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| 14 ott 2022 | 15:02

"La sanità trentina è sull'orlo del baratro'', i medici minacciano lo sciopero: "Basta turni di lavoro massacranti e disorganizzazione''

I sindacati puntano il dito contro "La schizofrenia decisionale a vari livelli, incomprensione degli obiettivi aziendali e demotivazione” e spiegano: "Parlare di attrattività o di trattenimento in servizio, presupposti ineludibili della tenuta del nostro sistema sanitario, non può passare attraverso scelte programmatiche superficiali o, peggio, di convenienza elettorale"

La sanità trentina è sull'orlo del baratro'', i medici minacciano lo sciopero

TRENTO. Da un lato la fuga dei medici dall'altro la carenza di personale che si fa sempre più sentire negli ospedali trentini. “La sanità trentina è sull'orlo del baratro” è l'allarme che arriva  dai sindacati della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria annunciando la possibilità di scioperi nei prossimi mesi. 

Il confronto con i decisori politivi, spiegano i sindacati Anaao-Assomed, Aaroi-Emac, Anpo, Federazione Fassid-Fvm e Federazione Cimo-Fesmed “continua ad essere rinviato” mentre non cambiano le “gravi condizioni in cui versa la sanità provinciale e in cui sono costretti a lavorare i professionisti della salute”. 

 

La situazione è tanto seria da portare l’intersindacale di categoria ad invocare lo sciopero: “Nei mesi di ottobre e novembre – dichiarano i rappresentanti provinciali delle sigle – organizzeremo assemblee in ogni ospedale per informare i colleghi e la popolazione di quanto sta accadendo. Una mobilitazione che, in assenza di risposte chiare da parte della politica, culminerà in uno sciopero di dirigenti medici, veterinari e sanitari nel mese di dicembre”.

 

Come denunciato dai sindacati di categoria da mesi, i professionisti fuggono in massa dagli ospedali a causa di “turni di lavoro massacranti, disorganizzazione e schizofrenia decisionale a vari livelli, incomprensione degli obiettivi aziendali e demotivazione”. Una fuga che va ad alimentare ulteriormente una carenza di personale ormai cronica che a sua volta peggiora le condizioni di lavoro e incentiva chi rimane a cercare nuove opportunità professionali. 

 

Un circolo vizioso. Per interromperlo i sindacati hanno fatto delle proposte: la chiusura di un contratto provinciale ormai anacronistico e inadeguato ai cambiamenti avvenuti negli ultimi anni; la parificazione di alcune voci del contratto provinciale di lavoro al contratto nazionale 2016-2018, di gran lunga più vantaggiose per i dirigenti; infine, la riformulazione di un contratto innovativo per il triennio 2019-2021

“Invece, nonostante le numerose richieste di confronto – spiegano i sindacati - i decisori politici continuano incomprensibilmente a non essere presenti ai principali tavoli di confronto dedicati alla programmazione della politica sanitaria, mentre le numerose convocazioni in Apran dimostrano una disponibilità solo di facciata, e non reale”.

 

“A questo punto – aggiungono i sindacalisti - è necessario dimostrare che ogni scelta, o non scelta, ha le sue conseguenze. Parlare di attrattività o di trattenimento in servizio, presupposti ineludibili della tenuta del nostro sistema sanitario, non può passare attraverso scelte programmatiche superficiali o, peggio, di convenienza elettorale. Non è più il tempo dell’attesa: ciascuno si assuma le proprie responsabilità”, concludono. 

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