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| 10 nov 2022 | 19:50

''La Pat agita lo spauracchio degli stranieri per distogliere l’attenzione dai problemi'', Cgil, Cisl, Uil e Acli sul requisito dei 10 anni di residenza per l'assegno di natalità

I sindacati Cgil, Cisl e Uil con Acli: "La Provincia continua ad alimentare divisioni, scelte miopi che non fanno gli interessi della comunità. E il Tribunale ha chiarito che escludere da quella misura i bambini nati in Trentino da genitori stranieri è discriminatorio"

La Pat agita lo spauracchio degli stranieri per distogliere l’attenzione dai problemi''

TRENTO. "La Giunta provinciale e il presidente Fugatti non si smentiscono e sulla discriminazione delle misure di sostegno alle famiglie non falliscono un colpo". A intervenire sono Andrea Grosselli (segretario della Cgil), Michele Bezzi (segretario della Cisl) e Walter Alotti (segretario della Uil) con Luca Oliver (presidente delle Acli). "Nonostante la sentenza della magistratura, la Provincia insiste e presenta appello".

 

Nelle scorse ore in Consiglio provinciale si è discusso del disegno di legge di Alessandro Olivi (Pd) per modificare il requisito dei 10 anni di residenza in Trentino per beneficiare dell'assegno di natalità. Il dem ha proposto di ridimensionare a 2 anni il criterio di accesso alla misura. Ma la proposta è stata bocciata dalla maggioranza (Qui articolo). 

 

"Così non si fa l’interesse dei trentini - aggiungono Cgil, Cisl e Uil e Acli - ma esattamente l’opposto. Si soffia sul fuoco del malcontento per ricavarne consenso, ignorando, colpevolmente, che non solo è inaccettabile discriminare i cittadini, speculare sul futuro dei bambini, ma è anche miope perché queste scelte non fanno gli interessi della nostra comunità. Siamo una società che invecchia, con sempre meno bambini e sempre maggiore bisogno di assistenza per i nostri anziani; le nostre imprese faticano a trovare lavoratrici e lavoratori e in futuro, per il calo demografico, faticheranno ancora di più".

 

Gli esponenti dell’opposizione hanno bollato la norma della Provincia a trazione leghista come razzista e discriminatoria, in particolare nei confronti delle persone extracomunitarie, del cui arrivo e della cui permanenza nel nostro territorio il Trentino ha grande bisogno a fronte del calo della natalità e a sostegno dell’economia.

 

"In questo quadro invece che investire in accoglienza e integrazione - dicono Grosselli, Bezzi, Alotti e Acli - in misure che facilitino l’inserimento nella nostra comunità anche dei cittadini stranieri, si continua ad alimentare divisioni di cui pagheremo il conto tutti. E agitando lo spauracchio degli stranieri si distoglie l’attenzione dai veri problemi, dalle emergenze in cui vivono molte famiglie. Emergenze di fronte alla quale la giunta resta immobile".

 

 A oggi la Giunta Fugatti ha solamente disapplicato con una delibera che ha valore amministrativoma vuole resistere in appello contro la sentenza, come ha ricordato nel suo intervento l’assessore Achille Spinelli, senza rassegnarsi a modificare la legge.

 

"Non c’è altro che volontà di discriminare tra cittadini di serie A e cittadini di serie B nella scelta di bocciare il disegno di legge che chiedeva di abolire il vincolo di dieci anni di residenza in Italia per accedere all’assegno unico provinciale. La stessa volontà che spinge l’esecutivo a opporsi alla decisione del Giudice sul bonus bebè. Il Tribunale ha chiarito che escludere da quella misura i bambini nati in Trentino da genitori stranieri è discriminatorio. La Provincia insiste e presenta appello. Così come aveva già fatto con l’accesso all’alloggio popolare. Salvo poi vedersi smentita dal Giudice e condannata dalla Corte dei conti", concludono Grosselli, Bezzi, Alotti e Oliver.

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