Sanità trentina tra liste di attesa e carenza di personale, ecco la ricetta dei candidati alla provincia per risollevarla dopo i 5 anni di Fugatti
Abbiamo raccolto la loro idea sul futuro della sanità e purtroppo, anche questa volta il presidente Fugatti non ha risposto alle domande. Quattro domande per quattro risposte per conoscere prospettive e proposte

TRENTO. Da Valduga a Divina da Rizzo a Marini, da Degasperi a Dardo ecco quali sono le ricette dei candidati per la sanità trentina. Purtroppo, per il confronto democratico e il rispetto che sarebbe dovuto ai cittadini, come al solito è triste il silenzio del presidente uscente del Trentino Maurizio Fugatti che da settimane si sottrae a domande e confronti e non partecipa al dibattito elettorale. Preferisce raccontare due tre volte al giorno aneddoti sempre identici sulla ''sua storia'' alla presentazione del suo libro invece che di confrontarsi su temi e idee.
Certo si potrebbe dire che il suo biglietto da visita resta il pessimo lavoro fatto in questi 5 anni in tutti i campi, a partire proprio da questo, una sanità mai così vissuta in maniera tanto negativa dai cittadini, e che quindi non servano ulteriori spiegazioni da chi ha governato nell'ultima legislatura. Eppure avere una traccia di quel che pensa di fare in caso di rielezione, per il prossimo lustro, sarebbe cosa buona e giusta e soprattutto lo sarebbe per la tenuta del sistema democratico che non ha bisogno di padroni ma di persone che accettano il confronto e sono pronti a dibattere anche con chi si candida a sostituirlo.
Queste le domande che abbiamo posto ai candidati per parlarci di sanità: 1) Quale modello sanitario vuole proporre? A livello territoriale Lei punterebbe a mantenere gli attuali presidi sanitari o intende proporre un modello diverso basato su poliambulatori e singole specializzazioni? 2) Dove recuperare risorse e quali soluzioni propone per fare fronte all'aumento del costo sanitario e alla carenza di personale? 3) La carenza di personale investe anche le rsa. Come contrastare le fuga di infermieri che rischia di mettere in crisi le strutture di assistenza agli anziani? 4) Per ridurre le lista d'attesa punterebbe ad investire sulle strutture pubbliche o a implementare gli accordi con le strutture private?
Per Francesco Valduga la sanità trentina "va riorganizzata. Le risorse ci sono, ma vanno utilizzate bene, partendo dal capitale umano''. Sulle interminabili liste d'attesa, spiega il candidato del centrosinistra autonomista, ''adesso si parla di tempi d'attesa "fisiologici" quando, invece, dovrebbero essere "patologici, il servizio pubblico deve viaggiare a pieno regime, cosa che adesso non fa''. E quindi un accenno agli ''ospedali di Trento e Rovereto non sono uno il doppione dell'altro e il N.O.T., del quale si parla da troppo tempo senza azioni concrete, non potrà e non dovrà sostituire le due strutture già esistenti, ma dovrà essere pensato come ospedale universitario, di specializzazione e di eccellenza" (QUI LA POSIZIONE DI VALDUGA).
Sergio Divina che guida tre liste come candidato presidente pensa a valorizzare tutte le strutture ospedaliere esistenti anche quelle periferiche ''che oggi rischiano di diventare strutture "di serie B". Un aumento della specializzazione di queste realtà - spiega - potrebbe attrarre professionisti importanti, penso ad esempio all'ambito ortopedico nelle valli che ospitano anche importanti stazioni sciistiche''. E sul problema del personale nelle Rsa aggiunge: ''La soluzione è quella di sedersi attorno ad un tavolo con i rappresentanti sindacali per trovare un accordo nell'interesse degli anziani ma anche di quelli del domani'' (QUI LA POSIZIONE DI DIVINA).
''No a N.O.T., Valdastico, bypass e termovalorizzatore. Risparmiamo e usiamo le risorse per creare poliambulatori e ampliare le strutture già esistenti", questa è Elena Dardo candidata presidente con la lista Alternativa. Per lei ''la sanità pubblica non deve ricorrere al settore privato. Bisogna rivedere i contratti e rimettere le persone al centro del servizio: basta con i turni massacranti. E perché non investire sulla medicina territoriale con un corso di laurea triennale e pensare al co housing per sgravare il carico sulle Rsa?''. (QUI LA POSIZIONE DI DARDO).
Per Filippo Degasperi, candidato della coalizione Onda popolare, “la carenza di medici è frutto di scelte politiche sbagliate del passato, che hanno limitato gli accessi alla facoltà di medicina e alle specializzazioni. Serve affidare agli operatori la programmazione strategica della sanità e potenziare la medicina territoriale per ridurre le liste di attesa” (QUI LA POSIZIONE DI DEGASPERI).
Liste di attesa che, secondo Marco Rizzo, candidato di Democrazia sovrana popolare, “fanno morire le persone. Il modello sanitario del futuro dovrebbe puntare sull'accorpamento delle specializzazioni e sul potenziamento della medicina territoriale” (QUI LA POSIZIONE DI RIZZO).
L'appello per un stop alla privatizzazione del sistema arriva da Alex Marini, candidato del Movimento 5 Stelle, secondo il quale ''formazione e stipendi adeguati sono gli strumenti per contrastare la fuga dei sanitari” aggiungendo che "chi lavora nel pubblico deve farlo in maniera prevalente" (QUI LA POSIZIONE DI MARINI).
La sanità in Trentino, tra carenza di personale e lunghe liste di attesa, è in sofferenza. Secondo i dati forniti dai sindacati nei mesi scorsi, l'uscita del personale medico ed infermieristico dall'Azienda sanitaria trentina è in continuo aumento. Nel 2022 sono stati 60 i medici che hanno dato le dimissioni. Nel caso degli infermieri, il tasso di abbandono è passato dallo 0,8% all'1,5% nel 2022. (qui articolo).
La carenza di personale, in particolare infermieristico, riguarda anche le rsa. Secondo Upipa, senza infermieri il sistema rischia di collassare con diverse strutture che bloccheranno gli accessi e altre costrette a chiudere. (qui articolo)
Tutto questo ha ricadute sui cittadini, con i tempi di accesso a esami, visite specialistiche e interventi ordinari che si allungano. (qui articolo). Chi può permetterselo accede alle prestazioni private a pagamento, per altri, invece, l'attesa può diventare rinuncia alle cure.












