Divina e la sanità: "Subito un tavolo di lavoro per i contratti. Il personale sanitario scappa perché è mal retribuito". Gli ospedali? "Vanno mantenuti tutti e valorizzati"
"I problemi vanno affrontati e non rinviati. Non c'è stata programmazione a fronte di un problema noto da tempo e per il quale serviranno anni. Aumentare il numero chiuso degli studenti a Medicina? Può aiutare, ma non basterà per risolvere completamente la questione".

TRENTO. "La sanità è e deve essere una priorità per chi governerà il Trentino nei prossimi anni. Nell'ultima legislatura vi è stata un'assoluta mancanza di programmazione, i problemi non sono stati affrontati e si sono acuiti". Sergio Divina, candidato presidente di Alleanza per il Trentino, con il sostegno di Alternativa Popolare, Noi con Divina Presidente e Giovani per Divina presidente, ha le idee chiare: le difficoltà della sanità trentina andranno sviscerate immediatamente. Il tempo delle attese è finito.
A livello territoriale verranno mantenuti gli attuali presidi sanitari o si proporrà un modello diverso basato su poliambulatori e singole specializzazioni?
"Gli attuali presidi vanno certamente mantenuti per tutti gli interventi di primo soccorso e stabilizzazione ma, al contempo, devono essere migliorati e valorizzati. Partiamo dagli ospedali periferici, che quasi sempre godono di scarso appeal e rischiano di diventare strutture "di serie B". Un aumento della specializzazione di queste realtà potrebbe attrarre professionisti importanti, penso ad esempio all'ambito ortopedico nelle valli che ospitano anche importanti stazioni sciistiche. Perché, a quel punto, non trasformarli in centri d'eccellenza per determinati ambiti? E poi bisogna rendere queste struttura in grado di ospitare i pazienti lungodegenti, per evitare ai familiari di fare i pendolari e affrontare lunghe trasferte, magari quotidianamente. E con la "telemedicina" si può anche pensare di centralizzare certi esami, svolgendoli a distanza. Per quanto concerne, invece, le strutture di Trento e Rovereto siamo in presenza di due ospedali con le stesse caratteristiche con i "primariati" sdoppiati. Ormai da troppo tempo si parla e basta del N.O.T., ma si sono letteralmente "bruciati" cinque anni senza fare nulla. Il Nuovo Ospedale Trentino, che dovrà diventare il punto di riferimento dell'intera Provincia a mio avviso dovrebbe sorgere nella valle dell'Adige, in una località intermedia, facilmente raggiungibile sia da Trento e Rovereto, con tutti i servizi del caso in loco. Va da sé che vi sarebbe un aumento della qualità del servizio con evidenti risparmi".
Il costo sanitario è in aumento e vi carenza di personale. Dove recuperare le risorse e quali sono le soluzioni proposte?
"Una delle poche certezze che abbiamo è che il tempo scorre per tutti, sanitari compresi e, dunque, era facilmente prevedibile che ci saremmo trovati di fronte ad una carenza di personale per raggiunti limiti d'età. Sarebbe stato, uso il condizionale, compito della Giunta trovare una soluzione a questo problema arcinoto, ma non è stato fatto nulla ed è inammissibile farsi trovare impreparati. Un'azienda privata che opera così, senza alcuna programmazione, avrebbe certamente già chiuso. Bisogna essere chiari con i cittadini: il problema c'è e non si risolverà nel breve periodo e ci vorrà tempo per avere un nuovo plafond. Bisogna sedersi ad un tavolo con i sindacati e rendere il contratto provinciale più appetibile e adeguato alle richieste di chi opera in prima linea per la nostra salute. Dopo la pandemia gli operatori sanitari non solo non hanno avuto il giusto riconoscimento economico, ma nemmeno un "grazie". Si dovrà lavorare anche sul numero chiuso alla facoltà di medicina, ma non possiamo pensare che quella sia la soluzione al problema. Prima di tutto bisogna ragionare sulle condizioni economiche di chi opera all'interno del comparto sanitario per evitare che i trentini vadano a lavorare nella vicina provincia di Bolzano, dove guadagnano di più o addirittura fuori regione".
Per ridurre le lista d'attesa si pensa di investire su strutture pubbliche o si dovranno implementare gli accordi con strutture private?
"Per fortuna che esistono le strutture private convenzionate, che assorbono una parte della richiesta, ma non basta. Deve essere chiaro che, accedere ad una struttura privata convenzionata, vuol dire spendere l'equivalente del ticket che si paga presso il pubblico. Troppe volte, però, accade che, per avere una diagnosi in tempi utili, le persone debbano rivolgersi ad un privato con costi che, inevitabilmente, si alzano. Si può pensare di aumentare il numero di strutture convenzionate e la "quota" d'interventi in regime "di convenzione", penso magari ad un 20%, ma poi tutto passa, collegandomi a quando affermato sopra, dall'aumento del personale nel pubblico che, permetterebbe, di poter fornire un maggior numero di prestazioni e, conseguentemente, ridurre i tempi d'attesa. Le risorse ci sono, basta impiegarle nel modo giusto e pensare che la sanità è e deve essere una priorità. A volte la differenza tra "l'attendere" e il "non attendere" vuol dire vivere o morire".
Che ricetta ha per contrastare la carenza di personale nelle Rsa con la fuga di infermieri che rischia di mettere in crisi le case di riposo?
"Il settore era già carente di personale prima e la situazione si è ulteriormente aggravata. Anche in questo caso bisogna domandarsi perché gli infermieri scappano dalle Rsa e scelgono di andare a lavorare altrove. Le motivazioni sono di carattere economico, certamente, ma anche le condizioni lavorative: spesso il personale si trova a dover sostenere turni massacranti. La soluzione è quella di sedersi attorno ad un tavolo con i rappresentanti sindacali per trovare un accordo nell'interesse degli anziani ma anche di quelli del domani. Una soluzione va trovata in tempi brevi, ma ci vogliono contezza del problema e, soprattutto, bisogna essere consci che il problema va affrontato in maniera seria e la discussione non è più rinviabile. Non si può attendere e rinviare tutto all'infinito, come già avvenuto su rinnovi e negoziazioni di contratti già scaduti. Quelle sono manovre che puzzano di propaganda elettorale".












