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Quelli che.. dicono no ai termovalorizzatori (e hanno fatto cadere Draghi). A Bolzano, dove c'è da anni, ''ricadute al suolo prossime allo 0 e tariffe al cancello più basse d'Italia"

L'assessore del capoluogo bolzanino Stefano Fattor spiega a il Dolomiti qual è il reale impatto, in termini di immissioni, dell'impianto sulla conca di Bolzano: "Il risultato? Zero, o quasi"

Di Filippo Schwachtje - 07 August 2022 - 20:26

TRENTO. Quella intorno all'utilizzo dei termovalorizzatori è una discussione che si porta avanti da tempo in Italia mentre sono molti i cittadini e i politici, in particolare all'interno dei 5Stelle, che si dicono contrari agli inceneritori, citando presunte problematiche di tipo ambientale o legate alla salute: ma qual è veramente l'impatto di questi impianti sul territorio? Una domanda che dopo la crisi di governo innescata dai pentastellati (anche) per un articolo, contenuto nel decreto Aiuti (che avrebbe garantito al sindaco di Roma poteri speciali per costruire un inceneritore e provare così a migliorare il drammatico problema dei rifiuti nella capitale) è oggi sempre più attuale. Per provare a rispondere, il Dolomiti ha contattato Stefano Fattor, assessore a Bolzano e per anni presidente di Ecocenter, società pubblica bolzanina che, tra le altre cose, gestisce anche il termovalorizzatore di Bolzano, entrato in funzione nel 2013. In sintesi secondo Fattor, che di recente ha proposto di portare il funzionamento dell'impianto al massimo della sua capacità per superare l'attuale fase di innalzamento dei prezzi dell'energia, non solo l'impatto reale dell'inceneritore è pari praticamente a zero, ma “grazie all'utilizzo del calore prodotto e utilizzato per il teleriscaldamento, per le emissioni complessive di Bolzano (industria e traffico inclusi) si stima una riduzione del 20%”.

 

I dati forniti da Fattor sono chiari: “Le scorie inerti prodotte dal processo di incenerimento dei rifiuti – dice a il Dolomiti – rappresentano il 10% del volume che arriva all'impianto per lo smaltimento. La raccolta differenziata in città è al 67%, le tariffe al cancello (il costo, in sostanza, dello smaltimento dei rifiuti) sono le più basse d'Italia (81 euro a tonnellata); le emissioni sono le più basse al mondo”. L'assessore bolzanino spiega come siano stati spesi oltre 540mila euro per uno studio Landmonitoring, che ha visto incaricata l'Università di Trento (con il contributo del professor Dino Zardi), l'Istituto Mario Negri ed il National Center for Atmospheric Research (Ncar) del Colorado, per capire il reale impatto (in termini di immissioni) dell'impianto sulla conca di Bolzano. “Il risultato? Zero – continua Fattor – o quasi”. 

 

Fatto 1 infatti il totale di ciò che esce dal camino, continua l'assessore: “Con gli strumenti più sofisticati si è identificata una ricaduta al suolo pari allo 0,00000147% delle già bassissime immissioni totali in aria da ricondurre al termovalorizzatore. Per quanto riguarda le diossine, che comprendono circa 300 elementi diversi, subito al di fuori del camino i valori sono 7mila volte inferiori ai limiti di legge. Se poi consideriamo le nanoparticelle, le micro-polveri con diametro al di sotto dei 2,5 micron, in un centimetro cubico di aria 'normale' ne contiamo dalle 20 alle 40mila (vicino all'autostrada si supera quota 100mila), mentre dal camino del termovalorizzatore ne contiamo circa 1000. In sostanza l'impatto ambientale è praticamente nullo. Potendo utilizzare il calore prodotto dal termovalorizzatore però, siamo in grado di spegnere decine di migliaia di caldaie condominiali e, come detto, si stima una riduzione del 20% nelle emissioni complessive della città. Tutti i dati e gli studi sono pubblici e consultabili online sul sito di Ecocenter”. 

 

Dopo i picchi registrati sui prezzi dell'energia, innescati dall'invasione russa dell'Ucraina, Fattor ha addirittura proposto di far lavorare il termovalorizzatore di Bolzano al 100% della sua capacità per far fronte agli aumenti: “Attualmente – dice Fattor – per una scelta puramente politica, l'impianto lavora all'89/90%, anche se l'inceneritore è stato collaudato per funzionare al 110%”. Portando al massimo l'impianto, dice l'assessore: “Oltre ai 3 milioni all'anno in più che Ecocenter sarebbe in grado di corrispondere alla Provincia (che potrebbero aiutare imprese e famiglie in difficoltà ad esempio) per la vendita dell'energia elettrica, ci sarebbe un incredibile risparmio sul calore. Alperia-Ecoplus spende 2,2 milioni di euro all'anno per coprire quel 10-15% di calore che l'inceneritore oggi non può produrre. Per il restante 85-90% (cioè la quota di calore acquistata da Ecocenter e prodotta coi nostri rifiuti), spende 1,5 milioni. Andando al 100% l’inceneritore potrebbe quasi azzerare la quota di calore del teleriscaldamento fatta oggi col metano: 14 euro/MWh (prezzo del calore dell’inceneritore) contro 180 (prezzo all’ingrosso del metano sulla piazza di Amsterdam). E il paradosso è che le emissioni complessive nella conca di Bolzano con l’inceneritore a pieno carico non potrebbero che migliorare”. 

 

Tra le critiche mosse all'utilizzo del termovalorizzatore c'è anche quella che vedrebbe negli impianti un disincentivo alla raccolta differenziata (ipotesi, scrive però il Post in un approfondimento sulla questione, che è contraddetta dall'esperienza di diverse zona in Italia, dove secondo l'analisi dell'Ispra il ricorso alla raccolta differenziata è aumentato nonostante l'uso degli inceneritori), pratica che comunque a Bolzano raggiunge la percentuale del 67%. “Il totale di rifiuti trattati in un anno – spiega Fattor – è di 130mila tonnellate ed il Trentino, attraverso una convenzione tra le due Province, porta a Bolzano circa 12mila tonnellate (anche se potrebbe arrivare a 15mila). In tutto, 90mila tonnellate sono di rifiuto solido urbano, il resto di ingombranti. In generale, più un rifiuto è 'secco' maggiore sarà il suo potere calorifico e minore sarà quindi la quantità trattabile. Il contrario vale invece per i rifiuti più 'umidi'”. 

 

Il ruolo dei termovalorizzatori, continua Fattor, è poi comunque centrale anche nell'ambito della raccolta differenziata: “Se pensiamo per esempio alla plastica – dice l'assessore – a Bolzano, e ovunque, circa il 45% del materiale raccolto nelle campane della differenziata è scartato subito a causa della presenza di impurità. Stiamo parlando di ciò che viene chiamato 'plastmix' e questi materiali vengono in sostanza inviati ad inceneritori in giro per l'Europa, dove vengono bruciati per recuperare energia. Di quello che rimane, la quota 'buona' del 55%, viene recuperato e trasformato in nuovi prodotti solo la metà del materiale raccolto (il 27% quindi): il resto viene nuovamente portato in termovalorizzatori al di fuori del nostro territorio e bruciato per produrre energia”.

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