Cia attacca ancora il suo ex partito ma Fratelli d'Italia replica: ''Un bel tacer non fu mai scritto''
Il post al veleno del consigliere provinciale contro il partito che l'ha portato in consiglio e che lui ha lasciato dopo poco più di un mese dall'elezione. La replica di Francesco Barone: '' Mi chiedo, consigliere Cia, “quel partito” è diventato “incompatibile” con la storia e la sensibilità solo dopo essere stato utilizzato come utile traghetto per tornare in consiglio o meglio come provvidenziale scialuppa per mettersi in salvo da un meritatissimo oblio?''

TRENTO. ''Un bel tacer non fu mai scritto ma il consigliere Cia ne abusa''. Questo Francesco Barone dell'assemblea nazionale di Fratelli d'Italia dopo l'ultimo affondo dell'ex consigliere di Fratelli d'Italia Claudio Cia al suo ex partito. I fatti sono arcinoti: Cia ha minato per tutta la campagna elettorale la corsa del partito di governo nazionale verso il voto tra uscite contro colleghi di lista e critiche alla linea decisa sui diversi argomenti. Poi una volta eletto (da capolista di Fdi, tra l'altro) ha remato contro il partito in tutti i modi partecipando in prima persona anche a una sorta di mini crisi in consiglio regionale, riuscendo nell'impresa di ottenere un assessorato dal presidente Fugatti per poi perderlo nel giro di pochi giorni. A quel punto dopo aver fatto e disfatto tutto e il contrario di tutto, di fatto da solo, se l'è presa di nuovo con il partito ed ha deciso di uscirne per approdare nel gruppo misto.
Oggi il post al veleno con chiaro riferimento indiretto a Fratelli d'Italia (con, tra l'altro i commenti a corredo quasi tutti di critica a ricordare che alla fine se si trova in consiglio provinciale lo deve per buona parte proprio a loro): ''Ogni partito nazionale può conciliarsi con la nostra autonomia, ma se uno di questi non si trentinizza e si ostina a voler romanizzare il Trentino, ecco che allora quel partito diventa incompatibile con la nostra storia, la nostra sensibilità e la nostra volontà di non barattare con nulla questa autonomia. Non possiamo arrenderci perché abbiamo la responsabilità e il dovere di difenderla dalle ingerenze di chi non è trentino, non capisce nulla dei trentini e non crede alla nostra autonomia''.
''Un bel tacer non fu mai scritto ma il Consigliere Cia ne abusa - ha commentato Barone -. Senza sprecare parole per rispondere nel merito alle deliranti dichiarazioni di Cia, che lancia una disordinata invettiva contro Fratelli d’Italia accusando il partito che l’ha fatto rieleggere di “voler romanizzare il Trentino”, voglio offrire al consigliere un aiuto maieutico per chiarirsi e dissipar la nebbia che gli offusca le idee. Altro - cosa nobile - è difendere l’autonomia del Trentino, altro - che di nobile ha ben poco - è affermare l’autoreferenzialità di chi non ha saputo far parte della comunità che purtroppo l’ha portato in consiglio provinciale. La differenza non si coglie solo quando, invece di affermare valori e difendere gli interessi del popolo, si fa politica per affermare sé stessi e difendere rendite di posizione. Mi chiedo, consigliere Cia, “quel partito” è diventato “incompatibile” con la storia e la sensibilità solo dopo essere stato utilizzato come utile traghetto per tornare in consiglio o meglio come provvidenziale scialuppa per mettersi in salvo da un meritatissimo oblio? Su una cosa ha ragione Cia: “non possiamo arrenderci” ma ciò affinché almeno la decenza del silenzio torni di moda e, soprattutto, affinché nessun altro possa usare il nostro partito, la casa degli italiani e dei trentini, come un albergo a ore''.














