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| 21 ago 2022 | 16:32

La sinistra parla da anni della questione di genere ma è la destra che potrebbe avere la prima presidente del consiglio, perché?

La prorettrice dell'università di Trento analizza la situazione spiegando che le donne di destra hanno più successo in una società come la nostra perché rispecchiano dei modelli ai quali siamo già abituati (Meloni stessa ribadisce spesso che è mamma) mentre a sinistra portano avanti delle posizioni ''scomode'' anche per i loro colleghi di partito. Inoltre una donna renderebbe più rassicurante il ''volto'' della destra anche ai moderati

La sinistra parla da anni della questione di genere ma è la destra che potrebbe avere la prima presidente del consiglio

TRENTO. Per molti, soprattutto a sinistra, è quasi un paradosso: ''Ma come - pensano - ci siamo per anni tanto riempiti la bocca che le donne meritano spazio, le donne devono raggiungere i ruoli di vertice, le donne sono importanti tanto quanto gli uomini ed i primi ed unici a presentare una donna candidata alla presidenza del consiglio sono quelli della destra più destra, Fratelli d'Italia, e noi abbiamo una classe dirigente che sembra uscita da un club per gentiluomini con le donne perennemente relegate a ruoli di secondo piano a fare da portavoce ad uomini, tra l'altro nemmeno troppo brillanti''. E invece un paradosso non è. 

 

E' la realtà dei fatti che ancora una volta mostra quanto la sinistra in Italia, in particolare, ma anche all'estero se si pensa a Margaret Thatcher e Teresa May, alla cancelleria Angela Merkel  o alla premier danese Mette Frederiksen (eletta con i socialdemocratici ma che ha delle posizioni sull'immigrazione molto dure), fatichi a stare al passo con i tempi (e anche delle proprie dichiarazioni).

 

Per la prorettrice all'Università di Trento e responsabile delle politiche di equità Barbara Poggio e diversità il ''successo'' delle donne di destra rispetto a quelle di sinistra sarebbe ricollegato al fatto che le seconde, portando avanti posizioni di critica rispetto agli attuali modelli di genere, sarebbero più ''scomode'' delle prime che, invece, mostrano la loro ''totale fedeltà e remissività a una leadership maschile, oppure – come appunto fa ogni volta che le è possibile l’attuale leader di un partito che non a caso si chiama Fratelli d’Italia – dichiara preventivamente di essere pienamente consapevole di quale sia il principale ruolo di una donna''.

 

E poi, sempre per Barbara Poggio, per la destra è più ''facile'' vincere con il volto ''rassicurante'' di una donna. ''Puntare su una donna - chiarisce in un post - consente infatti alle forze di destra di trovare legittimazione anche agli occhi di un elettorato più moderato o timoroso di possibili derive autoritarie. Nell’immaginario pubblico, infatti, un volto femminile può risultare più rassicurante e meno direttamente associabile alle pratiche illiberali di prevaricazione e violenza che hanno caratterizzato i regimi di destra, di cui anche il nostro paese ha pagato i gravi costi''. Un'analisi che pubblichiamo qui sotto, che arricchisce il dibattito sulla questione e pone alcuni interessanti spunti di riflessione.

 

A questo forse va aggiunto il fatto, tutt'altro che positivo ma realisticamente concreto, che alla maggioranza degli italiani e delle italiane (questo se vogliamo è il vero paradosso) non interessino più di tanto le tematiche di genere e quindi le donne che le portano avanti con tanta attenzione non incontrino l'interesse di chi poi deve eleggere la classe dirigente. E allora alla fine ecco che viene preferita una donna che parla d'altro a chi parla, in alcuni casi spesso a circuito chiuso, solo di questo. La buona notizia, comunque, al di là di come la si pensi politicamente, anche per Barbara Poggio è che avendo una donna come ''avversaria'' politica anche la sinistra sarà costretta a fare uno scatto di reni facendo avanzare nelle liste e nei dibattiti politici le candidate che ha a disposizione. 

 

''Certo - conclude Poggio - non è questa la strada maestra, ma, nonostante tutto, anche un fenomeno di questo tipo può produrre cambiamento, perché non sarà automatico una volta avviato questo processo, tornare a chiedere a queste donne un passo indietro, come invece è stato fatto in altri tempi e contesti, proprio per la loro diversa consapevolezza e maggiore autonomia''.

 

 

Mi capita a volte, nelle tesi o relazioni prodotte da studenti, di trovare scritto “la donna” per fare riferimento all’intero universo femminile. In questi casi faccio presente che, così come non esiste un soggetto universale “l'uomo”, non esiste neppure "la donna”, ma ci sono uomini e donne con caratteristiche e vissuti molto variegati, legati a una pluralità di fattori, come provenienza etnica, classe sociale, configurazione fisica, storie, età, orientamento sessuale, condizione professionale, salute, ecc., per cui parlare della “donna” come categoria sociale univoca ha davvero poco senso.

 

 

Anche per questo, ultimamente, quando qualcuno mi chiede se sono contenta che finalmente ci sia la concreta possibilità di una premier donna, rispondo che considero un grave deficit di questo paese non aver mai avuto una Presidente del Consiglio (così come della Repubblica) di genere femminile, ma che al tempo stesso sono profondamente dispiaciuta e preoccupata del fatto che la prima e, nell'attuale tornata, anche l’unica donna che abbia l’effettiva opportunità di ricoprire questa posizione rappresenti una delle forze politiche storicamente e attualmente meno attente alla condizione e alle istanze delle donne e tenda essa stessa a identificarsi, nella narrazione pubblica che adotta sistematicamente, prima di tutto come madre, come se questa fosse l’unica funzione a definire la condizione femminile.

 

 

D’altra parte, è proprio questa la ragione che oggi fa sì che sia più facile per una donna di destra che per una di sinistra raggiungere posizioni di vertice in politica, nonostante possa sembrare un paradosso. Puntare su una donna consente infatti alle forze di destra di trovare legittimazione anche agli occhi di un elettorato più moderato o timoroso di possibili derive autoritarie. Nell’immaginario pubblico, infatti, un volto femminile può risultare più rassicurante e meno direttamente associabile alle pratiche illiberali di prevaricazione e violenza che hanno caratterizzato i regimi di destra, di cui anche il nostro paese ha pagato i gravi costi.

 

Al contempo, tuttavia, per rassicurare anche l’elettorato storico di destra, spesso queste donne cercano di confermare la loro piena adesione a una visione tradizionale dei rapporti di genere: lo fanno dimostrando la loro totale fedeltà e remissività a una leadership maschile (gli esempi sono numerosi e non serve neppure richiamarli), oppure – come appunto fa ogni volta che le è possibile l’attuale leader di un partito che non a caso si chiama Fratelli d’Italia – dichiarando preventivamente di essere pienamente consapevole di quale sia il principale ruolo di una donna. In tal modo, dunque, all’interno dei loro partiti, le donne che giungono a ricoprire ruoli di leadership, tendono a essere percepite come le eccezioni che confermano la regola.

 

 

In parte diversa è, invece, la situazione delle donne nei partiti di centrosinistra. Le donne appartenenti a questa area sono più spesso critiche nei confronti di modelli di genere tradizionali e in molti casi impegnate sul terreno dell’equità di genere, il che fa sì che rappresentino una minaccia non soltanto per l’elettorato conservatore, ma anche per molti degli stessi uomini di area progressista, non sempre realmente sensibili a tali istanze e comunque non necessariamente disponibili a sacrificare le proprie rendite di posizione a favore di un effettivo riequilibrio di genere, tanto più quando gli spazi disponibili si riducono, come nel caso delle prossime elezioni.

 

 

E' tuttavia possibile che la percezione di una campagna in salita e con maggiori rischi porti anche le forze politiche nel campo del centro-sinistra a puntare maggiormente su figure femminili, sia per proporre una immagine rinnovata, sia perché – come ci suggerisce la metafora del “glass cliff”, la scogliera di cristallo – le donne hanno maggior chance di essere scelte per ruoli di leadership quando le opportunità di successo sono minori. Certo non è questa la strada maestra, ma, nonostante tutto, anche un fenomeno di questo tipo può produrre cambiamento, perché non sarà automatico una volta avviato questo processo, tornare a chiedere a queste donne un passo indietro, come invece è stato fatto in altri tempi e contesti, proprio per la loro diversa consapevolezza e maggiore autonomia.

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