Termovalorizzatore in Trentino? Tonina: “Sull'impianto di gestione rifiuti la scelta è difficilmente evitabile”
Discusso oggi in Terza Commissione il Quinto aggiornamento del Piano rifiuti provinciale, che passerà domani in Giunta, Tonina: “La decisione verrà presa entro l'anno, in ottobre si chiuderà il confronto con Fbk, Università, Comune di Trento ed il Consiglio delle autonomie”. Intanto il professore di UniTn Dino Zardi spiega a il Dolomiti: “Tra le tante fonti d'inquinamento 'fuori controllo', l'impianto di Bolzano per esempio è monitorato costantemente e presenta emissioni in atmosfera molto basse”

TRENTO. Il Quinto piano rifiuti discusso in Terza commissione, Tonina: “Sull'impianto di gestione dei rifiuti si deciderà entro l'anno, anche se la scelta sembra difficilmente evitabile”. Il confronto è avvenuto nella giornata di oggi, mentre domani il Quinto piano passerà in Giunta: l'assessore all'ambiente conferma che sulla possibile sede dell'impianto si pensa a Rovereto (Lizzana), a Trento Tre e a Ischia Podetti, assicurando che in tutte e tre le aree si valuteranno tutte le componenti di costi e benefici e le dimensioni dell'impianto. Nelle ultime settimane la discussione intorno al tema ha ripreso vigore, in particolare dopo l'incendio avvenuto alla discarica del capoluogo (Qui Articolo), mentre il Trentino può osservare direttamente i risultati dell'impianto bolzanino, in attività dal 2013. “Se guardiamo alle fonti d'inquinamento presenti sul territorio – spiega il professore dell'Università di Trento e responsabile scientifico del Festivalmeteorologia Dino Zardi a il Dolomiti – dal traffico stradale per esempio fino all'inquinamento domestico, ci troviamo davanti a fonti non controllate: se prendiamo ad esempio il termovalorizzatore di Bolzano invece, parliamo di un camino controllato e monitorato ventiquattro ore su ventiquattro, i cui livelli di emissioni sono bassi sia a livello assoluto che comparati con le altre fonti d'inquinamento”
Lo stesso Zardi ha collaborato negli scorsi anni proprio sullo studio Landmonitoring realizzato per capire il reale impatto, in termini di immissioni, dell'impianto altoatesino (un possibile riferimento per un eventuale termovalorizzatore trentino) sulla conca di Bolzano, ed i risultati erano stati presentati a il Dolomiti dall'assessore bolzanino Stefano Fattor (Qui Articolo): “Con gli strumenti più sofisticati si è identificata una ricaduta al suolo pari allo 0,00000147% delle già bassissime immissioni totali in aria da ricondurre al termovalorizzatore. Per quanto riguarda le diossine, che comprendono circa 300 elementi diversi, subito al di fuori del camino i valori sono 7mila volte inferiori ai limiti di legge. Se poi consideriamo le nanoparticelle, le micro-polveri con diametro al di sotto dei 2,5 micron, in un centimetro cubico di aria 'normale' ne contiamo dalle 20 alle 40mila (vicino all'autostrada si supera quota 100mila), mentre dal camino del termovalorizzatore ne contiamo circa 1000. In sostanza l'impatto ambientale è praticamente nullo”. “E' una questione di buon senso – aggiunge Zardi – come detto i valori di inquinanti che emette l'impianto sono molto bassi e tutti i cittadini possono verificarlo direttamente online”.
Come anticipato, il tema è arrivato oggi in Terza Commissione ed in sintesi Tonina, come già riportato (Qui Articolo), ha ribadito che sull'impianto di gestione dei rifiuti si deciderà entro l'anno, anche se la scelta sembra “difficilmente evitabile”. Una decisione che si baserà in particolare anche sul confronto tra Fondazione Bruno Kessler, Università di Trento, Comune di Trento ed il Consiglio delle autonomie, che si chiuderà in ottobre. L'aggiornamento, ha spiegato Tonina, ha messo in evidenza come la raccolta differenziata nel giro di 20 anni (dal 2002 al 2022) sia passata dal 22,3% al 78%. Una cifra che non è però uguale in tutti i territori e proprio l'aggiornamento, ha spiegato l'assessore, permette di capire quali e dove siano gli spazi di miglioramento. Oggi, in ogni caso, i dati presentati parlano di 283mila tonnellate di rifiuti, 63mila delle quali smaltite in discarica: “Una possibilità – ha detto però Tonina – che non c'è più dopo l'esaurimento di Ischia Podetti, la chiusura di Imer a giugno e con Monclassico già di fatto chiusa”.
Nonostante l'accordo con il Comune di Trento per realizzare, entro la primavera 2023, un nuovo catino da 230mila tonnellate a Ischia Podetti, è stato detto in commissione, l'obiettivo non è quello di puntare ancora sulla discarica. Insomma, nonostante i risultati raggiunti e gli obiettivi futuri (il Piano, ha detto Tonina, punta sul calo del 2% della produzione di rifiuti pro capite, puntando nel 2028 ad arrivare all'80% di raccolta differenziata, migliorandone anche la qualità) in questa fase è necessario affrontare il tema di come individuare il sistema più idoneo al nostro territorio. “Su questo – ha detto Tonina – si è trovata una condivisione sul territorio e in Consiglio autonomie locale, con le Comunità di valle e i gestori. Quindi, o con il sistema trentino si riesce a condividere la necessità di trovare un'altra strada, tenuto conto del miglioramento delle tecnologie, o l'unica alternativa è quella di esportare le 63mila tonnellate di rifiuti con costi sempre più pesanti”. Il Quinto aggiornamento, in sostanza, punta quindi a trovare una soluzione “all'interno del nostro territorio”, ha ribadito Tonina, anche con il supporto della ricerca che permette di rassicurare i cittadini. “Anche se ci fosse ancora spazio in discarica – ha sottolineato l'assessore all'ambiente – è giunto il momento di trovare un'altra via”.
Dai banchi di Europa Verde, la consigliera Lucia Coppola ha ribadito che si spera nella valutazione dei ricercatori perché l'impianto, se si dovrà fare, abbia il minore impatto possibile “sulla situazione già drammatica dell'atmosfera e su un territorio delicatissimo come il nostro”. Ha poi aggiunto che la raccolta differenziata sul territorio è “fin troppo differenziata”, visto che ogni territorio ha modalità di raccolta diverse. Paolo Zanella (Futura) ha poi detto di aver chiesto l'audizione con l'assessore perché i consiglieri provinciali devono poter dire la loro su un tema complesso e che va affrontato in modo 'laico', sottolineando che Futura punta ad investire nella riduzione della produzione dei rifiuti e su una gestione regionale, attraverso un protocollo d'intesa con Bolzano, per la gestione dell'intera filiera. Una strada che però Tonina ha sottolineato essere impraticabile al momento visto che, in Alto Adige, “hanno adottato un'impostazione diversa”. Se non fosse quindi possibile seguire questa via, ha aggiunto Zanella: “Serve un ragionamento ampio e condiviso, che l'assessore ci ha assicurato, per garantire la migliore tecnologia a tutela della salute della cittadinanza e del recupero energetico e per determinare dimensionamento e localizzazione più appropriate, che non vadano a inficiare i progressi ottenuti e ancora migliorabili nella direzione dell'economia circolare”.
Katia Rossato (Fratelli d'Italia) ha invece sottolineato la difficoltà dei cittadini per conferire i rifiuti nel Crm, difficoltà che finiscono per alimentare, dice la consigliera, le discariche abusive. Sara Ferrari invece (Partito Democratico), ha chiesto cosa succederà nei prossimi mesi e con che tipo d'impianto si pensa di chiudere il ciclo. A rispondere sono stati i dirigenti del dipartimento, che hanno ricordato come si stia lavorando ad un Ddl per definire quali potranno essere i profili tecnici e quindi di sicurezza di un eventuale impianto, e per garantire il coinvolgimento delle amministrazioni sulla sua localizzazione e sugli standard.












