle diverse tecnologie. Quello che è certo è che, soprattutto gli impianti di gassificazione, producono da un punto di vista tecnico prodotti chimici che hanno una grande richiesta sul mercato come combustibili. Abbiamo anche analizzato le emissioni dei termovalorizzatori sulla base di molti studi realizzati in Lombardia e Veneto e quello che è emerso è che siamo in presenza di impianti che non sono più quelli degli anni'90, ma garantiscono invece sistemi di abbattimento degli inquinanti che rendono irrilevanti le emissioni. L'impatto delle discariche è di ben 8 volte maggiore rispetto ai termovalorizzatori per quanto riguarda le emissioni di gas inquinanti”. 

 

Le autorità provinciali, è stato spiegato, hanno poi lavorato anche alla modifica della normativa attuale nella gestione dei rifiuti, prevedendo innanzitutto che la gestione degli impianti presenti sul territorio (e quindi anche della nuova struttura) sia trasferita dai Comuni alla Provincia, determinando anche un unico ambito provinciale per il trattamento del residuo. In definitiva, ha concluso Tonina: "Prima si decide e meglio è. Il lavoro portato avanti oggi ci permette di andare ad un confronto ulteriore e ci sono elementi per riuscire in tempi brevi a decidere una volta per tutte. Il Trentino autonomo non può permettersi di continuare ad esportare i suoi rifiuti". 

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