Giorgia Meloni è "il signor presidente del Consiglio": la circolare di Palazzo Chigi. Poggio: "Si riproduce il primato del maschile sul femminile"
La circolare, che porta la firma del segretario generale Deodato, è stata inviata a tutti i ministeri, sottolineando la forma al maschile da utilizzare. Poggio: "Ci sono donne che preferiscono mantenere il maschile perché temono che il femminile sia svalorizzante. A Meloni va riconosciuta la libertà di definirsi come preferisce, ma non quella di imporre nuove regole alla grammatica italiana"

TRENTO. "Per opportuna informazione si comunica che l’appellativo da utilizzare per il presidente del Consiglio dei ministri è: 'Il signor presidente del Consiglio dei ministri, on. Giorgia Meloni'. E' questa la circolare della presidenza del Consiglio dei ministri, firmata dal segretario generale Carlo Deodato, inviata a tutti i ministeri.
Un messaggio chiaro che sottolinea la declinazione al maschile con cui riferirsi alla presidente Meloni: non solo viene sostituito l'articolo "la" con "il", ma addirittura la denominazione deve essere "signor".
La prorettrice per le politiche di equità e diversità dell'Università di Trento, Barbara Poggio, intervistata da Il Dolomiti, ricorda che secondo la grammatica italiana, che prevede una declinazione di genere, "la formula corretta per una premier donna sarebbe ovviamente quella al 'femminile', ovvero La presidente. Siccome però per molto tempo alcune professioni o cariche non sono state ricoperte da donne è invalso l’uso della formula maschile e ancora ci sono donne che preferiscono mantenere il maschile perché temono che il femminile sia svalorizzante".
In particolare, prosegue Poggio, "questo vale per coloro che hanno bisogno di trovare legittimazione all’interno di contesti ad alta densità maschile e connotati da una visione tradizionale dei ruoli di genere. Così facendo tuttavia contribuiscono a riprodurre un ordine di genere asimmetrico, riproducendo il primato del maschile e mortificando il femminile".
In ogni caso "in una società pluralista in cui si riconosce la libertà delle persone di identificarsi in modelli di genere diversi, credo che anche a Giorgia Meloni vada riconosciuta la libertà di definirsi come preferisce, ma auspicabilmente non quella di imporre per decreto nuove regole alla grammatica italiana".
Ciò non toglie che sarebbe importante per chi ricopre ruoli così significativi, "essere la prima - conclude la prorettrice - a dare il 'buon esempio' contribuendo così alla promozione di una società più paritaria".














