"Ridiamo ruolo alla medicina territoriale", Degasperi punta sulla valorizzazione degli operatori sanitari: "A loro le scelte strategiche"
Per il candidato presidente della coalizione Onda popolare, per una sanità più efficiente e vicina ai bisogni dei cittadini serve affidare le scelte agli operatori sanitari. La carenza di medici è frutto di scelte politiche sbagliate del passato, che hanno limitato gli accessi alla facoltà di medicina e alle specializzazioni

TRENTO. Per una sanità più efficiente e vicina ai bisogni dei cittadini serve affidare le scelte agli operatori sanitari. La carenza di medici è frutto di scelte politiche sbagliate del passato, che hanno limitato gli accessi alla facoltà di medicina e alle specializzazioni. Le liste di attesa? Si possono abbattere ridando un ruolo alla medicina di territorio. E' la visione che Filippo Degasperi, candidato presidente per la provincia di Trento della coalizione Onda popolare, ha per la sanità trentina.
Quale modello sanitario vuole proporre? A livello territoriale Lei punterebbe a mantenere gli attuali presidi sanitari o intende proporre un modello diverso basato su poliambulatori e singole specializzazioni?
Il problema della sanità trentina è la scarsa considerazione degli operatori. Piuttosto che fare grandi rivoluzioni organizzative, che negli anni hanno portato a poco o nulla, la nostra proposta è di invertire la piramide: gli operatori trentini oggi non vengono minimamente ascoltati. Le nomine dei dirigenti aziendali, così come la verifica dei loro risultati, non devono essere più espressione della politica, ma degli operatori sanitari. Azienda sanitaria e assessorato sono oggi “doppioni”. Serve affidare agli operatori sanitari e non alla politica la nomina e la valutazione dei dirigenti sanitari aziendali. La programmazione dell’organizzazione della rete ospedaliera trentina è stata fatta negli ultimi anni senza una visione prospettica, ma basandosi sulla valorizzazione di singoli professionisti, seppure validi, e non diversificando le peculiarità dei vari ospedali in base alla sede e alle diverse esigenze assistenziali. Occorre creare una rete diversificata ed efficiente di ospedali. A nostro parere molte strutture attualmente dedicate all’attività ospedaliera dovranno essere riconvertite in strutture di connessione tra ospedale centrale e territorio, consentendo così un risparmio economico ed un efficientamento delle strutture.
Dove recuperare risorse e quali soluzioni propone per fare fronte all'aumento del costo sanitario e alla carenza di personale?
La carenza di personale di cui oggi soffre il sistema sanitario trentino è frutto delle scelte sulla programmazione delle scuole di medicina fatte nel passato. Se mancano i medici è perché è stato imposto il numero chiuso alla facoltà di medicina. Il risultato è che oggi non solo non ci sono specializzati ma non si trovano nemmeno le guardie mediche. La mancanza di medici è una mancanza provocata dalla politica. Per limitare l'emorragia serve coinvolgere il personale, valorizzando il lavoro degli operatori sanitari.
La carenza di personale investe anche le rsa. Come contrastare le fuga di infermieri che rischia di mettere in crisi le strutture di assistenza agli anziani?
Le case di riposo oggi sono ospedali di lungodegenza. Oggi, alla luce dell’aumento numerico degli anziani ammalati cronici, rappresentano l’unica risorsa per la lungodegenza, portando alla luce l’ennesimo errore della politica dei tagli in sanità, che ha visto la riduzione dei posti letto negli ospedali e la sottovalutazione dell' aumento della popolazione anziana. Bisogna finanziare le rsa e, in parallelo, qualificarle professionalmente con sanitari medici, infermieri ed operatori sociosanitari formati specificatamente, giustamente retribuiti ed in numeri congrui. Il personale sanitario delle rsa è discriminato perché aggregato al comparto lavorativo degli enti locali. Inoltre, diciamo basta ai vertici delle case di riposo nominati dalla politica. Servono persone con competenze nel settore. Le nomine politiche di persone vicine ai partiti vanno eliminate per far spazio a chi ha conoscenze adeguate.
Per ridurre le lista d'attesa punterebbe ad investire sulle strutture pubbliche o a implementare gli accordi con le strutture private?
Il problema è l'assoluta mancanza di programmazione. Per abbattere le liste di attesa un ruolo importante lo avrebbe la medicina del territorio, che oggi è completamente avvilita dalla burocrazia: liberiamo i medici del territorio dagli adempimenti burocratici e facciamoli, invece, lavorare in rete. Serve ridefinire i compiti assegnati a questi professionisti, riducendo il carico burocratico e integrando lo staff assistenziale con figure complementari e di supporto, per consentire ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta di svolgere il compito di prevenzione e gestione delle malattie croniche che a essi compete. Torniamo ad investire sulla medicina del territorio, creando le case di comunità.












